Volunia, 6 mesi dopo

Messo alla prova il search italiano in salsa sociale. Con un video esclusivo che racconta la vita della startup veneta attraverso la voce del team che la anima

Roma – Il cammino di Volunia inizia da molto lontano. Inizia da un’idea di Massimo Marchiori , che nel frattempo ha lasciato il team , un’idea tutto sommato semplice: aggiungere un livello di astrazione ai motori di ricerca, sommare alla componente utility (la ricerca vera e propria) un meccanismo di interazione sociale superiore e trasversale. Il risultato è Volunia: nel bene e nel male una startup italiana che ha ricevuto un buon livello di attenzione anche al di fuori dei soliti circoli tecnologici. E ora il gruppo che sviluppa Volunia ha deciso di presentarsi al mondo, e di svelare qualcosa in più di chi c’è dietro questa iniziativa imprenditoriale e come viene svolto il lavoro quotidiano: un video esclusivo , pubblicato di seguito, permette di fare la conoscenza del team.

Cos’è Volunia
Messo alla prova Volunia offre risultati altalenanti: da qualche tempo a questa parte la parte search del motore è stata “sospesa”, preferendo affidare il reperimento delle informazioni a un motore terzo (Bing). Questo significa che a livello tecnico il team di sviluppo può accantonare la complessità di gestire la crescita e l’evoluzione di un search completo (settore che vede alcuni grossi player con molti mezzi confrontarsi a livelli decisamente superiori e più avanzati), preferendo sviluppare le funzioni sociali e il livello di interazione superiore al search stesso. Una scelta questa non priva di un rovescio della medaglia: affidarsi ad API e servizi terzi comporta un rallentamento, pur minimo, nelle prestazioni. E in certi ambiti, abituati a risposte fulminee e auto-completamenti, la faccenda salta subito all’occhio.

Volunia permette di creare una rete di “amici”, pescandoli tra conoscenti veri e utenti scovati grazie agli interessi comuni (ovvero stesso tipo di ricerche e stesse pagine visitate): ciascuno ha il proprio profilo a cui aggiungere foto, dati personali, interessi, e che può personalizzare per mostrare più o meno informazioni in base alle proprie preferenze in fatto di privacy. Ci sono le pagine Trend (top news e top pages), che mostrano le news più lette e le keyword più cercate dagli utenti connessi. Ovviamente c’è il motore di ricerca, che se utilizzato mantiene attorno ai risultati l’interfaccia di Volunia, permettendo ai navigatori di chattare e scambiarsi informazioni sulle pagine visitate (a ciascun dominio corrisponde un thread di conversazione).

La pagina Trend News La pagina Trend Pages

Volunia, infine, ha anche le mappe: sono delle rappresentazioni grafiche della struttura dei siti, e dovrebbero servire a comprendere quali parti del sito stesso siano più cliccate, navigate, commentate. Si tratta di una idea interessante, ma che allo stadio attuale sembra necessitare di un grosso lavoro per venire sviluppata. Lo stesso dicasi per alcuni meccanismi di commento: capita che cominciando la navigazione da una pagina interna di un sito non si visualizzi la chat che lo riguarda nel suo complesso, anche cliccando sul riferimento alla homepage del dominio. Insomma, e lo dice anche il marchio in cima a tutte le ricerche, Volunia è ancora una beta: suscettibili di aggiustamenti e miglioramenti, che richiederanno del tempo.

Va da sé che, in ogni caso, un motore di ricerca per diventare la prima meta dei navigatori deve essere in grado di restituire risultati interessanti e utili. Per questo abbiamo provato una serie di chiavi di ricerca di vario genere per osservarne il comportamento, la ricchezza dei risultati proposti, la varietà delle informazioni fornite. Lo stesso è stato fatto con i due principali competitor del settore: Google e Bing. Keyword: Android

Volunia Bing Google

650 milioni di risultati circa per Bing e Volunia, oltre 3 miliardi per Google. In tutti i casi si tratta di più risultati di quanti si possa pensare di valutare, e si nota una certa somiglianza tra i risultati dei vari motori: tutti restituiscono in cima la pagina di Wikipedia, seguita dal sito ufficiale del progetto Android e poi da una serie di risorse dedicate alle notizie sul sistema operativo di Google. La differenza fondamentale tra Volunia, Bing e Google sono le informazioni di attualità: nella propria SERP ( search engine result page ) gli ultimi due inseriscono anche delle notizie recenti, provenienti da indicizzazioni di servizi paralleli (come Google News), mentre Volunia restituisce i risultati “come una volta”, quando cioè la mania del tempo reale non aveva invaso il search.

Keyword: ammoniaca

Volunia Bing Google

Valgono le stesse considerazioni del caso precedente per quanto riguarda la ricchezza e la qualità dei risultati. In linea di massima qualunque motore si utilizzi sarà possibile risalire alla definizione e approfondire le qualità dell’ammoniaca: in più Google offre in line anche immagini e un video realitvo all’attualità.

Keyword: Higgs

Volunia Bing Google

In questo caso si tratta di una ricerca complessa, poiché mescola due argomenti distinti (il bosone di Higgs e il suo scopritore Peter Higgs) con un fatto di attualità (l’annuncio del CERN relativo alle scoperte sul bosone). Volunia restituisce come primo risultato il bosone, poi Peter Higgs, e mescolati tra i primi risultati ce n’è qualcuno in grado anche di spiegare le ultime novità (ammesso che l’utente ci clicchi e legga). Stessa faccenda per Bing. Google in questo caso restituisce invece per prima la chiave “Peter Higgs” (volendo una scelta tecnicamente più corretta), seguita da riferimenti di attualità correttamente datati (4 luglio), immagini, video e un paio di risultati pescati tra le news indicizzate.

Keyword: Karnazes

Volunia Bing Google

Dean è un ultramaratoneta, e chiunque potrà farsene un’idea utilizzando uno qualsiasi dei tre motori. Chi utilizza Google in più saprà anche che faccia abbia. Keyword: Kodak

Volunia Bing Google

Anche qui ci sono mescolate tante informazioni relative all’attualità e alla storia di un marchio celeberrimo. Ma solo chi utilizza Google scoprirebbe dalla prima pagina dei risultati che nel frattempo Kodak è in bancarotta.

Keyword: 10 euro in sterline

Volunia Bing Google

Una chiave di ricerca diversa per scopo e funzioni, visto che punta a rispondere a una domanda precisa più che a cercare informazioni su un argomento. Si tratta di uno dei campi dove un progetto come Volunia, che si appoggia su tecnologia altrui, mostra i suoi limiti: la risposta non arriva in testa alla SERP, cosa che invece accade sia in Bing (che anzi incorpora un convertitore di valuta interattivo) che in Google.

Keyword: Passera

Volunia Bing Google

Chi è, cos’è passera? Tante notizie nei risultati di Google, la pagina Wikipedia del ministro Corrado Passera, video e pure qualche risultato con barzellette e un account Twitter. Altrettanto si può dire di Bing, anche se i risultati sono più eterogenei (fatto che non costituisce necessariamente un male). Come nel caso precedente, Volunia stenta a inserire risultati “attuali” nella SERP: a ogni modo anche chi usa il search italiano in questo caso sarebbe in grado di capire che in Italia Passera è un ministro in carica.

Keyword: Mountain Lion

Volunia Bing Google

Chi cerca con Google sa che il nuovo sistema operativo Apple è stato appena immesso in commercio. A dirla tutta, Bing forse è anche un po’ più calzante con le immagini che mostra: ci sono dentro veri e propri leoni di montagna, mentre sulle pagine di BigG abbondano schermate e logo del prodotto Apple. Guardando al search di Volunia ci sono riferimenti dettagliati all’OS di Cupertino, ma nulla sull’animale o sul fatto che il prodotto sia stato commercializzato.

Volunia Bing Google

La stessa keyword applicata alle immagini mostra un risultato simile: tanta Apple per Google, tanti puma per Bing, e Volunia che (naturalmente) fa eco al search di Redmond. Cos’è Volunia quindi? Volunia è un motore di ricerca con un fattore social in più. È un prodotto interessante nel suo concept, ma che pecca ancora un po’ nella realizzazione. In un Web che sempre di più punta al modello Facebook (ovvero un contenitore dentro cui consultare informazioni, notizie, immagini ecc aggregandole in un solo contenitore e aggiungendo la interazione con gli utenti), proprio la scarsa eterogeneità della SERP Volunia è il suo principale limite: se Facebook sfrutta il meccanismo della condivisione diretta degli utenti per coinvolgerli in chat, discussioni, like e tutto il resto, se Google sfrutta l’enorme varietà dei suoi servizi (compreso Google+) per fare engagement , Volunia paga la scarsa evoluzione attuale del suo search per cercare di fare altrettanto.

Volunia può andare oltre? Difficile dirlo. Di sicuro l’idea che c’è dietro, come appena detto, è interessante: su un sito di chimica o di fisica sarà più semplice incocciare in un esperto della materia a cui chiedere indicazioni su un tema affine, o con cui allacciare un rapporto di “amicizia” sulla base di interessi comuni. Ma per rendere questo modello applicabile c’è bisogno di allargare eccezionalmente il numero di utenti che utilizzino il servizio, e per farlo c’è bisogno che il motore offra qualcosa in più ai potenziali utilizzatori per distoglierli da mostri sacri come Google. Mappe e trend al momento non sembrano abbastanza perfezionati da giustificarne l’adozione, ma è indiscutibile che l’idea sia buona e che vederla implementata sia già un risultato impressionante.

Sostenere che oggi Volunia sià già pronto per il “prime time” è probabilmente un azzardo: il lancio avvenuto in pompa magna , non privo di qualche inciampo comunicativo, non ha agevolato il successo dell’iniziativa fin qui. Volunia è una startup , e come tale andrebbe valutata: un’idea probabilmente valida anche sul piano commerciale, partorita nell’ambito universitario, che però mostra ancora parecchi limiti legati alla implementazione della teoria. Con le sole buone intenzioni, però, non si vince il favore di investitori e pubblico: concedere fiducia ai giovani che ci lavorano, e che sono ritratti nel video , è una possibilità che non va scartata, ma che ha bisogno di più arrosto e meno fumo nei prossimi mesi per diventare realmente credibile.

a cura di Luca Annunziata

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  • Uno a Casa. scrive:
    Crackato?
    " ChapCrack estrapola una singola chiave DES dal protocollo di autenticazione e la invia ai server "cloud" di CloudCracker.com per ricevere la versione decriptata in meno di una giornata di lavoro con attacchi a forza bruta."Secondo me un attacco a forza bruta per scoprire una password non può essere definito un crack dell'algoritmo o protocollo.Vuol dire solo che l'algoritmo non è più robusto ed ha fatto il suo tempo poiché, in tempi ragionevoli, è possibile provare tutte le password.
  • metro scrive:
    per ruppolo
    e di questo che ci dici:https://media.blackhat.com/bh-us-12/Briefings/Loukas_K/BH_US_12_LoukasK_De_Mysteriis_Dom_Jobsivs_WP.pdfsiete sempre senza virus vero? :D
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