WebTheatre/ Ridimensionati dalla crisi

di Gabriele Niola - La rete introietta rapidamente i temi che coinvolgono la società. Si parla di crisi, raffigurando scenari e spaccati di vita. Lo si fa con una professionalità impeccabile

Roma – In tempi di recessione economica l’America comincia a rappresentare se stessa in crisi e a riflettere sulle condizioni dei propri cittadini attraverso le forme di produzione culturale con il ritardo che è proprio di ogni mezzo di produzione. Se dunque il cinema mainstream è arrivato a sentire di dover affrontare di petto la crisi con Tra le nuvole (nei cinema italiani adesso ma presentato per la prima volta a settembre) e la serialità televisiva, che ha tempi anche più lunghi, non ha ancora elaborato nulla in proposito, il web con i suoi tempi ristretti, la sua lavorazione agile e il suo processo di approvazione delle idee ridotto all’osso già ci era arrivato a luglio. È infatti datata luglio 2009 la messa online del primo episodio di Downsized , webserie che si propone di raccontare brevi storie di esseri umani in tempi di crisi e che proprio nel primo episodio va vicinissima alle trovate di Tra le nuvole (o forse è viceversa).

Downsized però non segue una trama lineare, non sviluppa una storia unica ma salta di scenario in scenario ad ogni nuovo episodio (anche se in totale ci sono 4 storie ricorrenti), raccontando minuscoli pezzetti di vita di alcune persone. Momenti che non hanno per forza a che vedere direttamente con la crisi economica, spesso sono situazioni rese più gravi o drammatiche dalla difficoltà nel trovare lavoro, nel mantenerlo o semplicemente nell’arrivare a fine mese.
L’abilità in questo caso sta ancora una volta nel non prendere di petto un argomento ma lasciarlo sullo sfondo per concentrarsi sul fattore umano che su quello sfondo o quel paesaggio si incastra, lasciando che le scelte che ogni personaggio deve fare siano pesantemente condizionate dalla congiuntura economica. Si configura così un’umanità downsized , termine che è sinonimo di licenziata ma anche ridimensionata, e riporta alle pulsioni e alle paure (e dunque alle reazioni) basilari dalla scomparsa delle certezze economiche. Reazioni che oscillano tra il ridicolo e il disperato come già mostrava Micheal Moore nel 1989 con il suo primo documentario Roger and Me , incentrato sulla chiusura di una fabbrica della General Motors nel sua cittadina natale.

Scritta benissimo e diretta ancora meglio Downsized ha praticamente solo due (eccellenti) autori: la scrittrice/regista/attrice (è la licenziata del primo episodio) Daryn Strauss e il direttore della fotografia/montatore Chris Shimojima. Non ci sono altri costi se non un acting coach (ma trattandosi del professore di recitazione che Daryn Strauss aveva all’università di New York è da vedere se sia stato pagato).
Proprio la scelta di fare economia su qualsiasi cosa ma di avere poi qualcuno che si occupasse unicamente di dare una mano agli attori sembra pagare più di tutte. La forza della serie sta infatti nel suo tono e nella sua realizzazione estremamente seri e drammatici a fronte di testi ed eventi spesso involontariamente comici. La dualità tra coinvolgimento drammatico nelle storie di licenziamenti e difficoltà economiche (che coinvolgono al volo tutti gli spettatori per la loro vicinanza) e la sottile ironia che pervade ogni episodio, è in gran parte lasciata alla recitazione ancora più che alla scrittura. Sono gli attori a sostenere il peso del difficile passaggio tra grottesco e reale, cercando di non sfociare nella macchietta quando entra la parte più grottesca ma anzi usandola per aumentare il senso di dramma.

La serie ha molte similitudini con Speedie Date (di cui già si parlò qui ): si tratta di un universo di storie unite da una medesima situazione (lì la ricerca amorosa, qui la difficoltà economica), si raccontano storie separate eppur collegate (spesso i personaggi di una storia compaiono brevemente nella vita di quelli di un’altra storia), non si sente il bisogno di chiudere una trama ma si vuole raccontare solo un momento o un personaggio, c’è una fortissima componente di scrittura, la realizzazione è ad un livello di professionalità impeccabile e tutto lo sforzo del comparto tecnico sta nell’aiutare la performance degli attori nelle quali si concentra il senso del racconto.

Entrambe le serie sono state ideate da ragazze, entrambe di New York ed entrambe ospitate (e probabilmente coprodotte) dal sito di produzione Strike.tv che si conferma uno dei punti più interessanti per chi vuole seguire serie che vadano oltre i soliti generi.
Particolarmente preziose sono, per chi fosse intenzionato a cominciare a fare qualcosa di simile, le note che la creatrice ha apposto in calce ad ogni episodio. In esse è spiegata la genesi dell’episodio, cosa l’abbia guidata, perché abbia compiuto certe scelte e quali problemi si sia trovata ad affrontare. Prendere ispirazione da una serie come questa, capace di coniugare un’accurata allocazione delle risorse economiche, ad un tema toccante, una scrittura brillante, una realizzazione impeccabile e un senso come possa essere fatta oggi la narrazione di storie in rete, potrebbe essere fondamentale.

DOWNSIZED – EPISODIO 1

DOWNSIZED – EPISODIO 4

DOWNSIZED – EPISODIO 8

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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  • Uto Uti scrive:
    Pene
    Proprio bello, si potrebbe sfruttare l'idea per le protesi peniche!
  • jepessen scrive:
    Azz!!!!
    Un paio d'anni fa avevo avuto la stessa idea precisa!!!! Peccato che non trovai nessuno interessato a sviluppare l'idea, uff...
    • James Kirk scrive:
      Re: Azz!!!!
      - Scritto da: jepessen
      Un paio d'anni fa avevo avuto la stessa idea
      precisa!!!! Peccato che non trovai nessuno
      interessato a sviluppare l'idea,
      uff...Consolati, l'idea di raccogliere energia dal tallone è molto più vecchia e non si è mai visto nulla in commercio e comunque il brevetto è ormai scaduto da un bel po'. Qui la novità (se c'è perchè ci sono un sacco di idee nel mondo delle protesi) e che l'energia viene sfruttata direttamente dal piede e non da altri meccanismi della protesi.Considera comunque che un piede Flex in fibra di carbonio (tipo quelli di Pistorius per intenderci) fa più o meno la stessa cosa.
      • jepessen scrive:
        Re: Azz!!!!
        Si, del carbonio lo sapevo... Diciamo che le protesi artificiali mi hanno sempre affascinato molto, ma non ho mai potuto dedicargli il tempo che volevo...
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