WhatsApp ha comunicato che consentirà l’uso dei chatbot AI di terze parti in Brasile, come già fatto in Europa e Italia. Ovviamente chiederà un pagamento per ogni messaggio. In pratica è una commissione per l’accesso alla piattaforma.
Pagamento giustificato o restrizione della concorrenza?
Come avvenuto in Europa e Italia, anche il CADE (Conselho Administrativo de Defesa Econômica), equivalente brasiliano di AGCM, aveva avviato un’indagine per presunto abuso di posizione dominante. Contestualmente aveva ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole.
L’azienda di Menlo Park aveva quindi presentato ricorso, in quanto l’accesso ai chatbot di terze parti avrebbe potuto sovraccaricare l’infrastruttura di WhatsApp. Il tribunale del CADE ha respinto il ricorso, confermando la misura preventiva, ovvero la sospensione dell’applicazione delle nuove regole che impediscono l’uso delle API di WhatsApp Business per offrire i chatbot.
Meta rispetterà l’ordine, ma chiederà il pagamento di 0,0625 dollari per ogni messaggio a partire dall’11 marzo, come in Europa e Italia. Considerati i milioni di messaggi ricevuti dai chatbot, la spesa sarà molto elevata. Sembra quindi un modo per ostacolare la concorrenza. L’azienda californiana afferma che non era previsto un simile uso, per cui la “commissione” serve per coprire i costi aggiuntivi.
Un portavoce di Meta ha dichiarato:
Laddove siamo legalmente tenuti a fornire chatbot AI tramite l’API di WhatsApp Business stiamo introducendo dei prezzi per le aziende che scelgono di utilizzare la nostra piattaforma per fornire tali servizi.
Zapia, una delle aziende che ha presentato la denuncia al CADE in Brasile, ha accolto con favore la decisione del tribunale:
Crediamo che le persone debbano essere libere di scegliere gli strumenti di intelligenza artificiale che utilizzano e che l’innovazione prosperi solo quando le piattaforme su cui le persone fanno affidamento ogni giorno rimangono aperte. Continueremo a contestare queste restrizioni nel resto dell’America Latina e non vediamo l’ora di vedere come Meta adatterà le sue politiche in Brasile per conformarsi alla decisione.