Wikileaks, un contratto di ferro

Julian Assange ha deciso di stringere in un accordo severissimo i volontari di Wikileaks. Multa a sei zeri per chi infrange le regole. E se c'è chi lo considera una specie di dittatore, c'è anche chi gli conferisce la medaglia d'oro

Roma – Un accordo a dir poco draconiano, quello che Julian Assange ha deciso di sottoporre al gruppo di volontari al lavoro presso Wikileaks: chi sarà beccato a infrangere le clausole dovrà pagare una multa a sei zeri. Il contratto NDA (Non-Disclosures Agreement) rivelato da New Stasemen precisa che i documenti segreti in circolazione nei server di Wikileaks sono di proprietà esclusiva dell’organizzazione : per questo motivo, chiunque rivelerà all’esterno il contenuto dei leak sarebbe costretto a pagare una multa pari a 12 milioni di sterline (quasi 14 milioni di euro).

Nelle carte contrattuali si legge: “Si conviene che le informazioni rivelate a Wikileaks possiedono, per loro stessa natura, un valore commerciale. L’abuso o la divulgazione non autorizzata provocherebbero danni considerevoli”. Il documento, inoltre, obbliga chi sottoscrive a riconoscere come “confidenziale” il materiale di cui dispone l’organizzazione.

La stima dei danni fornita, si spiega , deriva da una valutazione condotta su dati di mercato. Un elemento interessante riguarda la possibilità di vendere le “soffiate” a terzi : l’infrazione delle clausole contrattuali potrebbe causare la perdita “dell’opportunità di vendere le informazioni a broadcaster di notizie ed editori”.

Oltre a giudicare l’accordo “ridicolo” e “inapplicabile”, gli osservatori notano come la fraseologia adottata da Assange lasci intendere WikliLeaks alla stregua di un’organizzazione commerciale impegnata nel business di ottenere e poi vendere le informazioni.

Assange non ha fornito motivazioni in merito alla decisione di introdurre un contratto così restrittivo. Una possibile spiegazione potrebbe riguardare le misure precauzionali nei confronti dei potenziali defezionisti. Risale a qualche mese fa, infatti, l’apertura di un nuovo sito per la raccolta e la pubblicazione di documenti riservati di pubblico interesse, fondato da Daniel Domscheit-Berg, ex-vice di Assange, e gestito da altri tre o quattro ex-dipendenti dell’organizzazione evidentemente scontenti di come Assange ha deciso di gestire le ultime rivelazioni del sito.

Ma se c’è chi critica le modalità di gestione del lavoro da parte del fondatore di Wikileaks, c’è anche chi esalta il valore del suo operato. la Sydney Peace Foundation ha conferito la medaglia d’oro a Julian Assange , riconoscendo il suo “eccezionale coraggio nel sostegno dei diritti umani”. Tutto questo in barba alle autorità australiane che, invece, lo hanno demonizzato.

Cristina Sciannamblo

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  • Teone scrive:
    un'accusa che non sta in piedi
    infatti googlebooks non mostra nulla (o al limite poche frasi) di un libro non di pubblico dominio, quindi non viola alcuna legge, vediamo se riescono a comprarsi o a confondere i giudici anche stavoltachissà quale è il motivo vero di questa rappresaglia
    • panda rossa scrive:
      Re: un'accusa che non sta in piedi
      - Scritto da: Teone
      infatti googlebooks non mostra nulla (o al limite
      poche frasi) di un libro non di pubblico dominio,
      quindi non viola alcuna legge, vediamo se
      riescono a comprarsi o a confondere i giudici
      anche
      stavolta

      chissà quale è il motivo vero di questa
      rappresagliaMi ricorda un po' il tiro al bersaglio di certi vecchi luna park.Tre palle un soldo.Questi spendono un soldo (che deducono dall'imponibile) per intentare una causa.Se colpiscono il bersaglio vincono il premio.Ma non hanno mica capito questi, che il bersaglio non e' l'orso di pezza, ma un grizzly vero, grande e grosso, che quando si XXXXXXX...
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