WiMax: tante speranze, poche certezze

Le sperimentazioni WiMax in Italia stanno per dare i primi risultati. La tecnologia è buona, il problema è politico: le frequenze disponibili sono inadeguate e i tempi si allungano moltissimo. Il quadro della situazione


Milano – Il WiMax , promessa di banda larghissima senza fili, sta muovendo i primi passi in Italia e sono passi da neonato, incerti, pieni di promesse, attese e dubbi. Sugli occhi ha un velo che rende nebbia il futuro. Si spezzerà, certo, per consegnare il WiMax al mondo degli adulti. Ma ancora non si sa con certezza quando . La tecnologia è gravida di promesse: connessione wireless fino a 74 Mbps, in base agli standard IEEE 802.16d e 802.16e. Trasmissione a lunga distanza (50 Km di raggio dall’hot spot) e a bassi costi: la soluzione ideale insomma per superare, una volta per tutte, il digital divide della banda larga che in Italia ancora affligge circa 7 milioni di cittadini e decine di migliaia di aziende, non coperti da xDsl.

Ma è una speranza che è appesa all’orizzonte. I problemi che si frappongono tra il WiMax e l’Italia sono tanti. I tempi necessari per vedere le prime offerte, in Italia, sono ancora un’incognita. Non si sa nemmeno, con precisione, quando saranno disponibili le frequenze adatte (3,4-3,6 GHz), a livello nazionale. Non solo: “Dobbiamo ancora scoprire quale sia, nella pratica, l’efficienza del WiMax quando utente e antenna non sono in linea di vista; quanti utenti potranno essere messi in una cella; se ci sia interoperabilità tra gli apparati di diversi fornitori”. A parlare, a Punto Informatico, è Dario di Zenobio , responsabile Area Radio Comunicazioni presso la Fondazione Ugo Bordoni che, in seno al Ministero delle Comunicazioni , sta dirigendo i lavori per le sperimentazioni WiMax. Sarà la Fondazione, “a partire dalla prossima settimana”, a raccogliere i primi dati che vengono dalle aree dove si sperimenta il WiMax: si comincerà a sapere, così, come stanno andando le cose; quanto bene (o male) si comporta il nascituro WiMax.

Per ora le sperimentazioni attive sono circa una quindicina in Italia, ma la Fondazione ne ha autorizzate 53: qualcuno se la sta prendendo comoda, considerato che il via del Ministero è stato dato a luglio. Questi ritardi in partenza sono già una prova, forse, del fatto che buona parte dell’industria non vede il WiMax come imminente e non sente l’urgenza di lavorarci. Eppure la sperimentazione assegnata dal Ministero dura sei mesi, che scadranno fra poco: il 31 dicembre 2005. Poi sarà il momento dei servizi al pubblico, come qualcuno sulla stampa nazionale ha scritto ? Macché, le sperimentazioni non sono finite : “In linea di massima le prolungheremo di altri sei mesi almeno”, dice Di Zenobio, “ma non a tutti: solo a quelli che hanno già dimostrato di essere al lavoro”.

La prima sperimentazione è partita a Cassina de Pecchi, dove Siemens ha i propri laboratori nazionali. “Ci dicono che riescono a dare connettività WiMax a tutti gli uffici di Milano, ma naturalmente dovremo andare a verificare”, dice Di Zenobio. È una sperimentazione fatta tutta in casa Siemens.

Più estese invece quelle in Valle d’Aosta : Fastweb , Siemens e Rai stanno sperimentando in località montane, a Champolouc e dintorni. Obiettivo, dare accesso banda larga a case e alberghi di zone turistiche come Val d’Ayas. Già a dicembre partiranno i primi servizi VoIP e accesso a Internet, a qualche decina di utenti selezionati.
L’infrastruttura è costata appena qualche centinaia di migliaia di euro a Fastweb e Siemens, segno di quanto economico sia sviluppare reti WiMax. Secondo Siemens Italia, occorrano soltanto 400 milioni di euro per coprire l’Italia con il WiMax e risolvere il digital divide, grazie a 3.500 antenne .

In Valle d’Aosta sta sperimentando anche l’operatore Hexilan, per poi offrire banda larga e VoIP, insieme a Lucent e Elmat. “Siamo partiti a metà ottobre. Stiamo testando il segnale attraverso collegamenti di ?n’ punti tra antenne. Usiamo prodotti Alvarion”, dice a Punto Informatico Tommaso Grimaldi , amministratore delegato di Hexilan . “La copertura del segnale è risultata mediamente buona; ma ci attende un lungo cammino. Da un giorno all’altro può arrivare un imprevisto tecnico tale da smentire il mio ottimismo”. A novembre è stata presentata la prima sperimentazione che copre un’area cittadina: ad Arezzo, con Alcatel e la partecipazione del Comune, sono stati collegati a 10 Mbps sedi di imprese private e uffici della Pubblica Amministrazione.
Altre sperimentazioni sono in corso in Sicilia, nelle zone intorno a Catania e a Siracusa, con l’operatore Videobank .


Il momento della verità è vicino. “Aspettiamo di raccogliere i primi dati delle sperimentazioni e di verificare sul campo, per capire se le cose vanno bene e che cosa ci si possa davvero aspettare da questa tecnologia”, dice di Zenobio. “Alcuni soggetti che stanno sperimentando, già ci dicono che va tutto bene, ma la Fondazione deve studiare vari scenari . Per esempio, se mi metto a 50 metri dalla radio base, se sto al secondo o al terzo piano del palazzo con la facciata a vista dell’antenna, è ovvio che vada tutto bene. Se vado in una stanza che si trova nella facciata opposta, dove l’antenna non è più a vista, forse invece ci saranno problemi”.

Il WiMax va messo sotto torchio, in condizioni difficili per la ricezione, “che poi sono quelle dove più probabilmente verrà usato nella maggior parte dei casi”. Ma quindi il WiMax ha punti di debolezza ? “No, intendiamoci. Non è la tecnologia a essere carente. Il WiMax è uno degli stadi più avanzati delle tecnologie wireless, è ovvio che è un’evoluzione rispetto al passato. Se avessi l’intera banda di frequenze per scegliere dove usare il WiMax, non avrei dubbi sulla bontà dei servizi futuri”.

È un problema politico , a minare le speranze del WiMax. “Il problema è che in Europa il WiMax si sta attestando su frequenze 3,4-3,6 o 3,4-3,8 GHz. Sono bande residue, che permettono prestazioni limitate. La penetrazione del segnale potrebbe dimostrarsi un problema, che dobbiamo appunto verificare, su queste frequenze”.

Negli Stati Uniti sono sul punto di assegnare al WiMax le frequenze dell’UHF, usate dalla tv via etere (ormai soppiantata dal digitale). “Da noi invece nulla si può toccare. Le frequenze UHF, secondo la legge Gasparri, resteranno in mano agli attuali assegnatari che le utilizzeranno, con il digitale terrestre , per moltiplicare i canali. Sarebbero invece l’ideale per il WiMax”.

Le frequenze 3,4-3,6 potrebbero andare bene per il WiMax da postazione fissa (standard 802.11d). Quello in mobilità, l’802.11e, appena ratificato , invece “su queste frequenze è una barzelletta. Impossibile. Bisognerebbe almeno scendere di un GHz, a 2,5 GHz, per dare banda larga in mobilità”.

È una posizione che fa crollare molti sogni (o farneticazioni?) su un futuro dove la banda larga mobile sarà ovunque e a basso costo, in Italia. L’UMTS, infatti, che è banda larga mobile, è oggi a 1,8 GHz, come il GSM. “E addirittura anche a 1,8 GHz, in mobilità, ci possono essere problemi di propagazione del segnale. Infatti i telefoni Tacs, a 900 MHz, in certi casi funzionano meglio di quelli GSM. Non a caso alcuni li conservano per usarli laddove il GSM non prende bene”. Andando su frequenze superiori al 2,5 GHz, la banda larga mobile zoppica senza ritegno, “lo sanno tutti quelli che si occupano di propagazione del segnale”.

Purtroppo il calvario delle frequenze è tutt’altro che finito. “Per prima cosa – aggiunge Di Zenobio – sarà necessario in sede ETSI (European Telecommunications Standards Institute) armonizzare l’uso delle frequenze WiMax a livello europeo”. Quasi tutti stanno usando il range 3,4-3,6 GHz, nei vari paesi. Un’eccezione notevole è la Francia (usa 3,4-3,8 GHz). L’armonizzazione è necessaria per raggiungere l’ interoperabilità dei servizi e degli apparati. La standardizzazione è utile perché il costo della tecnologia si abbassi. In Italia, quanto a frequenze, c’è un problema particolare: le 3,4-3,6 GHz sono state assegnate alla Difesa , che quest’estate ha acconsentito a cederle al Ministero delle Comunicazioni. Le frequenze si libereranno però soltanto per gradi, in Italia, perché il Ministero della Difesa dovrà risintonizzare i propri apparati su nuove frequenze e comprarne altri. Dovrà spendere soldi, insomma, che poi saranno rimborsati dal Ministero delle Comunicazioni.

“Come sapete, sono processi lunghi”, dice Di Zenobio. Di fatto, ad oggi, “ancora non sappiamo quando la Difesa riuscirà a liberare le frequenze a livello nazionale. Non ce l’ha comunicato, né ci ha detto quanto costerà rinnovare gli apparati”. In Italia si è imposto quindi il principio del “si parte ovunque o da nessuna parte”. Di conseguenza le aste ministeriali per l’assegnazione delle licenze e poi le offerte al pubblico potranno partire solo quando le frequenze saranno liberate in tutte le Regioni .


In quasi tutti gli altri Paesi d’Europa si è imposto invece un principio diverso. Alcuni operatori, che già disponevano delle licenze per le frequenze giuste, sono partiti in autonomia . “Già, hanno sfruttato il fatto che le 3,4-3,8 in certi Paesi sono state liberalizzate in passato, per altre tecnologie, però; le loro licenze, con una certa forzatura, sono state poi adattate al WiMax”. In certi casi sono già state lanciate le prime offerte commerciali.

Un quadro: in Francia, Altitude Telecom offre banda larga WiMax in Vandea e nel dipartimento dell’Orne, già da giugno 2005 , con una copertura che ormai sfiora il 100 per cento della popolazione di quelle regioni. Il Governo francese, inoltre, ha annunciato qualche giorno fa che intende raggiungere l’obiettivo di coprire il 98 per cento della popolazione con l’ADSL nel 2006, e di portare la banda larga nel restante 2 per cento tramite Wi-Fi entro il 2007.

Irish Broadband in Irlanda copre le zone di Dundalk, Drogheda, Galway, Limerick e Waterford. Iberbanda utilizza il WiMax per ampliare la propria rete banda larga in Spagna nelle zone rurali o suburbane. Enertel offre WiMax a Rotterdam, in Olanda, e conta di coprire tutto il Paese entro il 2005 . Negli Stati Uniti (Boston, New York, Rhode Island, Chicago e Los Angeles) si distinguono le offerte di TowerStream. Telabria ha lanciato le offerte WiMax a settembre, nel Sud dell’Inghilterra (a partire da Coventry). Per esempio, SkyLink Home, di Telabria, costa 24,99 sterline al mese e dà una banda di 1,5 Mbps (simmetrici).

Si noti però che tutte queste offerte sono basate su apparati detti pre-WiMax , in quanto IEEE non ha ancora certificato nessun produttore. “Se ne parlerà nel 2006, sono tutti in ritardo per la certificazione”, spiega Andrea Borsetti, country manager di Alvarion in Italia, azienda che già vanta 100 installazioni WiMax nel mondo. Che vuol dire apparati pre-Wimax? “Non sono stati certificati WiMax, perché nessuno lo è; e quindi non è assicurata interoperabilità tra apparati di diversi produttori. Però le specifiche di questi prodotti sono consolidate, difficile che cambierà qualcosa una volta che sarà fissata la certificazione. E se dovesse cambiare qualche specifica, sarà a livello di base station non nei prodotti usati dagli utenti”.

Insomma, in Europa la situazione è un po’ caotica: un gruppo di operatori è già partito, con prodotti non certificati e in qualche zona; su frequenze che più o meno oscillano nei vari Paesi (tra 3,4 e 3,8 GHz). Mentre in Italia, a causa del fatto che le frequenze erano (e in parte sono tuttora) in mano alla Difesa, le cose stanno andando per le lunghe.

Ma è davvero un handicap nazionale, alla luce del fatto che ancora non ci sono prodotti certificati WiMax e che gli studi sul campo, per questa tecnologia, sono ancora agli inizi? Forse la si può vedere in senso buono: è una garanzia per i consumatori che in Italia si partirà con più calma , quando la tecnologia sarà più matura. Ed è un bene per il principio di non discriminazione tra gli utenti il fatto che le offerte WiMax partiranno in massa in Italia, quando le frequenze saranno liberate ovunque, nelle varie aree affette da digital divide. Si eviteranno così i problemi e i malumori causati da una copertura a chiazze.

La partenza in massa degli operatori permetterà forse di razionalizzare lo sviluppo del WiMax in Italia e la lotta al digital divide. Negli altri Paesi, invece, gli operatori già pronti sono corsi avanti, occupando alcune zone con il proprio segnale (dove non ci potranno essere altri operatori, per evitare interferenze) e con apparati che forse in futuro daranno problemi di interoperabiltà. Uno sviluppo precoce, quindi, ma forse affrettato e disordinato, di cui quei Paesi potrebbero pagare lo scotto in futuro. Si vedrà.

Di certo, sul destino del WiMax italiano, inciderà molto il modo in cui saranno gestite le aste per assegnare le licenze . Si spera che a comprarle saranno soprattutto gli operatori davvero interessati a sfruttarle e a dare banda larga nelle zone disagiate. Già si teme però che qualche grosso operatore possa acquistare le licenze solo per fare ostruzionismo e poi non sfruttarle, per impedire al WiMax di scuotere gli equilibri del mercato banda larga. È davvero presto per parlarne, come riflettono gli operatori e la Fondazione Ugo Bordoni. Il prossimo passo, per tagliare la nebbia del futuro, è scoprire quali prestazioni e copertura sarà possibile ottenere con questi rimasugli di frequenze disponibili.

Alessandro Longo

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  • Anonimo scrive:
    qualcomm mi dice che siamo alle solite
    io sti gestori telefonici li mandarei a zappare per coltivarsi l'oppio, cosi si sminchiano un po e si rendono conto di cosa vuol dire vivere.dopo TRE, ci sarà anche Qualcomm ad inchiappettare la povera gente?che tristezza..
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