Windows 7, la RTM tra pochi giorni

E' ormai quasi certo che la versione Release to Manufacturing di Windows 7, che tipicamente corrisponde a quella finale, verrà rilasciata da Microsoft il prossimo 13 luglio. Lo stesso giorno d'inizio della Worldwide Partner Conference

Roma – È ormai ampiamente noto come il debutto commerciale di Windows 7 avverrà il 22 ottobre, ma naturalmente il nuovo sistema operativo di Microsoft verrà finalizzato e distribuito agli OEM ben prima di questa data. Secondo le indiscrezioni provenienti da diversi siti, tra cui Neowin.net , la Release to Manufacturing di Seven sarà rilasciata il prossimo 13 luglio, dunque tra meno di una settimana.

La versione RTM è quella che Microsoft invierà alle aziende di duplicazione dei DVD per la produzione in volumi, e sarà identica – salvo l’emergere di bug gravi dell’ultima ora – a quella che si troverà sugli scaffali dei negozi a fine ottobre. Accade spesso che tali release di Windows finiscano sulle reti P2P ben prima della loro commercializzazione, e che su queste i cracker confezionino versioni piratate del sistema operativo.

Riguardo al fatto che W7 RTM veda la luce il 13 luglio non sembrano più esserci molti dubbi: questo veniva vociferato come il periodo di lancio della versione gold di Seven già da alcuni mesi, e negli scorsi giorni tale data ha trovato conferma nelle indiscrezioni riportate da più fonti. In questo giorno BigM inaugurerà anche la Worldwide Partner Conference ( WWPC ) di New Orleans, un evento annuale in cui Microsoft illustra ai propri partner le sue più recenti novità tecnologiche e strategiche e al quale Punto Informatico sarà presente per raccogliere in anteprima tutte le novità presentate.

Inutile dire che Windows 7 sarà tra i protagonisti della conferenza: tra le sessioni in programma ve ne saranno alcune dedicate alle funzionalità enterprise del nuovo sistema operativo e al suo tanto chiacchierato XP Mode , mentre altre si focalizzeranno sulla virtualizzazione, il deploying e la gestione di Internet Explorer 8 e la piattaforma per il cloud computing Azure .

Microsoft ha annunciato che diverse aziende di grandi dimensioni, quali il gigante dei prodotti alimentari Del Monte, hanno già pianificato la migrazione a Windows 7 non appena sarà disponibile la Release to Manufacturing (RTM). Generalmente le medie e grandi aziende attendono il rilascio del primo o del secondo service pack prima di abbracciare una nuova versione di Windows, ma Bill Veghte, senior vice president della divisione Windows di Microsoft, sostiene che Windows 7 “ha già dato ampia dimostrazione di essere un prodotto stabile e capace di migliorare Vista senza per questo generare grossi strappi con il passato”.

Per agevolare la migrazione al nuovo Windows, il big di Redmond ha già messo a disposizione del pubblico una versione preliminare del Windows 7 Upgrade Advisor , strumento che permette di verificare se il proprio PC è pronto per accogliere Windows 7.

Su prezzi, promozioni, scadenze e aggiornamenti di Windows 7 si rimanda a questo recente approfondimento , mentre in questo post del Blog Team TechNet Italia vengono elencati alcuni tool che possono semplificare la migrazione a Seven da una precedente versione di Windows.

Va ricordato che i prezzi ufficiali in euro di Windows 7 non sono ancora stati annunciati.

Alessandro Del Rosso

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  • Pessimismo e Fastidio scrive:
    Questo dimostra che...
    Siti di notevole importanza non possono fidarsi di un unico operatore per quanto "organizzato" questo possa dirsi.In ogni caso occorre mettere in conto anche possibili periodi di downtime ed avere un piano per ritornare on-line il prima possibile.
  • elg22 scrive:
    Re: handle with care
    non parlavo di backup ma di disaster recovery in modalità HA.il sistema ce l'avevano eccome, da svariati milioni di euro, solo che non erano sicuri che funzionasse tutto.I dati erano sincronizzati, ma i sistemi distribuiti su vari datacenter richiedevano automatismi di riconfigurazione mai testati a caldo.La morale è che l'IT manager ha preferito "inventarsi" una scusa tecnica e dare parte della colpa "all'informatica" che rischiare di sXXXXXre i sistemi creando problemi sui dati. La seconda opzione gli avrebbe fatto cadere la testa.Non sto parlano male del mondo bancario (anche se .... :P ) ma sto solo considerando che anche nei settori più delicati nonostante spese ingenti la sicurezza reale della business continuity non sempre è raggiungibile.
  • diegobsp scrive:
    Re: handle with care
    ripeto"un mirror totalmente sincronizzato è posizionato sempre in un luogo "bunker" non noto, a prova di disastri nucleari."auauuaua ma chi te l'ha detta quella? :Dil bunker antiatomico in un luogo non noto ;Dsi a disneyland mauauau- Scritto da: utente utonto
    anche io ci lavoro, e aggiungo che si tratta di
    dati critici che non è possibile ricreare in
    nessun modo, un mirror totalmente sincronizzato è
    posizionato sempre in un luogo "bunker" non noto,
    a prova di disastri
    nucleari.
  • MegaJock scrive:
    Re: allora è per questo
    - Scritto da: a n o n i m o
    che i DNS di freedns.afraid.org non andavano! :@

    ho dovuto ripiegare ad altro :'(Che tragedia. Sei sicuro di poterti riprendere dallo shock? Ho sentito di gente che é andata in depressione post-404 e non ne é più uscita.
  • Whishper scrive:
    Re: cloud computing
    - Scritto da: aldo
    Questo cloud computing non so come sia nato ma
    per me è una bella
    bufala.
    Come si fa a lavorare in desktop remoto e/o ad
    avere i propri files su server
    remoti?
    E se salta la connessione internet?La connessione ad internet può saltare anche a casa tua.Ed è molto più probabile. E probabilmente non hai una connessione di backup, come loro invece dovrebbero avere. E se fa a
    fuoco il
    datacenter?Tocchiamo ferro, ma a fuoco ci può andare anche casa tua.Ed è molto più probabile. E probabilmente non hai sistema anti incendio, come loro invece dovrebbero avere.
    Mi sembra più un modo per aumentare il rischio di
    fallimento e favorire lo spionaggio piuttosto che
    qualcosa di veramente
    utileTutt'altro. Consolidando, e abbassando le spese, si possono destinare i 'soldi in più' per miglirare l'affidabilità. La mia azienda è piccola (5 persone) ma il suo datacenter ha 2 sistemi di aria condizionata indipendenti, sistema antincendio, vetri antisfondamento, porta bloccata da impronte digitali, gruppo elettrogeno (rabboccato ogni sera) se salta l'elettricità, UPS a manego, seurity.Sono tutte spese che i 'comuni mortali' non possono affrontare
  • a n o n i m o scrive:
    allora è per questo
    che i DNS di freedns.afraid.org non andavano! :@ho dovuto ripiegare ad altro :'(
  • Facebook lover scrive:
    Bejewled Blitz
    E' anche per questo che qualche giorno fa non riuscivo a giocare a Bejewled Blitz su Facebook!!! :'(:'(:'(
  • fabianope scrive:
    Re: cloud computing
    - Scritto da: aldo
    Questo cloud computing non so come sia nato ma
    per me è una bella
    bufala.
    Come si fa a lavorare in desktop remoto e/o ad
    avere i propri files su server
    remoti?
    E se salta la connessione internet? E se fa a
    fuoco il
    datacenter?
    Mi sembra più un modo per aumentare il rischio di
    fallimento e favorire lo spionaggio piuttosto che
    qualcosa di veramente
    utileciao, aldoti straquoto: come ho detto sopra in casi vitali (ad es. ospedali) e' bene sempre (come dicono i matematici) "ridondare"...ben venga (se vogliono) tutte le architetture client-server di questo mondo: l'importante e' che se una non funziona automaticamente ne subentri almeno un'altra.se il servizio e' veramente importante, non posso appoggiarmi ad una unica server farm dislocata FISICAMENTE in un unico posto.IMHO dovrebbero almeno stipulare dei contratti che prevedano una sorta di "load balancing" tra piu' server farm dislocate fisicamente in posti diversi (cosi' ad es. va a fuoco una, ne rimane l'altra, a meno di armageddon, ma li' siamo tutti nella MER*A :=))ciao,fabianope
  • Frengo scrive:
    Re: La fine del mondo?

    Internet - ricordiamolo un'altra volta agli
    autori, cosi' magari ridimensioniamo 'sti
    allarmismi - venne disegnata proprio per
    sopravvivere alla distruzione di parte della
    propria
    infrastruttura.
    C'e' solo da sperare che le "esigenze" di
    "sicurezza" e "qualita' dei servizi" (leggi
    televisione) non la trasformino col tempo in
    qualcosa di molto piu' rigido, fragile e
    delicato.
    Infatti la rete e' ridondata, ma ridondare a parita' di banda e' alquanto fuori delle capacita' del portfoglio di qualsiasi azienda. Si puo' ridondare per mantenere in funzione in emergenza i servizi, ma pretendere che il tutto funzioni con lo stesso livello di servizio e' un po' troppo. L'11/9 la connettivita' c'era ma a banda ridotta, con ovvi risultati di congestione.
  • Brando scrive:
    Re: cloud computing
    E' proprio questo il problema: supposti servizi di cloud computing non lo sono effettivamente perchè raggruppano tutto in un unico data center.Senza contare comunque il problema che in caso di assenza di connettività non si hanno acXXXXX ai dati.
    • clsbn scrive:
      Re: cloud computing
      Assenza di connettività significa comunque datacenter fuori uso quindi se è stata prevista la ridondanza geografica entra in funzione l'altro datacenter in maniera trasparente. E' improbabile la perdita di connettività di tutte le dislocazioni geografiche per il modo stesso in cui è concepita la rete internet, già ARPAnet, in grado di sopperire autonomamente all'interruzione di un percorso dal punto A al punto B calcolando un percorso alternativo. In realtà questo avviene già anche in presenza di congestioni su un percorso. In generale i pacchetti TCP di una comunicazione vengono ordinati man mano che arrivano a destinazione anche perchè potenzialmente potrebbero essere arrivati da percorsi tutti diversi.Ci sono libri, se non enciclopedie intere sull'argomento, non pretendo di riassumere tutto in un post, nè di conoscere tutto alla perfezione.
      • pippO scrive:
        Re: cloud computing

        Assenza di connettività significa comunque
        datacenter fuori uso quindi se è stata prevista
        la ridondanza geografica entra in funzione
        l'altro datacenter in maniera trasparente.P.S. non sta parlando del datacenter ma della SUA connessione ;)Se salta quella, puoi avere tutta la ridondanza che vuoi dal lato server...
        • clsbn scrive:
          Re: cloud computing
          ...mmm, avere ridondanza sulla connettività verso l'internet non credo sia particolarmente oneroso... di solito i router di frontiera sono sempre ridondati. E comunque è uno SPOF molto più economico rispetto ad un intero datacenter ;)
      • nome e cognome scrive:
        Re: cloud computing
        http://shop.ebay.it/merchant/cdsat2006
  • lol scrive:
    Re: cloud computing
    sante parole
  • elg22 scrive:
    Re: handle with care
    - Scritto da: Alessandro
    - Scritto da: elg22

    Cerchiamo di non generalizzare!





    Bisogna stare molto attenti a quello che gli IT
    e

    i CIO fanno: ho visto un'istituto di credito di

    medie dimensioni rinunciare a mettere in pratica

    il piano di disaster recovery nel datacenter

    remoto per paura di disallineamento dei dati e

    delle procedure.

    In un altro si sono dimenticati di fare il pieno
    di gasolio al gruppo
    elettrogeno...non proprio: avevano paura di sXXXXXXXre il db Oracle con i dati finanziari di migliaia di clienti...hanno optato per un più tranquillo disservizio di un paio d'ore.;)
  • Funz scrive:
    Re: cloud computing
    Se sei un'azienda devi prevedere che ti vada a fuoco la sala macchine o l'intera palazzina, e fare in modo di non perdere tutti i dati visto che un danno del genere ti potrebbe essere fatale. Se ti affidi a fornitori esterni dovresti assicurarti di avere le stesse garanzie.
  • Whishper scrive:
    Re: cloud computing
    Il cloud computing è robusto, e questo episodio non ha nulla a che fare con il cloud.Il cloud computing è per definizione ridondato geograficamente, ergo se anche cadesse un meteorite sul datacenter con i tuoi dati, non c'è probelma, in quanto non c'è UN datacenter con i tuoi dati, ma MOLTI datacenter con i tuoi dati. Basta usare un altro datacenter. Da notare che l'utente non ha nemmeno idea di che datacenter sta utilizzando, e lo switch dovrebbe essere automatico e trasparente. Se lo sa, vuol dire che non sta usando un servizio di cloud.
  • Jo Pa scrive:
    Re: cloud computing
    - Scritto da: aldo
    Questo cloud computing non so come sia nato ma
    per me è una bella
    bufala.
    Come si fa a lavorare in desktop remoto e/o ad
    avere i propri files su server
    remoti?
    E se salta la connessione internet? E se fa a
    fuoco il
    datacenter?
    Mi sembra più un modo per aumentare il rischio di
    fallimento e favorire lo spionaggio piuttosto che
    qualcosa di veramente
    utileStraquoto !! E' una delle solite "mode" che ogni tanto salta fuori per riempire le "solite" tasche. ;)
  • elg22 scrive:
    handle with care
    Cerchiamo di non generalizzare!ho gia letto commenti poco seri...Internet nasce appositamente decentrata come rete prevedendo percorsi alternativi in caso si "rottura" di un nodo.Questo non vuol dire che il nodo sia esente da failure.Se poi nel nodo c'è l'erogazione di un servizio "unico" non c'è storia. esistono vari concetti e livelli di sicurezza:disaster recovery, High availability e business continuity.Il cloud computing è una declinazione.Bisogna stare molto attenti a quello che gli IT e i CIO fanno: ho visto un'istituto di credito di medie dimensioni rinunciare a mettere in pratica il piano di disaster recovery nel datacenter remoto per paura di disallineamento dei dati e delle procedure. questo vuol dire che l'insieme dei fattori non era stato assemblato in modo sicuro da permettere tale procedura.Se chi viene coinvolto da un failure ha servizi mission critical e non ha una procedura seria per rimediare a un problema del genere, magari dopo aver investito milioni di euro, deve prendersene la responsabilità.
    • Alessandro scrive:
      Re: handle with care
      - Scritto da: elg22
      Cerchiamo di non generalizzare!


      Bisogna stare molto attenti a quello che gli IT e
      i CIO fanno: ho visto un'istituto di credito di
      medie dimensioni rinunciare a mettere in pratica
      il piano di disaster recovery nel datacenter
      remoto per paura di disallineamento dei dati e
      delle procedure. In un altro si sono dimenticati di fare il pieno di gasolio al gruppo elettrogeno...
    • Tommybob scrive:
      Re: handle with care
      Lavoro in un istituto di credito nell'area informatica, e ti assicuro che ci sono direttive dell'ABI molto ferree circa il salvataggio dei dati. Non credo quindi che l'istituto di credito a cui ti riferisci abbia rinunciato al salvataggio per paura di essere disallineato, riscia il ritiro della licenza da parte della Banca d'Italia! L'ultima "tecnologia" che vedo negli istituti di credito è quella di avere doppio o triplo datacenter posizionato a km di distanza perfettamente sincronizzati tra loro in tempo reale. Se cade uno, entro poco tempo si riesce a partire con l'altro senza grossi traumi. Questo eviterebbe di fare il backup giornaliero su nastri, anche se quello si fa ugualmente. Il backup dei dati è obbligatorio per legge e nessuna azianda (soprattutto di credito che ha direttive ancora più rigide) si può sottrarre.
      • utente utonto scrive:
        Re: handle with care
        anche io ci lavoro, e aggiungo che si tratta di dati critici che non è possibile ricreare in nessun modo, un mirror totalmente sincronizzato è posizionato sempre in un luogo "bunker" non noto, a prova di disastri nucleari.- Scritto da: Tommybob
        Lavoro in un istituto di credito nell'area
        informatica, e ti assicuro che ci sono direttive
        dell'ABI molto ferree circa il salvataggio dei
        dati. Non credo quindi che l'istituto di credito
        a cui ti riferisci abbia rinunciato al
        salvataggio per paura di essere disallineato,
        riscia il ritiro della licenza da parte della
        Banca d'Italia! L'ultima "tecnologia" che vedo
        negli istituti di credito è quella di avere
        doppio o triplo datacenter posizionato a km di
        distanza perfettamente sincronizzati tra loro in
        tempo reale. Se cade uno, entro poco tempo si
        riesce a partire con l'altro senza grossi traumi.
        Questo eviterebbe di fare il backup giornaliero
        su nastri, anche se quello si fa ugualmente. Il
        backup dei dati è obbligatorio per legge e
        nessuna azianda (soprattutto di credito che ha
        direttive ancora più rigide) si può
        sottrarre.
      • Alessandro scrive:
        Re: handle with care
        "L'ultima "tecnologia" che vedo negli istituti di credito è quella di avere doppio o triplo datacenter posizionato a km di distanza perfettamente sincronizzati tra loro in tempo reale."Ultima tecnologia.... guarda che almeno dal 1991 quando ho fondato la mia azienda il gruppo Cassa Risparmi VR-VI-BL-AN oggi Unicredit aveva due datacenter uno a VR e l'altro a Bussolengo (VR) quest'ultimo 7 piani sottoterra blindato come fort knox ed era considerato il minimo insindacabile per banche di quel livello....
    • nip&tuck scrive:
      Re: handle with care
      forse intendi un piano di HA e non di disaster recovery
  • Illo Illi scrive:
    non e fragile
    Ci dimentichiamo che internet e' stata creata proprio per non essere fragile e in se non lo e'.Se il datacenter era geograficamente ridondato, il problema era limitato e se hai applicazioni mission critical lo devi fare.La fragilita' di internet o meglio dei tuoi servizi e' data dalla tua volonta' e dal tuo portafoglio. No money no honey ;-)
  • aldo scrive:
    cloud computing
    Questo cloud computing non so come sia nato ma per me è una bella bufala.Come si fa a lavorare in desktop remoto e/o ad avere i propri files su server remoti?E se salta la connessione internet? E se fa a fuoco il datacenter?Mi sembra più un modo per aumentare il rischio di fallimento e favorire lo spionaggio piuttosto che qualcosa di veramente utile
  • Ettore scrive:
    La fine del mondo?
    "Il risultato è stato un quasi-panico tra gli operatori di rete grandi e piccoli" (cit.)"Internet rimanga fragile, tra incidenti e terrorismo tecnologico" (cit.)Scusa ma non condivido affatto queste affermazioni. Dal tuo articolo sembra che mezzo mondo si sia gettato nel caos, ma invece non è per niente così..Sopratutto nei "server della chiesa di Mars Hill" non ci vedo niente di mission-critical e Microsoft non penso tenga il suo intero IT in un singolo datacenter (ma forse solo trascurabile parte).Poi il nesso fra un trasformatore fuso e il terrorismo tecnologico mi sfugge totalmente.Sembra un articolo buttato lì tanto per fare notizia, scritto nella pausa caffè.
    • . . scrive:
      Re: La fine del mondo?
      Effettivamente si e' trattato di un piccolo incidente. Ce ne sono stati di ben piu' gravi, come il taglio accidentale del cavo oceanico che collegava Giappone/Australia agli USA, oppure quello tristemente famoso dell'11/9 (che ha scollegato usa ed europa per tre giorni).
    • z f k scrive:
      Re: La fine del mondo?
      - Scritto da: Ettore
      "Internet rimanga fragile, tra incidenti e
      terrorismo tecnologico"
      (cit.)
      Scusa ma non condivido affatto queste
      affermazioni. Dal tuo articolo sembra che mezzo
      mondo si sia gettato nel caos, ma invece non è
      per niente
      così..Gia'. "Internet fragile"... Internet non nasce fragile, al contrario, se e' fragile (e a occhio ancora non lo e') e' per via di modifiche, "ottimizzazioni", centralizzazioni, insomma deviazioni e deformazioni dell'idea di base.Internet - ricordiamolo un'altra volta agli autori, cosi' magari ridimensioniamo 'sti allarmismi - venne disegnata proprio per sopravvivere alla distruzione di parte della propria infrastruttura.C'e' solo da sperare che le "esigenze" di "sicurezza" e "qualita' dei servizi" (leggi televisione) non la trasformino col tempo in qualcosa di molto piu' rigido, fragile e delicato.CYA
    • fabianope scrive:
      Re: La fine del mondo?
      - Scritto da: Ettore
      Scusa ma non condivido affatto queste
      affermazioni. Dal tuo articolo sembra che mezzo
      mondo si sia gettato nel caos, ma invece non è
      per niente
      così..ciao, Ettorein realta' la cosa che mi ha piu' impressionato e' stato che a risentirne c'era anche un ospedale.in altre parole...sono d'accordo con te che se salti una messa e/o un acquisto online non muore nessuno, ma per un ospedale la cosa cambia (o puo' cambiare)...non voglio fare il disfattista, sia chiaro.voglio pero' sperare che servizi vitali come questo abbiano il personale sufficientemente formato anche per "emergenze tecnologiche" cone questa.ciao,fabianope
    • nome e cognome scrive:
      Re: La fine del mondo?
      son tutti o quasi cosi sti articoli fatti tanto per fare qualcosa ..http://shop.ebay.it/merchant/cdsat2006
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