Si apre un sito, si scrive, si installano i plugin, si costruiscono strumenti, tutto nel browser, senza registrarsi, senza pagare un hosting, senza comprare un dominio. Il sito esiste solo sul proprio computer, invisibile al resto del mondo, e scompare se si cancellano i dati del browser. Sembra un esperimento, e in parte lo è. Ma il nuovo servizio my.WordPress.net ha un’ambizione precisa: trasformare WordPress da piattaforma di pubblicazione a spazio di lavoro personale.
Come funziona my.WordPress.net, il nuovo servizio per scrivere e creare in privato nel browser
Il servizio usa WordPress Playground, il progetto open source che permette di installare WordPress su qualsiasi dispositivo con un clic. Quando si accede a my.WordPress.net, WordPress si avvia direttamente nel proprio browser. I dati vengono salvati nello storage del browser, il che significa che il sito è legato a quel browser specifico e non è accessibile da un altro dispositivo.
I siti creati con questo servizio sono privati per impostazione predefinita e non raggiungibili da Internet. Non sono ottimizzati per il traffico, la scoperta o la presentazione, e non hanno bisogno di esserlo
, spiega il post di annuncio. WordPress diventa un ambiente personale dove le idee possono esistere prima di essere pronte per essere condivise, o dove potrebbero non essere mai condivise.
Se a un certo punto si vuole rendere pubblico quello che è stato creato, è possibile esportare il sito e trasferirlo su un hosting WordPress dedicato.
Non solo scrittura, un catalogo di app personali
La parte più interessante non è WordPress come editor di testo privato, per quello esistono alternative più semplici. È il catalogo di app che lo accompagna. My.WordPress.net include un App Catalog con strumenti costruiti come plugin di WordPress: un CRM personale, un lettore RSS, uno strumento di segnalibro, uno spazio di lavoro AI e altro.
L’integrazione con OpenAI permette di usare un assistente AI per modificare plugin, costruirne di nuovi o interrogare i dati archiviati in WordPress, trasformandolo in una sorta di base di conoscenza personale accessibile tramite AI.
I limiti: storage ridotto e dati nel browser
I compromessi sono evidenti. Lo storage parte da circa 100 MB, sufficiente per appunti, bozze e piccole app personali, ma limitante per qualsiasi uso più ambizioso. I dati vivono nello storage del browser, perciò sono vulnerabili a cancellazioni accidentali, WordPress, infatti, consiglia di fare backup regolari. Il primo avvio è più lento dei successivi.
Si può resettare tutto con un pulsante, o creare istanze temporanee che si cancellano quando il browser viene aggiornato.
Ma WordPress come spazio privato ha senso?
L’idea di usare WordPress come diario privato, blocco note per la ricerca o ambiente di sperimentazione ha il suo perché. È uno degli strumenti di pubblicazione web più potenti e completi al mondo, anche se è senza la parte “web.” Quello che resta è un editor con un ecosistema di plugin enorme, un’integrazione AI e zero dipendenze da servizi esterni. Bisogna ammettere che WordPress che gira interamente nel browser, senza server, senza account, senza costi è notevole.