La Terra è piatta, lo dice YouTube. È la risposta fornita al team della Texas Tech University nell’ambito di una ricerca condotta sul tema e presentata in occasione di un meeting della American Association for the Advancement of Science andato in scena a Washington. Il servizio di streaming, nonostante gli sforzi fin qui profusi con l’obiettivo di combattere i fenomeni di disinformazione, misinformazione e fake news, sembra aver ancora molto da lavorare.

YouTube e i terrapiattisti

Tra coloro che sostengono la veridicità del terrapiattismo, 29 su 30 intervistati hanno dichiarato di aver preso in considerazione per la prima volta la teoria guardando video ospitati dalla piattaforma di Mountain View. Nella maggior parte dei casi si tratta di clip suggerite in modo del tutto automatico allo spettatore dopo aver riprodotto altri filmati relativi a temi che da sempre si prestano a ipotesi di complotto e interpretazioni cospirazioniste come nel caso degli attentati dell’11 settembre 2001 e dell’allunaggio.

Per YouTube, il gap da colmare sembra dunque essere prima di tutto a livello di intelligenza artificiale: come sottolinea Guillaume Chaslot, esperto di IA ed ex dipendente Google, gli algoritmi impiegati dalla piattaforma risultano essere vulnerabili all’azione di gruppi di attivisti che si comportano in modo tale da influenzarne il funzionamento. In altre parole, attraverso campagne mirate, i sostenitori di teorie come quella in questione possono far propaganda riuscendo a spingere i propri video tra quelli suggeriti per lo streaming, arrivando spesso a scavalcare quelli provenienti da fonti autorevoli e certificate.

Sebbene non sia possibile attribuire a YouTube la responsabilità diretta di quanto caricato dai membri della sua community (come vorrebbe invece l’articolo 13 della tanto discussa Riforma Copyright), la piattaforma è chiamata a trovare soluzioni più efficaci rispetto a quelle impiegate finora se l’intento, come dichiarato più volte, è quello di garantire un accesso a un’informazione affidabile e di qualità.

Fonte: The Guardian

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  • Pramantha scrive:
    Associandomi agli altri interventi e condividendoli, rilevo con estremo scoraggiamento come siano "deleteri" certi risultati e traguardi che il "progresso" informatico ci propina. Non è il progresso in sè, ma il fatto che tale progresso sia asservito alle leggi del "mercato". Siccome YouTube fa soldi con i video, assieme a chi ne è proprietario e committente, a poco giova poi lamentarsi se il sistema si prostituisce fino alle "zozzure" dei terrapiattisti, i quali, detto fra noi, di piatto hanno solo il cervello. Io penso che per ogni visualizzazione di una pagina web o di un video ci sia un guadagno da parte degli immancabili inserzionisti pubblicitari, come anche è chiaro qui, con il richiamo ben visibile alla mia sinistra che "sinistramente" mi informa che sto utilizzando l'Adblocker (meno male!). Io mi rendo conto che mantenere un servizio ha dei costi, e che qualcuno ci vuole rientrare. Ma se oltre ai costi si cerca anche un guadagno, un reddito, del quale nessuno conosce l'ammontare e la ragionevolezza, allora ecco che spunta il famoso "affare delle uova d'oro". I terrapiattisti sanno bene come sfruttare questa falla, la madre di tutte le innumerevoli falle informatiche, e inviano "supposte" informatiche dappertutto, gratuitamente. Ora una soluzione ci sarebbe, secondo me. Tutta una certa serie di video, o di pagine sui forum, con parole chiave particolari, come ad esempio "terra piatta", prima di andare in pubblicazione per tutti, dovrebbe essere sottoposta all'obbligo di un "contro-intervento" di un ente "certificato", nel quale un esperto abbia pieno diritto di accompagnare il video o altro materiale idoneo a disinformare l'opinione pubblica, con una relazione a carattere scientifico nella quale si possa indicare quale fondamento abbia ciò che ivi si sostiene, comprensivo delle eventuali critiche fondate. Insomma, il video non si pubblica se non è già accompagnato da un tale "certificato", oppurer resta sospeso fino a che un tale "certificato" non sia pronto. Risolto il problema. Ma qualcuno storcerà il naso è dirà: ma dove va a finire la libertà "tutto e subito" di poter pubblicare i servizi degli utenti, per "agganciare" le "prebende" degli inserzionisti? Ebbene, questa è la faccenda. È una sola sXXXXX questione di soldi, secondo me.
  • Dino Fratelli scrive:
    Ma davvero c'è qualcuno che deve impiegare le proprie energie lavorative, la propria intelligenza ed il proprio tempo per combattere idiozie di questo genere? Ragazzi siamo davvero alla frutta :D
  • Massimo scrive:
    Gli idioti e gli ignoranti sono sempre di più: Internet potrebbe essere un bene universale per la cultura e invece troppi farabutti lo usano per i loro fini. Spero che in Italia siano pochi a credere la terra piatta, ma in compenso abbiamo chi crede alle balle sui vaccini, si fa XXXXXXX i soldi dalla truffa dell'omeopatia (vedi Oscillococcinum, nato da una ridicola fake storica), e chi prende sul serio i falsi studi sulla TAV (milioni di 5S che hanno venduto al partito il cervello, se mai l'hanno avuto).
    • PiegoAngela scrive:
      Dare la possibilità ai scemi del villaggio di non essere più soli grazie ai dissocial network ha creato: 1) antivax 2) m5s 3) "la bestia" 4) complottardi all'ennesima potenza 5) le XXXXXattrici fanno la fame.
  • Fetente scrive:
    in questo caso il gap di intelligenza da colmare non è proprio artificiale...
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