Zoom: in arrivo un update contro lo Zoombombing

Nel fine settimana verrà rilasciato un nuovo aggiornamento per Zoom il cui scopo è quello di impedire le intrusioni durante le videochiamate.
Nel fine settimana verrà rilasciato un nuovo aggiornamento per Zoom il cui scopo è quello di impedire le intrusioni durante le videochiamate.
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Nel tentativo di rendere lo Zoombombing un brutto ricordo del passato, il team al lavoro su Zoom introdurrà nel fine settimana un nuovo aggiornamento per il servizio: arriverà il 9 maggio e tra le altre cose porterà con sé l’obbligo di impostare una password per ogni meeting, anche quelli già programmati. L’obiettivo è quello di evitare intrusioni indesiderate.

Il 9 maggio un update per la sicurezza di Zoom

Per le videochiamate organizzate tramite PMI o Personal Meeting ID (il codice univoco che identifica la “stanza virtuale” di ogni account) sarà poi attivata una sorta di “sala d’attesa” così che se anche un malintenzionato o un utente non invitato dovesse entrare in possesso del codice non potrebbe far irruzione poiché il suo ingresso nella conversazione sarebbe comunque soggetto a un via libera.

Infine, un’altra aggiunta inclusa nell’update è quella legata alla condivisione dello schermo: di default sarà consentita solo a chi ospita il meeting, senza comunque impedire il cambiamento dell’impostazione.

Circa un mese fa Zoom ha deciso di interrompere il rilascio di nuove funzionalità annunciando un Feature Freeze di 90 giorni con l’obiettivo di lavorare solo ed esclusivamente ad aggiornamenti mirati per quanto riguarda sicurezza e privacy. A fine aprile è arrivata la versione 5.0 contenente una serie non indifferente di novità su questo fronte a partire dall’adozione della crittografia AES 256-bit GCM, poi il servizio ha deciso di affidarsi all’infrastruttura cloud di Oracle così da garantire performance e una gestione rispettosa delle informazioni trasmesse.

Tutti passi in avanti, ma un ennesimo scivolone è stato registrato la scorsa settimana quando la società ha reso noto che quei 300 milioni di utenti attivi quotidianamente sul servizio dichiarati in precedenza in realtà non ci sono mai stati: la cifra era relativa ai partecipanti alle riunioni ogni giorno, dunque se una persona ha preso parte a più meeting è stata conteggiata più volte.

Fonte: Zoom
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