Gli agenti AI hanno smesso di essere dei giocattoli e hanno iniziato a lavorare davvero. Prenotano, comprano, compilano moduli e frugano nei portali. Per farlo devono entrare negli account, e finora il metodo era dargli le credenziali.
Secondo Aashish Tripathi, CEO di 1Password, questo modello non regge più. Un agente dovrebbe poter fare il suo mestiere senza ricevere in regalo un accesso permanente a tutto quello che sta dietro l’account.
Come funziona 1Password for Agents?
Quando l’agente arriva davanti a un modulo di login, si presenta a 1Password con una chiave digitale univoca, una specie di tesserino che dice chi è. L’app manda subito una notifica che spiega quale account gli serve e perché.
Se si acconsente, 1Password compila il campo al posto dell’agente. La password passa dal gestore al sito e stop. L’approvazione avviene sul proprio dispositivo, così si ha la certezza che dietro il permesso c’è un essere umano e non un bot che si approva da solo. Il sistema ricorda da vicino l’autenticazione a due fattori. Una volta dentro, l’agente riprende il lavoro, e la password non l’ha mai vista.
Il sistema non dà a nessuno libero accesso a tutti i gli account collegati. Ogni richiesta di accesso passa dall’utente e ogni volta c’è una notifica da approvare. Il vantaggio è che si evita lo scenario peggiore, cioè credenziali sparse nella memoria di un software che ha la discrezione di un pappagallo.
Compatibilità
Per ora la compatibilità copre un elenco di agenti piuttosto vario: Meta Muse, ChatGPT Work e Dots, Claude Duet, Grok Bot e Town. Altri partner stanno lavorando al supporto. 1Password promette inoltre “ulteriori integrazioni in arrivo”, e conoscendo il settore la lista si allungherà in fretta.