ACTA è qui

Dopo l'ottavo round di negoziazioni in Nuova Zelanda, i governi coinvolti nel trattato anti-contraffazione hanno deciso di mostrarsi alla luce del sole. E di pubblicare una versione consolidata, ma senza le rispettive posizioni

Roma – La pressione esercitata da autorità, attivisti e comuni netizen era probabilmente diventata insostenibile. Dopo oltre un anno di diatribe e meno velati attacchi, i governi del mondo coinvolti nel famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) hanno deciso di rendere pubblica la sua ultima versione , consolidata in seguito all’ottavo round di negoziazioni tenutosi di recente a Wellington, Nuova Zelanda.

Un comunicato stampa è stato diramato, a testimonianza di quelle che sono state definite discussioni intense e costruttive. I vari rappresentanti nazionali hanno dunque sottolineato come sia giusto, allo stato attuale del trattato anti-contraffazione, continuare queste stesse discussioni in maniera trasparente. In modo da aprirle al dibattito pubblico , affinché la corsa verso la stesura definitiva di ACTA sia più rapida.

Una decisione presa in maniera forse inaspettata, ma non certo al di là di ogni immaginazione. Un plebiscito aveva accolto a Strasburgo una risoluzione comune portata avanti dal Parlamento d’Europa, con il fine ultimo di costringere i vertici di ACTA in un ultimatum. Il trattato che vorrebbe estendere la tutela del copyright a livello globale doveva diventare una faccenda pubblica, da vagliare da tutti i punti di vista possibili.

Ora, nell’annuncio a seguito dell’ottavo round di negoziazioni si sono precisati alcuni punti chiave legati ad ACTA. In primis, non ci sarà ai confini alcun controllo coatto dei dispositivi multimediali portatili alla ricerca di materiale illecito. Secondo, i vari rappresentanti hanno poi spiegato che non verrà implementato alcun regime dei cosiddetti tre colpi , la ricetta a base di disconnessioni dei netizen introdotta dalla dottrina Sarkozy.

A versione pubblicata , i più interessati osservatori della Rete si sono scatenati alla caccia di punti cruciali e chicche non ancora conosciute. Salvo poi scoprire che le numerose versioni trafugate e apparse online nei mesi precedenti avevano ben documentato le varie tappe di negoziazione. Fino ad arrivare a quest’ultima, differente dalle altre per due motivi: uno, è stata pubblicata volontariamente; due, non contiene le rispettive posizioni dei governi coinvolti in ACTA.

Mauro Vecchio

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