Aduc: no alla conciliazione con le telco

L'associazione ritiene che l'obbligo di conciliazione, per i contenziosi con gli operatori, sia da abolire: serve solo a far guadagnare soldi ai gestori
L'associazione ritiene che l'obbligo di conciliazione, per i contenziosi con gli operatori, sia da abolire: serve solo a far guadagnare soldi ai gestori

Firenze – I provvedimenti presi dall’ Agcom non sono efficaci e, anzi, “stanno facendo aumentare i problemi”. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato da Aduc , che evidenzia un aumento del numero di contestazioni di bollette gonfiate da servizi mai richiesti e consumi mai effettuati, ed aggiunge: la conciliazione obbligatoria è da abolire.

L’approccio dell’associazione nei confronti dell’Authority, che torna alla carica sull’argomento dei servizi TLC non richiesti, è fortemente critico, ma non del tutto negativo: “C’è da vedere – osserva Aduc – cosa succederà con i provvedimenti più recenti , che stabiliscono multe più salate e la possibilità di sospendere i pagamenti dei servizi contestati fino alla soluzione della contesa e senza che gli stessi siano nel frattempo sospesi”.

“Ma mentre ne aspettiamo fiduciosi gli effetti, registriamo un aumento esponenziale delle contestazioni e delle segnalazioni. Il problema più grosso, per contestare – aggiunge Aduc – è che c’è un imbuto stabilito dal legislatore, la conciliazione obbligatoria”. Una soluzione che l’associazione reputa “solo un piacere ai vari gestori, ché riescono così a levarsi il problema guadagnando soldi che neanche lontanamente gli spetterebbero”.

Per motivare queste affermazioni, Aduc ne riassume l’iter ritenuto tipico sulla base di quanto segnalatole: in seguito alle contestazioni formulate ai gestori, l’utente che non riceve risposta deve passare alla conciliazione presso il Corecom (presenti solo nei capoluoghi di regione, per cui scomodissimi, sottolinea l’associazione, per chi risiede lontano e può quindi scoraggiarsi dal proseguire il contenzioso). “Talvolta i gestori non si presentano alla convocazione” perché, osserva l’associazione “sanno di avere ragione e se il consumatore testardo si rivolgerà poi dal giudice di pace per una causa in contenzioso, loro non potranno che vincere. Ma è più probabile che il consumatore, perché non ha tempo, non è sicuro, non è preparato, non continuerà, lascierà morire la cosa lì e pagherà quanto richiesto”. Quando invece il gestore si presenta, evidenzia Aduc, “lo fa perché sa di avere torto. È lì con un avvocato che si confronterà col singolo consumatore, facendo “muso duro” sulla richiesta di pagamento e poi, via via divenendo più malleabile, dicendosi prima disponibile alla rateazione del medesimo pagamento e poi facendo uno sconto sulla richiesta”. Sconto che verrà quasi certamente accettato, afferma Aduc, dall’utente intimorito da un professionista come l’avvocato e dalla prospettiva di dover affrontare un lungo iter e procurarsi a sua volta assistenza legale.

“Le conciliazioni del Corecom possono servire – conclude l’associazione – ma solo in quei rari casi in cui i contendenti sono pari come forza, perché quando c’è una sproporzione, come nei casi portati ad esempio, la bilancia pende sempre dalla parte delle aziende contro i consumatori. Diverse, per l’appunto, le conciliazioni dal giudice di pace o in camera di commercio tra consumatore e commerciante o artigiano o amministratore di condominio, dove la distanza di forza dei contendenti è molto minore”.

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11 12 2006
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