Un monitoraggio costante e approfondito del continente africano ha registrato forze tettoniche che stanno lentamente dividendo l’Africa Orientale con la possibilità che in futuro si formi un sesto oceano. In pratica, nei deserti di questa zona il terreno si sta lentamente squarciando. Questo fenomeno è stato definito “un dramma geologico al rallentatore“.
Christopher Moore, dottorando all’Università di Leeds, ha dichiarato a NBC News: “Questo è l’unico luogo sulla Terra dove è possibile studiare come una faglia continentale si trasforma in una faglia oceanica“. Ad ogni modo, la formazione di un oceano africano richiederà diversi anni e noi non saremo lì a confermarlo. Infatti, si parla di un processo che può variare dai 5 ai 10 milioni di anni.
Possiamo constatare che la crosta oceanica sta iniziando a formarsi, perché è nettamente diversa dalla crosta continentale per composizione e densità.
Ken Macdonald, geofisico marino e professore emerito all’Università della California, Santa Barbara, ha spiegato: “Grazie alle misurazioni GPS, è possibile misurare i tassi di movimento con una precisione di pochi millimetri all’anno. Man mano che accumuliamo un numero sempre maggiore di misurazioni GPS, possiamo avere un’idea molto più precisa di ciò che sta accadendo“.
L’Africa Orientale si sta dividendo offrendo spazio per un nuovo oceano
La situazione dell’Africa Orientale che si sta dividendo, offrendo uno spazio per la formazione di un nuovo oceano in futuro, ha portato molti ricercatori ad approfondire cosa sta succedendo, concentrandosi soprattutto nella regione di Afar. Cynthia Ebinger, geofisica della Tulane University di New Orleans, che ha condotto numerose campagne di ricerca sul campo, ha definito questa regione “l’inferno di Dante“.
“La città abitata più calda della superficie terrestre si trova nell’Afar. Le temperature diurne raggiungono spesso i 54 gradi Celsius e si abbassano fino a una temperatura più mite di 35 gradi di notte“, ha precisato, spiegando perché molti la definiscono un “inferno”. La sua ricerca si è concentrata sull’enorme spaccatura di 56 chilometri che si è aperta nel deserto etiope durante l’anno 2005. “Stiamo cercando di capire qual è la goccia che fa traboccare il vaso“, ha affermato la ricercatrice.