AGCOM: Amazon non può fare attività postale

AGCOM sanziona Amazon poiché ritiene irregolare l'attività svolta organizzando vettori di consegna: oltre la logistica, serve l'autorizzazione.

AGCOM: Amazon non può fare attività postale

Nuova sanzione in arrivo nei confronti di Amazon da parte dell’Autorità Garante per le Comunicazioni. Secondo quanto risultante dalle preistruttorie dell’Autorità, infatti, “l’attività svolta in Italia da società riconducibili al gruppo Amazon e iscritte nel registro delle imprese italiane (Amazon Italia Logistica S.r.l, Amazon Italia Transport S.r.l., e Amazon Italia Service S.r.l.) è qualificabile come attività postale“. L’accusa nei confronti del gruppo è pertanto circostanziata:

É risultato che per i prodotti offerti in vendita dai venditori terzi sul marketplace, le società del gruppo Amazon hanno organizzato un servizio di recapito al cliente finale che in nulla si discosta dal servizio di recapito reso dagli altri operatori postali, ad esempio i corrieri espresso, e che ricomprende le ordinarie fasi di lavorazione del ciclo postale: dalla fase di smistamento fino al recapito al cliente finale presso l’indirizzo del destinatario o presso i locker.

Amazon avrebbe pertanto esercitato attività postale pur in mancanza del titolo abilitativo richiesto: una vera e propria rete per il recapito della merce, organizzata in proprio, non può essere realizzata se non a fronte delle necessarie autorizzazioni che in alcun modo l’AGCOM ha registrato a capo delle tre controllate del gruppo.

Corrieri e Locker

Secondo quanto emerso, e come di fatto confermato da Amazon, sui pacchi è indicato il nome del Corriere utilizzato ogni qualvolta un vettore esterno ritira il pacco presso uno dei Centri Logistici; quando il nome non è presente sul pacco, significa che quest’ultimo è stato preso in consegna da operatori locali organizzati sotto il cappello della Amazon Italia Transport S.r.l. “Nella contestazione”, spiega l’AGCOM, “l’Autorità ha ritenuto che il processo di etichettatura sopra descritto segni il discrimine tra “attività logistica” (che riguarda la gestione del magazzino ed i servizi di logistica offerti ai venditori terzi) ed “attività postale” “.

L’Authority considera irrilevante il fatto che Amazon possegga o meno una flotta propria, poiché l’organizzazione dei vettori locali equivale funzionalmente alla gestione di una flotta proprietaria (secondo uno schema di esternalizzazione in uso presso molti gruppi). Ciò ha conseguenze anche dal punto di vista dell’utente, il quale non ha a disposizione un riferimento presso il vettore responsabile della consegna e può quindi rivolgersi soltanto ad Amazon per qualsivoglia informazione – a conferma ulteriore delle tesi dell’accusa.

La delibera AGCOM snocciola tutta una serie di evidenze relative al fatto che Amazon faccia continui riferimenti ad una propria rete di vettori, dimostrando nei fatti e nelle parole l’esistenza di questa unità. Non solo: tra i corrieri locali utilizzati da Amazon, nove sarebbero risultati “privi del titolo abilitativo per lo svolgimento dell’attività postale”, al pari della stessa azienda committente.

L’Autorità boccia infine l’idea per cui una innovazione di processo possa cambiare la natura del processo stesso. È il caso, ad esempio, dei cosiddetti “locker”, armadietti di consegna presso cui l’utente può andare a ritirare il proprio pacco evitando di farlo inviare a casa durante orari nei quali non può garantire la presenza ed il ritiro diretto:

La modalità di consegna attraverso gli armadietti automatici, i c.d. locker, è attività postale. Anche in questo caso le innovazioni di processo non variano la sostanza e l’inquadramento di questa modalità di consegna al destinatario all’interno della corrispondente fase (il recapito) di svolgimento del servizio postale. Amazon controlla pienamente questa fase: lo spazio in questione è connesso via internet con i sistemi informatici della società che permettono di verificare sia la consegna da parte del corriere, sia l’orario di ritiro del pacco da parte del destinatario finale. L’attuazione di un sistema innovativo, che consente un pieno controllo da remoto, non comporta una diversa qualificazione di questa modalità di recapito.

La risposta di Amazon

Questa la reazione di Amazon alle accuse AGCOM:

Consideriamo importante la cooperazione con le autorità e ci impegniamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile. Abbiamo pertanto esaminato attentamente i riscontri presentati dall’AGCOM, fornendo una risposta puntuale a ciascuno di essi. Valuteremo la decisione presa da AGCOM. Siamo disponibili a cooperare con le autorità al fine di fornire ulteriori informazioni relative alle nostre attività.

Durante l’istruttoria, infatti, Amazon ha negato ogni addebito spiegando che la propria attività sarebbe riconducibile a mera attività di logistica: le operazioni effettuate all’interno dei Centri Logistici, insomma, non dovrebbe essere riconducibile al concetto di smistamento postale e pertanto non sarebbe necessaria l’apposita autorizzazione. Amazon Transport Italia, inoltre, non organizzerebbe l’attività dei corrieri locali e questi ultimi si limiterebbero al solo trasporto.

Appare chiaro, insomma, come l’intera vicenda sia da leggere sul filo sottile che separa l’ambito della logistica da quello dell’attività postale. La discriminante è tracciata dall’Autorità all’interno di un corposo documento di analisi che mette fianco a fianco le tesi dell’accusa e le risposte della difesa, spiegando punto per punto quale sia l’interpretazione fornita. Alla luce di tutto ciò, l’AGCOM ritiene colpevole l’atteggiamento di Amazon e spiega che da ciò ne discendono conseguenze su più ambiti: “è evidente, oltre al possibile pregiudizio per questi ultimi, l’indebito vantaggio che può conseguire dalla violazione delle norme che disciplinano lo specifico settore; norme che non richiedono soltanto l’assolvimento dell’onere formale della titolarità dell’autorizzazione, ma che si
sostanziano anche in obblighi rilevanti e significativi, come quelli in materia di rispetto delle condizioni di lavoro e di garanzia di riservatezza, posti a tutela delle esigenze essenziali di un servizio, quale quello postale”. In ballo non c’è soltanto una autorizzazione e la ipotetica violazione della stessa, insomma, ma un intero contesto da reinterpretare dal punto di vista della privacy e della tutela dei lavoratori.

La sanzione

La sanzione ammonta a 50 mila euro per Amazon Italia Logistica S.r.l., a 100 mila euro per Amazon Italia Transport S.r.l e a 150 mila euro per Amazon Italia Service S.r.l. per un totale di 300 mila euro complessivi. Poca roba, se si pensa al ruolo cruciale che logistica e spedizioni hanno nel modello di business che hanno trasformato Amazon nel leader indiscusso dell’ecommerce, ma alla sanzione ne consegue una necessaria regolarizzazione delle pratiche che potrebbe cambiare le carte in tavola in modo ben più incisivo. L’AGCOM impone inoltre ad Amazon di procedere entro 60 giorni con la domanda per il conseguimento dell’autorizzazione per l’attività postale.

Va ricordato come nel recente passato Amazon abbia nel frattempo siglato un accordo con Poste Italiane per la consegna a domicilio dei pacchi: questa partnership, siglata in contemporanea all’istruttoria AGCOM, non può che essere letta come un possibile primo effetto collaterale della sanzione in seguito comminata.

Fonte: AGCOM

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