Agcom ingrassa il canone

Aumenti del canone di unbundling, proteste degli operatori alternativi a Telecom. Che vedono la questione fibra ottica e concorrenza sempre più nera
Aumenti del canone di unbundling, proteste degli operatori alternativi a Telecom. Che vedono la questione fibra ottica e concorrenza sempre più nera

Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato lo schema di provvedimento sul nuovo modello contabile e sulla definizione dei prezzi dei servizi all’ingrosso di unbundling, bitstream e wholesale line rental (WLR).

Aumenti ci sono, anche se inferiori a quanto inizialmente previsto dalla prima proposta, ed entreranno in vigore una
volta accertati effettivi miglioramenti nella qualità della rete (in base ad indicatori di attivazione e di manutenzione stabiliti da Agcom). Inoltre, occorre il nulla osta della Commissione europea.

Per quanto riguarda il canone di unbundling (cioè quanto pagano gli operatori alternativi a Telecom per usare la sua rete) nel 2010 sarà confermato il valore di 8,70 euro al mese (inferiore – riferisce Agcom – alla media di 9,46 euro dei primi sedici Paesi UE), mentre per il 2011 e il 2012 vi sarà un aumento seppur inferiore a quanto previsto dalla prima ipotesi: viene fissato rispettivamente a 9,14 e 9,48 euro il corrispettivo mensile a favore di Telecom. Aumentati anche il canone del servizio WLR (altra forma di affitto delle linee da parte di operatori alternativi), che nel 2012 sarà di 13,16 euro/mese. Per i servizi bitstream, invece, è prevista una riduzione lungo il triennio di poco più dell’1 per cento l’anno.

La notizia non è piaciuta agli operatori alternativi a Telecom, che già chiedono l’annullamento degli aumenti: “È un significativo passo indietro nel processo di liberalizzazione del mercato della telefonia fissa – hanno riferito di comune accordo Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali – e, se confermata, avrà gravi ripercussioni sull’intero mercato e sui consumatori italiani in termini di aumenti di prezzi, minore concorrenza ed innovazione”.

L’aumento, sottolineano, significherebbe vedere in Italia un canone tra i più cari in Europa (la cui media, riferiscono gli operatori, è di 8,38 euro/mese e la cui tendenza è viceversa alla diminuzione): alla base dell’aumento considerato sconsiderato sia da un punto di vista del mercato della concorrenza, sia da quello degli utenti finali sia da quello della prospettiva futura del settore, vi sarebbe, peraltro, la nuova metodologia usata da Agcom per calcolare i costi della rete fissa Telecom, in cui da quest’anno rientrano le spese di manutenzione, di riparazione guasti e quelle amministrative connesse all’affitto del doppino.

Per i concorrenti tutto questo significa mortificare l’innovazione e disincentivare il passaggio alla fibra ottica : con l’aumento del canone relativo all’unbundling, Telecom, principale protagonista ad avere le risorse per effettuare il passaggio, vedrebbe accrescersi i ricavi derivanti dalla vecchia rete in rame e potrebbe così non avere fretta nell’effettuare il passaggio alla fibra ottica.

Inoltre, e di conseguenza, gli affittuari perdono margini di profitto o (avendo già annunciato di dover aumentare i prezzi) clienti: favorendo ancora una volta Telecom e innescando un circolo vizioso che potrebbe mettersi definitivamente di traverso alla nuova tecnologia. La vicenda, infatti, è legata strettamente alla discussione circa le modalità con cui sviluppare le risorse strutturali necessarie a questo passaggio, che al momento vede gli operatori riuniti intorno al tavolo sulla NGN (per il momento in stallo ) sotto lo sguardo vigile dell’Europa che vorrebbe veder percorse strade virtuose e non più iniziative ridondanti.

Claudio Tamburrino

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