AMD: non parlatemi più di megahertz

Il chipmaker di Sunnyvale non ci sta e, incassando un trimestre con vendite in calo, accusa Intel di avvalersi dei megahertz solo come arma per il marketing. E sembra pronta a cambiare metro di paragone, ma ci sono dei rischi
Il chipmaker di Sunnyvale non ci sta e, incassando un trimestre con vendite in calo, accusa Intel di avvalersi dei megahertz solo come arma per il marketing. E sembra pronta a cambiare metro di paragone, ma ci sono dei rischi


Sunnyvale (USA) – Preannunciando un terzo trimestre con vendite in calo del 15% rispetto al periodo precedente, AMD ha colto l’occasione per accusare l’acerrima rivale, Intel, di “svalutare il concetto di megahertz” e confondere in questo modo gli utenti.

“Negli ultimi 20 anni, AMD ed Intel hanno adottato architetture simili, così che la differenza fondamentale fra i prodotti delle due aziende consisteva nella frequenza di clock”, ha spiegato ad una platea di giornalisti Aaron Seen, portavoce di AMD. “Di recente, con l’avvento dei processori Athlon e Pentium 4, le nostre architetture hanno preso strade fondamentalmente divergenti”.

Così divergenti, ha sostenuto Seen, che il concetto di megahertz non può più essere preso come unità di misura delle prestazioni di un processore x86 compatibile. E come qualcuno ha fatto notare, questo potrebbe divenire ancor più vero dopo che Intel avrà introdotto, nella sua linea di CPU Pentium 4, la tecnologia hyperthreading annunciata pochi giorni fa presso l’Intel Developer Forum.

Seen ha infatti affermato che l’Athlon esegue più operazioni per ciclo di clock rispetto ad un Pentium 4, una caratteristica che lo rende più veloce, a parità di frequenza, rispetto all’ultima generazione di CPU Intel: un Athlon a 1,4 GHz, a detta di Seen, batte un P4 a 1,7 GHz in molti test, fra cui il popolare benchmark Business Winstone 2001.

AMD sostiene che sarebbe più corretto adottare un’altra unità di misura per confrontare le prestazioni dei processori: ad esempio,la frequenza di funzionamento del chip moltiplicato il numero di istruzioni eseguite dalla CPU in un singolo ciclo di clock.

Seen sostiene che il pubblico degli utenti va educato a distinguere la differenza fra questi due importanti concetti, in modo che sia poi in grado di valutare con equità e giudizio il prodotto di cui davvero necessita.

Secondo diversi analisti, non sarebbe affatto facile per il chipmaker di Sunnyvale riuscire ad imporre un concetto, come quello delle “istruzioni per ciclo di clock”, di certo meno ovvio e immediato per l’utente finale. Ma AMD sembra avere in mente una soluzione più semplice.


Secondo quanto riportato dal noto sito Tom’s Hardware Guide, nel prossimo futuro AMD identificherà gli Athlon con un numero di “modello” che indicherà non più la frequenza di clock, ma la rispettiva “frequenza teorica approssimata” rispetto ad un P4. Ad esempio, un Athlon a 1,4 GHz porterà stampato sopra la dicitura “A1600”, che starà ad indicare come AMD consideri questo chip veloce almeno quanto un P4 a 1,6 GHz.

Tutto questo ricorda da vicino il famigerato PR-Rating, un valore introdotto anni or sono da Cyrix e NexGen per comparare le prestazioni delle loro CPU con quelle dei Pentium di Intel.

Sempre secondo Tom’s, le nuove versioni dei BIOS delle schede madri faranno in modo che al boot del PC venga visualizzato soltanto il modello del chip di AMD e non la vera frequenza di clock.

Molti però temono che se AMD sceglierà questa strada la confusione, invece di diminuire, potrebbe addirittura crescere, rischiando anche di generare malcontento in quegli utenti che, credendo di aver acquistato un chip a 1,6 GHz, si accorgessero poi di averne fra le mani uno a 1,4 GHz.

Dopo aver clamorosamente vinto, nel marzo del 2000, la sfida sul GHz, dallo scorso novembre, da quando cioè Intel ha introdotto sul mercato il P4 a 1,5 GHz, AMD è stata costretta a subire la marcia trionfale della rivale verso la recentissima conquista dei 2 GHz. E nonostante i benchmark abbiano sempre confermato come l’Athlon, a parità di clock, potesse superare un P4 di pari frequenza, in termini di immagine e di marketing Intel ha di certo saputo giocare bene le sue carte. Riuscirà ora fare altrettanto il “piccolo” big di Sunnyvale?

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30 08 2001
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