Google Play impone due nuovi requisiti alle applicazioni Android: da un lato soglie precise sull’utilizzo della memoria, dall’altro un accesso automatico in caso di cambio smartphone. Le applicazioni che non li rispetteranno rischiano sanzioni, se non addirittura il ban dal Play Store.
Google aveva già introdotto limiti di memoria per applicazione con Android 17, generalizzati inizialmente sui dispositivi Pixel. L’azienda californiana rincara la dose precisando questa volta le ottimizzazioni da effettuare.
Google contro le app che consumano troppa RAM: cosa cambia
Sul suo blog dedicato agli sviluppatori, Google solleva tre punti. Il primo riguarda la memoria dinamica utilizzata dall’applicazione durante il funzionamento, indicata con la sigla RSS + swap. Si tratta dello spazio occupato dai suoi dati propri mentre è in esecuzione, esclusi i file archiviati come il codice o le immagini statiche. Il secondo riguarda le bitmap, ovvero le immagini caricate in memoria RAM, che non devono più restare memorizzate inutilmente quando l’applicazione passa in background o in cache. Il terzo criterio riguarda il codice stesso. Le applicazioni pubblicate sullo Store dovranno essere compresse e ottimizzate per almeno il 25% del loro volume. L’obiettivo è quindi ridurne l’impronta e accelerarne l’avvio.
Sì, la crisi della RAM si fa sentire e questo spinge le aziende a effettuare diverse ottimizzazioni o a rivedere le proprie configurazioni. Se Google non ha ridotto la RAM sui Pixel 11 standard, i Pixel 11 Pro e Pro XL partono invece con 12 GB di RAM nelle configurazioni base anziché i 16 GB della generazione precedente. Google precisa che i suoi limiti di memoria per applicazione, già attivi sui Pixel con Android 17, si estenderanno a una gamma più ampia di smartphone, dai 4 ai 16 GB di RAM e oltre.
Per accompagnare gli sviluppatori, Google Play aggiunge nuovi strumenti alla sua Play Console: metriche dettagliate sul consumo di memoria negli Android vitals, un filtro dedicato ai crash legati alla carenza di memoria e un report di ottimizzazione del codice a ogni nuova versione inviata. Si attivano anche avvisi automatici in caso di superamento delle soglie. A partire da febbraio 2027, le applicazioni interessate potranno essere rallentate o chiuse dal sistema, e Google potrebbe penalizzarle nel posizionamento all’interno del Play Store.
Il secondo requisito riguarda l’accesso automatico in caso di cambio dispositivo. Battezzato “Zero-Tap Sign-In”, si basa sull’API Android Restore Credentials per riconoscere un utente fin dalla prima apertura di un’applicazione sul suo nuovo smartphone, senza che debba reinserire le proprie credenziali. Quest’obbligo entrerà in vigore ad aprile 2027 per mantenere una visibilità ottimale sullo Store. Da notare che per il momento questo non riguarda i giochi, per i quali Google formulerà in seguito raccomandazioni specifiche.