Annullata la multa milionaria a Telecom

La posizione dominante dell'incumbent è fuori discussione ma secondo il Tar del Lazio nulla prova che abbia agito con dolo o imposto clausole vessatorie. Sconcerto tra operatori e competitor


Roma – Il Tar del Lazio ha annullato la multa di 152 milioni di euro inflitta il 19 dicembre 2004 a Telecom Italia dall’Antitrust per abuso di posizione dominante sui mercati dei servizi di telecomunicazione. La sentenza è stata depositata ieri.

I giudici della prima sezione del Tar del Lazio, presieduta da Antonino Savo, hanno dichiarato che la condanna era immotivata riguardo “alla gravità estrema dei comportamenti illeciti attribuiti alla responsabilità di Telecom Italia”, si legge nella sentenza. Telecom non avrebbe agito al fine di danneggiare i concorrenti: i giudici non considerano rinvenibile “l’intento chiaramente volto all’illecito, che costituisce l’indispensabile presupposto soggettivo della sanzione”.

Il Tar entra nel merito anche dell’analisi del mercato e dei rapporti di forza tra operatori . Il Garante delle Telecomunicazioni (figura distinta dall’Antitrust, che è il Garante della Concorrenza e del Mercato) il mese scorso aveva dichiarato, per la prima volta, Telecom dominante anche nel mercato ADSL, a fronte di una quota di mercato che supera il 70 per cento. Per il Tar, però, questa posizione di dominanza di Telecom non era “tale da consentirgli l’imposizione di clausole contrattuali”.

Era una delle accuse che avevano motivato la multa dell’Antitrust. Dopo una istruttoria avviata nel giugno del 2003 su segnalazione di alcuni operatori concorrenti, l’Antitrust aveva infatti rilevato che erano due le condotte di Telecom da censurare: offerte non replicabili dalla concorrenza e condizioni contrattuali vincolanti per buona parte dell’utenza aziendale (in modo da precludere loro la possibilità di cambiare operatore).

L’Antitrust aveva così stabilito una multa di 76 milioni di euro per ciascuna delle due imputazioni. Anche questa suddivisione è contestata dal Tar, secondo cui è “illegittima la comminazione di due distinte sanzioni per una condotta che andava valutata unitariamente. Distinguere il comportamento contestato in due gruppi di condotte solo in sede di irrogazione della sanzione appare illogico e incoerente con lo schema seguito nel provvedimento che, pertanto, risulta illegittimo”.

Nessun commento in merito alla sentenza arriva, al momento, da Telecom Italia. Ma commenti, invece, sono arrivati dagli operatori. Di seguito le loro reazioni.


E adesso? La questione potrebbe non essere finita qui: “Forse adiremo al Consiglio di Stato per contestare la sentenza del Tar “, spiega a Punto Informatico Matteo Fici, presidente di Assoprovider . “Possiamo farlo perché siamo stati tra quelli che avevano denunciato Telecom all’Antitrust. Ci stiamo adesso consultando con i nostri legali per decidere il da farsi”.

Secondo Fici “è scandaloso che il Tar, che non ha le competenze adatte in materia di analisi del mercato, contesti la decisione degli specialisti degli Antitrust, arrivata dopo più di un anno di istruttoria . A questo punto, ci si chiede se in Italia si abbiano davvero gli strumenti giusti per sostenere la libera concorrenza. Le nostre armi, come appunto la possibilità di appellarci all’Antitrust, appaiono spuntate”.

AIIP , l’altra associazione dei provider italiani, critica in particolare un punto della sentenza, dove si dice che la multa era ” sproporzionata rispetto all’effettiva configurazione dei comportamenti ed alle misure proposte quali correttivi”. I correttivi sarebbero le misure prese per equilibrare il mercato e alleggerire la posizione dominante dell’incumbent.

La questione riapre una ferita nel cuore degli operatori italiani, perché, a loro dire, soprattutto in tema di correttivi applicati Telecom Italia avrebbe tradito i diritti della concorrenza. “Telecom si era impegnata con noi, subito dopo la multa dell’Antitrust, a pubblicare entro fine 2004 un’offerta Bitstream, rivolta agli operatori, che avrebbe potuto abbassare in modo considerevole i costi a monte e a valle dell’ADSL”, dice a PI Stefano Quintarelli, presidente di AIIP. È l’impegno noto con il nome Lodo Parcu, dal nome dello studio legale che ha assistito le parti nella firma dell’intesa. Il punto è che la promessa, secondo gli ISP, è stata tradita .

Era apparsa anche sul sito Telecom rivolto agli operatori ma a tutt’oggi non si è ancora vista l’offerta Bitstream. Le sue caratteristiche generali sarebbero quelle promesse da Telecom nel Lodo Parcu: per la prima volta, prezzi orientati al costo reale dell’ADSL .

L’attuale offerta all’ingrosso è invece “retail minus”. Ossia i costi ADSL per gli operatori sono basati sui prezzi delle offerte di Telecom al pubblico, meno un certo quid . In questo modo, Telecom con la propria offerta al dettaglio riesce a condizionare direttamente anche le offerte degli altri operatori, come rilevato dallo stesso Garante TLC ad aprile, in chiusura dell’analisi fatta sul mercato banda larga italiano.

Il Garante segnala come rimedio un’offerta che sia, all’ingrosso, “cost plus”, ossia orientata ai costi reali affrontati da Telecom per fornire l’ADSL, più un quid che rappresenti il suo profitto. Appunto come indicato nell’offerta Bitstream promessa. “Secondo i nostri calcoli, i costi sarebbero così, grazie al Bistream, circa dimezzati . Si passerebbe da 174 euro l’anno, costo che gli operatori adesso pagano per un’ADSL a 1,2 Mbps, a 84 euro l’anno per una 6 Mbps”, dice Quintarelli.

Forse grazie al Bitstream si potrebbero avere prezzi in linea con la Francia, dove l’ADSL, appunto, costa la metà . Ma adesso che Telecom ha vinto al Tar potrebbe sentirsi ancora meno motivata a mantenere certe promesse.

Alessandro Longo

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