App Store: le app generano più guadagni dei giochi

App Store: le app generano più ricavi dei giochi

Secondo i dati forniti da Sensor Tower, per la prima volta nella storia le app su App Store di Apple stanno generando più ricavi dei giochi.
Secondo i dati forniti da Sensor Tower, per la prima volta nella storia le app su App Store di Apple stanno generando più ricavi dei giochi.

A maggio scorso, Apple ha apportato delle modifiche agli abbonamenti su App Store, introducendo la possibilità di effettuare rimodulazioni in maniera automatica. È stato probabilmente anche e soprattutto questo a fare in modo che si verificasse un cambio di rotta epocale: per la prima volta in assoluto le vendite degli abbonamenti alle app hanno superato i guadagni dei giochi.

App Store: gli abbonamenti alle app generano più guadagni dei giochi

Sino a questo momento, i guadagni derivanti dai giochi mobile sono sempre risultati molto più alti di quelli delle app grazie a sistemi come loot box e microtransazioni, ma sulla base dei più recenti dati che sono stati forniti da Sensor Tower le app hanno iniziato a generare molti più ricavi.

Attualmente, il 50,3% dei ricavi su App Store viene generato dalle app e dai rispettivi abbonamenti oppure dagli acquisti una tantum da parte degli utenti per rimuovere le pubblicità o per sbloccare funzioni aggiuntive, mentre i giochi ricevono il 49,7% circa dei ricavi.

Più in dettaglio, il sorpasso dipenderebbe dal passaggio di molte app a sottoscrizioni e abbonamenti e dalla presenza di applicazioni con abbonamenti mensili elevati gestiti direttamente tramite App Store, come Netflix e Disney+. In generalesi può dire che l’adozione degli abbonamenti di molte app ha reso la loro monetizzazione più semplice e consistente.

Pare inoltre che Apple abbia spinto numerosi sviluppatori a implementare abbonamenti e sottoscrizioni nelle proprie app in sostituzione di pagamenti unici e modelli gratuiti con sistemi a pagamento mensile, il che va a implicare pure un incremento di guadagni per la stessa azienda della “mela morsicata”.

Fonte: Ars Technica
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Pubblicato il 18 lug 2022
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