Apple D-User/ Leopard e gli Ipovedenti

di Carlo Filippo Follis - Un utente con disabilità o che non sia dotato di una buona vista può rallegrarsi per l'ultima incarnazione di Mac OS X? Sì e no, ecco perché
di Carlo Filippo Follis - Un utente con disabilità o che non sia dotato di una buona vista può rallegrarsi per l'ultima incarnazione di Mac OS X? Sì e no, ecco perché

Questo articolo viene sviluppato basandosi sul primo “colpo d’occhio” che si ha alla prima schermata di Leopard. Mi sono limitato poi a lanciare Safari ed aprire il pannello Preferenze del Finder. Oggi il D-User è protagonista e così l’Ipovedente che potrebbero essere delusi e preoccupati per alcuni aspetti e che invece possono gioire per la Resolution indipendence di OS X 10.5.

Primo impatto
Premo il tasto di accensione del MacBook, compare l’erba ancora bagnata dalla rugiada come sfondo della scrivania, un Dock tutto nuovo ed una barra dei menù tutta “riveduta e corretta”. L’insieme è gradevole, piace, il primo pensiero va all’erba che interrompe l’evoluzione di un’immagine che simboleggiava nei suoi cambiamenti il passaggio da un felino all’altro, mi ricorda il prato di Windows ed un po’ mi disturba… C’è però qualcosa che nel complesso non mi convince affatto, penso ad un amico Ipovedente è comprendo cosa c’è che non va: la GUI nella sua complessa totalità.

Come Utente la approvo e son convinto che “facendoci l’occhio” la apprezzerò più della precedente, ma come D-User la boccio per buona parte e mi intristisco al pensiero che durerà un quinquennio o forse più.

Durante la lettura di quanto segue tornate a vedere l’immagine che appare qui sotto, guardatela ingrandita e comprenderete meglio molte considerazioni. Tenete però presente che, lavorando, le problematiche descritte si accentuano anche per via dell’ambiente che sempre interagisce con il monitor. Ottimizzando l’immagine su un PowerBook a schermo opaco ho avuto sensazioni migliori di quelle avute lavorando sul MacBook a schermo lucido.

Leopard - Finder

La barra dei menù
La barra dei menù diventa trasparente. Il nero con i toni di grigio toglie colore anche all’icona della Mela e di Spotlight. Tutto raggiunge un “tetro” minimalismo accentuato proprio dalla trasparenza della barra. Non è brutta, è sbagliata.
Apple ha sempre fatto scuola, per una volta che pare aver copiato sbaglia su un elemento fondamentale del sistema.

Fortunatamente il software non è realizzato con stampi in acciaio ottenuti per costosi passaggi di elettroerosione. Sarà quindi semplice collocare un cursore nelle Preferenze di Sistema che regoli l’opacità della barra affinché un utente possa renderla più Old Style. Navigando le varie aree non ho travato nulla che consenta questa opzione.

Il Dock
Il Dock è certamente vincente per le funzionalità aggiunte e per l’aspetto 3D. Al triangolo nero che indicava l’applicazione in esecuzione si sostituisce una forma ellittica che però risulta poco contrastata con il fondo (base Dock).
Molto utile e pregevole il supporto all’etichetta di applicazioni, cartelle e stacks che essendo abbastanza scura mette in evidenza il testo che nei precedenti OS X non aveva questo tipo di balloon. Non si capisce però il perché il balloon debba diventare chiaro, quasi inesistente, se dietro c’è una finestra aperta.
Gli stacks presentano eguali vantaggi e svantaggi relativamente al balloon delle icone.

Le finestre e le cartelle
Le finestre sono fra i principali soggetti di questa “GUI rivoluzione”. La finestra attiva ha un colore troppo scuro che rende veramente difficile la lettura dei testi delle icone. Guardate per esempio questa immagine.

Finestra Prederenze Finder

Ingrandite l’immagine per una corretta visione.

Le etichette General, Labels, Sidebar ed Advanced risultano veramente poco leggibili. Sull’eleganza non si discute, è comunque una scelta pesante per gli occhi di tutti e non solo degli Ipovedenti.
Per il Web esistono precise regole per calcolare contrasti e differenze colore, è vero che pochi le rispettano però bisognerà pur iniziare… O no?!

Ad aggravare la situazione sono le nuove icone per le cartelle, talmente soft e “tono su tono” per le grafiche da essere tristi e scarsamente distinguibili.

Resolution indipendence
Leopard introduce però una funzione che renderà felici gli Ipovedenti, si tratta di “Resolution indipendence”. L’innovazione consiste nell’utilizzare una unità di misura differente dal pixel per evitare che un elemento risulti troppo piccolo in funzione di una alta risoluzione del monitor.
Una seria valutazione dell’opportunità non può essere fatta prima del rilascio di Leopard, la base concettuale è indubbiamente ottima. Ciò che importa è che testi ed immagini vengano ben correlati nel dimensionamento voluto dall’utente. Il Web, ad esempio, raramente gestisce in egual misura gli effetti di immagini e testi dovendo accettare valori differenti come pixel, em, pt e…

In conclusione
Leopard sarà un gran sistema operativo, evolverà certamente con rapidità. Ho come l’impressione che sarà un OS X di transizione, come un’anteprima di cose già pensate per un futuro che sta maturando, ma già definito.

Carlo Filippo Follis
Norisberghen.it
Progetto Apple D-User

Tutti gli interventi del Progetto Apple D-User sono disponibili a questo indirizzo

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

05 07 2007
Link copiato negli appunti