Apple/ Da iPod a Mac il passo è breve

di D. Galimberti - Uno studio affema che iPod sta sensibilmente spingendo le vendite di Mac, creando così un circolo virtuoso che sta facendo volare Apple in borsa. Ma è vero? Un po' di numeri
di D. Galimberti - Uno studio affema che iPod sta sensibilmente spingendo le vendite di Mac, creando così un circolo virtuoso che sta facendo volare Apple in borsa. Ma è vero? Un po' di numeri


Roma – Un’indagine statistica rivela che il 6% degli acquirenti di iPod è diventato uno “switcher,” ovvero ha abbandonato il mondo PC-Windows per passare a quello Mac, ed un altro 7% starebbe pianificando il salto. Non ho sottomano dei dati aggiornati sul numero totale di computer e di player venduti, ma considerando che l’iPod rappresenta all’incirca il 90% dei player MP3 basati su hard disk, il senso finale di questa notizia è che Apple si appresta ad avere un buon numero di clienti in più, diciamo un paio di milioni all’anno considerando i volumi attuali.

Devono essere dello stesso avviso anche diversi analisti di Borsa, visto che il giorno stesso in cui è stato pubblicato questo studio, il target di riferimento delle azioni AAPL è balzato da 55 a 100 dollari, e la quotazione a Wall Street ha fatto segnare in un solo colpo un +11% portandone il valore di poco sopra i 61 dollari. Anche nei giorni seguenti la crescita è stata costante, ed ora siamo oltre i 64 dollari: un ottimo investimento per chi ha comprato azioni quest’estate ad un prezzo che oscillava intorno ai 30 dollari.

Se andiamo ad analizzare la storia della società, per ritrovare valori simili dobbiamo spingerci fino ai tempi dello split azionario, mentre il massimo storico risale alla primavera del 2000, quando le azioni toccarono il loro massimo storico a quota 150,38 dollari (corrispondenti ad un valore odierno di circa 75 dollari, dunque non molto lontano dall’attuale quotazione se consideriamo le previsioni e il trend di crescita).

Sembrerebbero quindi avverarsi le previsioni che vogliono l’iPod (e il suo stretto compagno, l’iTunes Music Store) come elemento chiave nella strategia aziendale della società di Cupertino.

In realtà ci sono molti altri fattori che contribuiscono all’attuale momento di salute di Apple. Grazie alla potenza del processore G5, agli Xserve (macchine nelle quali Jobs ha fortemente creduto) e alle basi Unix di Mac OS X, Apple si sta facendo sempre più largo nel settore server, dove ha fatto registrare un +119% nell’ultimo anno, e nei cluster di supercomputer, dove la soluzione Apple offre un ottimo (se non il migliore) rapporto prezzo/prestazioni. Ulteriore testimonianza della crescita di Apple si può riscontrare nell’aumento del numero di sviluppatori software, che grazie alle basi Unix del nuovo sistema operativo, da due anni a questa parte (ovvero da quando Mac OS X ha raggiunto piena maturità) è aumentato del 250%.

Ma ancor più importante è il mondo degli utenti comuni, che poi rappresenta anche il target di riferimento di chi compra l’iPod. Basta frequentare newsgroup e forum, per osservare come gli switcher siano in continua crescita, e come alcune macchine, iBook in testa, siano molto richieste anche dagli utenti Linux.

L’apertura del primo AppleStore europeo a Londra ha registrato un enorme successo, segno che molta gente è attratta dal mondo Macintosh e che la formula degli AppleStore si è rivelata una scelta vincente che deve essere esportata anche nel vecchio continente. Dopotutto le previsioni di vendita di questo trimestre natalizio prevedono un incremento del 17% rispetto allo scorso anno (contro un più modesto 11% del mercato PC), con una punta del 26% per l’iMac (grazie al nuovo modello con processore G5) e un rispettoso 13% per l’iPod.

Per quanto riguarda la crescita dell’iPod, non dobbiamo dimenticare che, vista l’attuale posizione di mercato, viene difficile immaginare una crescita più sostanziosa: attualmente il lettore portatile di Apple detiene una quota pari a circa il 90% dei dispositivi basati su HD, mentre la percentuale scende intorno al 45% se si considerano anche i dispositivi basati su memoria flash, una percentuale che comunque consente ad Apple di primeggiare con ampio margine su tutti i concorrenti.
Quello che Apple ha conquistato con l’iPod, lo può perdere solo con una politica errata e con la mancanza di innovazione. Per questo le novità vengono dosate con oculatezza, senza lasciare immobile il mercato, ma senza bruciare le tappe.

Dopo l’ iPod Photo e l’edizione speciale U2 , per l’immediato futuro possiamo immaginarci un iPod Flash e magari un iPod Video. Con la giusta strategia, si può ipotizzare che nei prossimi anni le vendite tocchino la quota di 25 milioni di pezzi all’anno, e quindi già nel 2008 ci potrebbero essere in totale più di 100 milioni di iPod, anche se per quella data gli scenari del panorama informatico e della musica digitale saranno sicuramente molto diversi dagli attuali (basta pensare alle differenze tra la situazione di oggi e quella del 2000).

Se tutte queste cifre vi hanno confuso le idee, potete lasciar perdere i numeri e far lavorare la fantasia pensando ai possibili sviluppi di alcuni brevetti presentati ormai più di un anno fa, tra cui quello dell?iPod con capacità wireless e di un Mac dotato di un apposito slot dove inserire l’iPod come se fosse una scheda esterna o un HD removibile.

Domenico Galimberti

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29 11 2004
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