Apple/ E' scoccata l'ora X!

di D. Galimberti. E' finalmente arrivato sul mercato Mac OS X, un sistema operativo che ha fatto parlare molto di sé e che promette potenza e robustezza unita ad una facilità d'uso senza pari


Finalmente è arrivato: se n’è parlato a lungo, anche in queste pagine; se n’è parlato molto a lungo, visti i ritardi; se n’è parlato a volte a proposito e a volte a sproposito, perché quando si parla di un prodotto che ancora non esiste è facile fare delle supposizioni e inventarsi delle caratteristiche (positive o negative che siano). Da oggi potremo parlarne per quello che veramente è.

Poco più di due mesi fa veniva presentata all’Apple Expo di San Francisco una versione con molte differenze rispetto alla beta pubblica; da allora i programmatori hanno lavorato sodo, sfornando nuove release a ritmo giornaliero, per giungere puntuali all’appuntamento che tutti gli utenti Apple stavano aspettando da anni. La grande attesa e l’importanza dell’evento hanno fatto sì che numerosi rivenditori rimanessero appositamente aperti nella notte tra il 23 e il 24 marzo per festeggiare l’evento e vendere le prime copie del nuovo sistema agli utenti più impazienti.

Parlare già adesso di tutte le caratteristiche di Mac OS X mi pare prematuro, visto che non ho avuto il tempo materiale di provare a fondo il nuovo sistema; mi limiterò a dare le prime sensazioni generali, e le prime impressioni d’uso che si possono raccogliere tra i commenti degli utenti. Cominciamo dalla confezione: nella scatola sono presenti ben tre CD. Il primo è, ovviamente, il CD di Mac OS X; il secondo è il CD di MacOS 9.1, indispensabile per far funzionare l’ambiente classic e le vecchie applicazioni sotto Mac OS X. L’ultimo è una gradita sorpresa, in quanto contiene dei tool e delle utility che consentiranno di sviluppare applicazioni native per le nuove librerie Cocoa.

Addentriamoci adesso nel nuovo sistema operativo. Tanto per cominciare, come noto già da tempo, Mac OS X si può installare solo su macchine con processore G3 o G4 (esclusa la prima serie di PowerBook G3), inoltre servono 128 MB di RAM anche se, secondo alcuni, se non si ha intenzione di utilizzare l’ambiente “classic”, potrebbero bastarne anche 64. L’installazione è semplicissima, nel classico stile Apple, non crea nessun problema e si conclude in pochi minuti. Sul disco rigido troveremo il supporto per moltissimo hardware di terze parti (in particolare per le stampanti delle marche più diffuse e le camere digitali), il supporto per le macchine multiprocessore, il servizio di iTools (con relativo iDisk) integrato nel sistema, font di diverso tipo (TrueTyipe, Type1 e OpenType) e, ultimo ma non meno importante, il supporto completo per la piattaforma Java 2.

L’installazione si può fare direttamente sullo stesso disco dove risiede MacOS9.1, senza bisogno di partizionare (anche se personalmente è un’operazione che consiglierei a tutti quelli che ne hanno la possibilità ) e una volta effettuata potremo scegliere senza nessun problema il sistema col quale preferiamo avviare il nostro Mac. L’installazione ci permetterà quindi di scegliere tra diverse possibilità di funzionamento: potremo lavorare direttamente in Mac OS X, nell’ambiente “classic” simulato dal nuovo sistema, oppure avviare la macchina con MacOS9.1. Quest’ultima possibilità è idealmente riservata solo a chi deve utilizzare dell’hardware che non è riconosciuto da Mac OS X. Per l’utilizzo delle normali applicazioni non ancora carbonizzate è consigliabile utilizzare l’ambiente “classic” simulato, in quanto le prime impressioni ci dicono che funzioni molto bene e sia più veloce del MacOS9.1 “normale”; inoltre lavorando sempre in Mac OS X si ha la possibilità di abituarsi velocemente ai cambiamenti introdotti nell’interfaccia e nell’utilizzo del sistema. Ma quali sono questi cambiamenti?

Fortunatamente, come visto negli ultimi Expo e a differenza di quello che avevamo visto nella beta pubblica, è stato reintrodotto il menù mela e i tutti i dischi vengono montati direttamente sulla scrivania (a quanto pare le proteste degli utenti sono servite a qualcosa…). Sotto questo punto di vista l’unica cosa che è cambiata radicalmente è il cestino, che non si trova più sul desktop ma nel dock; non è detto che qualcuno trovi il sistema per rimettere a posto anche quello: Unix permette molte personalizzazioni e, tanto per citare un esempio, in poche ore qualcuno ha già escogitato il sistema per posizionare il dock dove si vuole… Cambiamenti più consistenti nel modo di “navigare” sui dischi: aprendo una sotto-cartella vedremo il suo contenuto nelle stessa finestra in cui l’abbiamo aperta; a mio avviso però, vista la nuova struttura del sistema, l’opzione più comoda è quella di navigare tra le cartelle e i file utilizzando la visuale a colonne, in modo tale da individuare in maniera immediata dove ci si trova. Già, perché la vera rivoluzione sta nei profondi cambiamenti alla base del sistema che costringeranno gli utenti a prendere confidenza con una nuova struttura, una struttura in cui ogni utente a una sua cartella personale, con le sue impostazioni, i suoi documenti e la sua scrivania. Sicuramente Apple ha fatto un gran lavoro per far sì che un sistema così complesso fosse gestibile in maniera semplice, ma la struttura di cartelle e file di sistema comporterà un piccolo sforzo da parte degli utenti.


Abbiamo visto finora, a grandi linee, cosa offre il nuovo Mac OS X: vediamo cosa manca. Fondamentalmente manca il supporto per i DVD e i masterizzatori montati dalla stessa Apple. La mancanza non è da poco ma si può aggirare avviando il sistema da MacOS9.1 in caso di necessità. Mancano dai CD della confezione anche le versioni carbonizzate di alcuni prodotti della stessa Apple, ma qui arriva una nuova sorpresa… Nella notte, contemporaneamente al lancio di Mac OS X, Apple ha caricato negli iDisk dei suoi utenti un consistente numero di applicazioni per Mac OS X (ricordo, per chi non lo sapesse, che iDisk è un disco rigido virtuale residente sui server della Apple e disponibile sulla scrivania degli utenti come un normale disco rigido quando questi sono collegati a Internet). Le applicazioni sono iMovie, iTunes, una preview di Appleworks con scadenza a fine estate) diverse utility per la gestione delle immagini, e altri applicativi di uso quotidiano (tra cui degli screen saver e qualche giochino). Tutte le altre applicazioni arriveranno nelle prossime settimane: all’appello mancano ancora iDVD e DiscBurner per esempio.

La cosa più importante comunque è che tutte le software-house si stiano muovendo per rendere disponibile al più presto il loro software in versione Mac OS X. Già dalla data di lancio sono disponibili oltre 350 applicazioni (e non si parla di freeware o shareware ma di applicazioni di una certa importanza), mentre tutti gli sviluppatori sono già all’opera per realizzare migliaia di prodotti per Mac OS X, di cui molti saranno sicuramente disponibili già durante l’estate, quando Mac OS X sarà preinstallato su tutte le nuove macchine. Qualche nome? Aladdin Systems (le cui utilità erano già disponibili anche per la public beta), Alias Wavefront (presente al fianco di Apple negli ultimi Expo), Avid, Connectix, Digidesign, FileMaker (che ha dimostrato nei giorni scorsi la versione carbonizzata del suo famoso DB), IBM, Macromedia, Microsoft, Palm, Sun (ricordo il supporto di Java 2 direttamente integrato nel nuovo sistema), Symantec e molti altri ancora.

Insomma, se l’entusiasmo degli utenti è alle stelle, quello degli sviluppatori non è da meno. Un rappresentante di Alias Wavefront ha affermato che “per essere la prima versione di questo nuovo sistema operativo, Mac OS X dispone di un nucleo di sorprendente potenza e Apple dimostra di aver fatto un ottimo lavoro nell’implementare il proprio supporto per Open GL. Il fondamento di Mac OS X fornisce un ambiente aperto che diventerà presto familiare per i nostri clienti di fascia alta”. La stessa Microsoft si congratula con Apple “per la realizzazione di Mac OS X, la nuova piattaforma solida come una roccia” promettendo per il prossimo autunno una versione nativa di Office per Mac OS X.

Molto presto conto di recensire su queste stesse pagine la versione definitiva di Mac OS X: restate sintonizzati.

Domenico Galimberti

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