Apple/ Il Mac OS X che verrà

di D. Galimberti. La Worldwide Developers Conference 2002 di Apple ha rivelato grandi novità, specie inerenti la prossima versione di Mac OS X: Jaguar. Ecco il futuro della grande X di Apple
di D. Galimberti. La Worldwide Developers Conference 2002 di Apple ha rivelato grandi novità, specie inerenti la prossima versione di Mac OS X: Jaguar. Ecco il futuro della grande X di Apple


Roma – Si è chiusa da poco la WWDC, la conferenza degli sviluppatori Apple che si tiene annualmente a maggio. L’evento era stato preannunciato come rivelatore di grandi novità sul futuro di Mac OS X, e dal quel che si è visto non vi è dubbio che sarà così.
Il keynote si è aperto all’insegna dell’ironia, con Jobs che presentava l’ormai vecchio Mac OS 9 rinchiuso in una bara: non che questo significhi la fine definitiva del MacOS classico (soprattutto per gli utenti che ancora ne fanno uso), ma Jobs si stava rivolgendo ad un pubblico di sviluppatori, ed era sua intenzione sottolineare nella maniera più chiara possibile la necessità di pensare esclusivamente allo sviluppo di nuovo software per Mac OS X, “abbandonando” Mac OS 9 e i suoi predecessori.

La WWDC di quest’anno si presenta con un aspetto che nessuno si aspettava: la riservatezza. Tutti i principali eventi e seminari saranno coperti dal segreto più assoluto ed i partecipanti si sono impegnati a non diffondere alcuna notizia in merito. Tutto ciò che sappiamo è quello che Jobs e Tevanian hanno presentato durante il keynote, e poco altro: nessun’altra notizia ufficiale, anche se diverse voci, foto e screenshot più o meno ufficiali si stanno già diffondendo incontrollati per la rete creando, almeno per ora, una altrettanto incontrollata confusione di informazioni. In ogni caso le novità presentate durante il discorso di apertura sono già sufficientemente interessanti per fare diverse considerazioni.

Prima di tutto (anche se ultimo in ordine di presentazione) un annuncio tanto desiderato: a metà mese Apple introdurrà il suo primo server in versione rack. Si tratta di un’esigenza che molti sentivano, soprattutto dopo l’introduzione di Mac OS X server, che con le sue caratteristiche e la sua robustezza ben si presta a svolgere compiti simili. Apple ha sempre distribuito delle versioni server dei propri computer, ma nella medesima configurazione dei modelli desktop (e ciò non ne ha certo favorito la diffusione). Altre aziende ultimamente proponevano dei Mac “reingegnerizzati” e “forgiati” in configurazione rack, intuendo forse che si tratta del giusto momento per avventurarsi in una fascia di mercato in forte espansione. Ora Apple ha deciso di seguire la stessa strada.

Tutto il resto della WWDC (almeno per quello che ne sappiamo) è stato incentrato su Jaguar, la prossima evoluzione di Mac OS X che, con tutta probabilità, verrà presentata ufficialmente al grande pubblico durante l’expo estivo per essere poi rilasciato ad ottobre, durante la manifestazione parigina. Le grandi novità della nuova versione si fanno sentire a gran voce: da QT6 (velocissimo nell’encoding dell’MPEG4 di alta qualità) a sistemi per il riconoscimento automatico della scrittura, passando attraverso nuove applicazioni per la chat (compatibili con AIM-AOL) che si integrano con le già presenti applicazioni per internet. Scendendo più nel tecnico, troviamo l’integrazione di una tecnologia di database direttamente a livello del sistema operativo, quindi potenzialmente sfruttabile da ogni applicazione, e nuovi strumenti di rete che assicureranno una flessibilità senza paragoni. Altre grosse novità arrivano dal potenziamento del motore grafico e dal Finder, che appaiono decisamente più veloci e flessibili, lasciando intendere che ogni elemento rappresentato sullo schermo sfrutti appieno ogni possibilità di accelerazione 2D e 3D messa a disposizione dalle schede grafiche attuali. Non si tratta di presentazioni studiate ad hoc per stupire durante il keynote: vari utenti che hanno già avuto la fortuna di provare la versione preliminare di Jaguar (distribuita per l’appunto agli sviluppatori durante la WWDC) testimoniamo un notevole incremento prestazionale, nonché l’aggiunta di numerose funzionalità, testimoniate da diversi screenshot che già girano per la rete.

Se tutto questo è solo un assaggio in vista di chissà quali altri novità ed evoluzioni presentate durante i seminari “segreti”, il futuro di Mac OS X sembra sempre più roseo e gli utenti Apple non possono che esserne felici. Tanto più che al rilascio ufficiale mancano ancora diverso mesi, data per la quale i miglioramenti saranno probabilmente ancora più consistenti. Dopotutto i margini di miglioramento sono ancora ampi e le basi per realizzare un sistema ancora più affidabile (oltre che più veloce) ci sono tutte.


Che l’interesse intorno al nuovo sistema sia molto elevato lo dimostrano i numeri: dall’uscita di Mac OS X il numero degli sviluppatori Apple è quasi raddoppiato, e una grandissima percentuale di essi proviene dal mondo Unix o Java, a testimonianza che Mac OS X è riuscito a realizzare quel giusto mix di tecnologia e semplicità d’uso che molti stavano aspettando. Proprio a loro si rivolge Steve Jobs quando parla della necessità di rendere disponibili su Mac OS X tutte le principali applicazioni che girano in Unix, e in gran parte è quello che sta avvenendo.

Durante la WWDC è stato presentato OpenOffice, la versione free della suite StarOffice di Sun. Si tratta di una versione estremamente preliminare che gira più in Darwin che in Mac OS X (Darwin è il kernel open source di Mac OS X, disponibile anche in versione x86). Sebbene gran parte del codice sia indipendente dalla piattaforma, occorre ancora molto lavoro per far funzionare la parte grafica su Aqua sfruttando Quartz, e la WWDC è proprio il posto migliore per trovare sviluppatori esperti per questo lavoro.

Proprio intorno a questi temi si rinnovano saltuariamente discussioni molto accese, come quella nata una decina di giorni fa su Slashdot. La discussione parte in realtà facendo alcune considerazioni sul passaggio di Jordan Hubbard, uno dei creatori di FreeBSD, ad Apple e al progetto OpenDarwin, notizia che risale ormai allo scorso anno. Nonostante il disappunto dei cultori del mondo open source, occorre evidenziare che Mac OS X rappresenta oggi la più diffusa implementazione di FreeBSD, ed è proprio grazie a Mac OS X che questa versione di Unix è diventata attualmente una delle più diffuse. Se aggiungiamo a questo fattore lo stimolo che può derivare dal fatto di integrare una versione di Unix, con la tecnologia di NeXT e un’interfaccia stile MacOS, possiamo comprendere come Hubbard abbia accettato molto volentieri la proposta di Jobs. Sicuramente molte migliorie di Jaguar deriveranno dal suo contributo, soprattutto a livello di ottimizzazione del sistema e conseguente velocizzazione del motore grafico.

E proprio a livello di motore grafico, sono sempre più numerosi gli utenti x86 che chiedono a gran voce la disponibilità di Aqua anche per i loro sistemi. Io rimango sempre dell’opinione che questo passaggio non avverrà mai, a meno di avvenimenti tanto inaspettati quanto imprevedibili.

Prima di tutto, come è già stato detto più volte in queste pagine, Apple è un’azienda che fattura vendendo principalmente hardware, e non potrebbe sopravvivere nell’attuale situazione di mercato se puntasse esclusivamente alla vendita del sistema operativo (e questa sarebbe la sua condizione se decidesse di realizzare Mac OS X anche in versione x86).
Apple investe molte risorse per sviluppare un insieme di hardware, sistema operativo e applicazioni che possano funzionare interagendo nel miglior modo possibile: sarebbe impensabile che decidesse di lanciarsi in un settore hardware differente e infinitamente più vasto.
Infine, se è pur vero che Darwin è già disponibile per in versione x86, è anche vero che il lavoro da fare per realizzare un Mac OS X completo sarebbe ancora lungo: motori grafici, Quartz, QT, OpenGL, motore Java, librerie Cocoa, Carbon, ed infine Aqua; senza considerare tutti gli strumenti di sviluppo.
Molti di questi componenti sono ancora in fase di evoluzione e ottimizzazione (proprio in vista di Jaguar) e non ci sarebbe alcun motivo di disperdere energie allo scopo di realizzarne una versione anche per x86.

Qualche tempo fa un lettore di Punto Informatico mi scrisse dicendomi che, a suo avviso, una versione x86 di Mac OS X avrebbe significato per Apple una maggior diffusione del proprio sistema, inizialmente affiancato a Windows, e successivamente anche in sostituzione, visto che comunque c’è anche chi non è felice di utilizzare Windows, ma per vari motivi non può rinunciarvi.

Se questo può essere in parte vero, le considerazioni fatte sopra restano comunque altrettanto valide e sicuramente più incisive. Apple ha da sempre seguito una filosofia ben precisa, che se da un lato la obbliga a restare in una nicchia di mercato (nicchia pur sempre solida e ultimamente in espansione), dall’altro gli consente di sviluppare sistemi di qualità elevata che le permettono di essere tra le società leader di mercato in termini di vendite (mentre il mercato x86 è invece spartito tra centinaia di società più o meno piccole e più o meno grandi).

In definitiva, chi vuole Mac OS X dovrà sempre rivolgersi ad Apple e, in base a quanto si è potuto vedere durante questa edizione della WWDC, non è difficile intuire che, sia dal lato server che da quello consumer, Apple ha ancora molto da dire.

Per la prossima settimana è previsto il lancio dei G4-server in versione rack, e i movimenti di Apple lasciano presagire che si tratterà di una presentazione in grande stile, tanto da far sospettare qualcuno che sotto sotto ci possa essere qualche annuncio ancora più importante. A mio avviso l’unica altra novità possibile potrebbe essere l’implementazione sulle macchine server di una nuova e più veloce versione del G4. Altre novità hardware destinate al grande pubblico mi sembrano improbabili visti gli altri annunci recenti (eMac e Titanium) e vista la vicinanza con le manifestazioni estive solitamente riservate ai prodotti consumer.

Domenico Galimberti

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12 05 2002
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