Apple/ Il punto sulla transizione a x86

Di D. Galimberti - Il periodo di transizione alla tecnologia x86 non sta filando del tutto liscio, rivelando come previsto qualche difficoltà. Ecco il punto della situazione e qualche pronostico
Di D. Galimberti - Il periodo di transizione alla tecnologia x86 non sta filando del tutto liscio, rivelando come previsto qualche difficoltà. Ecco il punto della situazione e qualche pronostico


Roma – Come previsto, la transizione di Apple verso i processori di Intel non si sta rivelando del tutto scevra da contrattempi ed effetti collaterali. Ad esempio, l’esordio dell’iMac-Intel è stato ben accolto dagli utenti, ma in seguito sono cominciati i primi dubbi sull’opportunità di acquisto delle altre macchine.

Il G5 è un ottimo processore, soprattutto nelle versioni a doppio core, e rispetto al Core Duo di Intel presenta diversi vantaggi, anche in relazione al panorama software attuale. L’iMac-G5, venduto con 200 euro di sconto, è stato un ottimo affare finché è rimasto in vendita (ufficialmente sull’AppleStore non è più disponibile), ma l’acquisto di macchine con processore G4 sembra essere sempre meno opportuna, e le vendite rallentano in attesa dell’uscita dei nuovi modelli con processori Intel.

E’ evidente che Apple, in questa situazione, voglia accelerare i tempi della transizione, e il recente annuncio che la WWDC di quest’anno si terrà in agosto anziché nel canonico giugno, potrebbe stare ad indicare che per quella data si prevede di completare lo switch presentando dei nuovi PowerMac con gli ultimi ritrovati di casa Intel.

Nonostante ciò, se la migrazione dei desktop consumer si è già conclusa, e la linea PowerMac può restare ai G5 dual-core attendendo processori migliori e una maggiore quantità di software nativo, nel settore dei portatili le cose stanno andando un po’ a rilento. I MacBook Pro annunciati a gennaio sono in consegna da poche settimane, ma stiamo parlando del solo modello a 15″, perché il 12″ e il 17″ sono ancora in vendita con processore G4, e lo stesso discorso vale per l’iBook.

Ha ancora senso in questo momento comprare un portatile G4, sapendo che da un momento all’altro si aspetta l’arrivo di nuovi modelli? La risposta non è certo delle più semplici, e non esiste una soluzione che possa andar bene a tutti. Il MacBook Pro è un’ottima macchina ma i primi test dimostrano che, nonostante la maggiore potenza del Core Duo, se si ha la necessità di ricorrere a Rosetta, il G4 è ancora la scelta migliore (senza considerare il fatto che alcuni software, fortunatamente molto pochi, non possono funzionare neanche con Rosetta). Il professionista dovrebbe valutare attentamente quali software intende utilizzare, e per quando è prevista una versione nativa di quei software per Intel: se usa principalmente software Apple può rivolgersi direttamente al MacBook Pro, in caso contrario la scelta varia di caso in caso, anche in relazione ad eventuali esigenze specifiche per le versioni da 12″ o da 17″.

Per quanto riguarda l’iBook, siamo di fronte ad una situazione ancora diversa: se da un lato l’attesa potrebbe essere ricompensata da un modello con schermo panoramico da 13″ e con iSight integrata, dall’altro potrebbe esserci la sorpresa di un iBook con processore Intel a singolo core (e quindi con un incremento di prestazioni limitato), oppure una versione dual-core sicuramente più prestante, ma probabilmente venduta ad un prezzo maggiore. Anche qui la decisione va presa in funzione dell’utilizzo che se ne vorrà fare, ma l’attuale mancanza di modelli con processore Intel induce i potenziali acquirenti ad attendere le prossime uscite di Apple prima di prendere una decisione.

Tutti questi dubbi, come abbiamo già accennato, non fanno che rallentare le vendite di Mac con ovvie ripercussioni sul titolo in borsa, che in questi giorni è sceso sotto i 65 dollari. Fortunatamente le previsioni per il futuro sono più che buone: iMac e Mac-mini con processore Intel stanno vendendo bene, e le opinioni degli acquirenti sono favorevoli. Lo stesso MacBook ha richieste che Apple fatica a soddisfare, soprattutto perché il mercato dei portatili è quello che maggiormente traina il mercato in questo momento.

Come mai stiamo assistendo a ritardi nella migrazione dei portatili, che in quanto macchine ad alto potenziale di vendita, e ancora equipaggiate con il “vecchio” G4, dovrebbero essere i migliori candidati allo switch verso Intel? Probabilmente Apple non si aspettava un tale calo di vendite e pensava di poter spingere per qualche mese in più tutte le macchine con G4. Apple ha preparato con cura la transizione dell’iMac, che già nell’ultimo upgrade con G5 aveva subito modifiche tali alla struttura del case, che gli avrebbero consentito di inserire il Core Duo invece del G5 senza effettuare ulteriori modifiche.

Per i portatili la situazione sembrerebbe un po’ differente: il MacBook Pro presenta numerose varianti rispetto al corrispondente PowerBook, e il fatto che sia arrivato sul mercato con un po’ di ritardo indica che forse Apple non era ancora pronta al 100% per il lancio. A maggior ragione potrebbero esserci ritardi nella realizzazione di un modello con schermo da 13″ (che per Apple rappresenterebbe una novità), sia se dovesse rientrare nella linea MacBook Pro, sia nel caso in cui fosse chiamato ad inaugurare il successore dell’iBook.

In ogni caso la transizione, iniziata con sei mesi di anticipo, sembra avviata a terminare molto prima del previsto, e questo consentirebbe ad Apple di concentrarsi maggiormente sull’ultimazione della prossima release di Mac OS X, la 10.5 (nome in codice “Leopard”), di cui attualmente si conosce poco o nulla.

Parallelamente, c’è anche chi segue con interesse i Mactel con la speranza di poterci installare la prossima versione di Windows. Secondo alcune indagini, Apple potrebbe arrivare facilmente ad una quota di mercato pari al 9% se sulle proprie macchine si potesse installare anche il sistema operativo di Microsoft: molti utenti dichiarano infatti di essere attratti da Mac OS ma di non poter rinunciare di colpo ad alcuni software che funzionano esclusivamente sotto Windows.

Se era risaputo il fatto che Windows XP non è installabile sui Mactel in quanto non supporta il boot da EFI, chi sperava di poter installare Windows Vista sul proprio Mactel nuovo e fiammante dovrà ricredersi: è infatti degli scorsi giorni la notizia che neanche Windows Vista supporterà il boot da EFI, se non nella versione server a 64 bit (e quindi, in ogni caso, non sui Mactel attuali). Se questo sia dovuto ad effettivi problemi di implementazione, a ritardi nello sviluppo, o ad altri motivi è difficile dirlo: è vero che resta sempre aperta la possibilità che questa funzione venga implementata in uno dei successivi Service Pack, ma da più parti si nota scetticismo intorno a questa possibilità.

Apple non fa nulla per impedire l’installazione di Windows, ma Microsoft attualmente non sembra interessata a fornire alcun supporto in merito, anzi, dopo il lancio di Vista potrebbe arrivare una nuova release di Virtual PC. L’interesse per installare Windows sui Mactel è comunque molto alta, e non è escluso che la soluzione arrivi da una delle numerose terze parti che stanno lavorando intorno al problema, anche promuovendo concorsi ove sono in palio considerevoli somme di denaro.

Domenico Galimberti
(Per contattare l’autore scrivere alla redazione )

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14 03 2006
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