Apple/ iPhone e non solo iPhone

di D. Galimberti - Protagonista assoluto del MacWorld Expo, iPhone potrebbe influenzare da vicino l'evoluzione degli smartphone e non soltanto. Ma val la pena commentare anche il nuovo nome di Apple, segno del cambiamento

Roma – “I primi 30 anni sono solo l’inizio. Benvenuti nel 2007”. È con questa frase ad effetto che Steve Jobs, nel discorso d’apertura tenuto martedì al MacWorld Expo, ha dato il benvenuto ai 4mila partecipanti dell’atteso evento di San Francisco. Un evento che, come ormai sarà noto a tutti, ha svelato chicche come iPhone e AppleTV, ma che è stato anche occasione per l’annuncio, passato un po’ in sordina, del cambio di nome della società.

Lo slogan “dei 30 anni” di Jobs fa riferimento all’anniversario di Apple, per lo meno come impresa commerciale. Se è infatti vero che la fondazione ufficiale di Apple risale al folkloristico 1 Aprile 1976, la nascita di Apple come azienda vera e propria (con il nome di Apple Computer Incorporation ) è datata 3 gennaio 1977 (vedi qui ), ed è dovuta all’imprenditore Armas Clifford Markkula, che tanto si appassionò alla creatura di Jobs e Steve Wozniak.

Nonostante il MacWorld sia stato quasi completamente dominato – e non poteva essere altrimenti – da iPhone, di cui non mancherò di parlare in seguito, non va sottovalutata l’importanza dell’annuncio finale di Jobs: la modifica della ragione sociale della società di Cupertino, che da Apple Computer Inc. diventa Apple Inc .

La cancellazione del termine “Computer”, all’atto pratico, significa poco o niente: Apple continuerà infatti a percorrere quella strada, rivelatasi vincente, intrapresa diversi anni or sono. Il cambio di nome ha però un valore simbolico molto forte, perché riflette gli importanti cambiamenti che hanno interessato Apple in questi ultimi anni; cambiamenti che hanno diversificato il business dell’azienda, trasformando la casa della mela in ben più di un semplice produttore di computer.

Tralasciando alcune esperienze meno fortunate, il cambio di rotta attuale è iniziato nel 2001 con la presentazione del primo modello di iPod, a cui ha fatto seguito iTunes Music Store. Il successo di questi due prodotti ha spinto Apple a creare nuovi iPod con capacità video e portare sul proprio negozio virtuale, recentemente ribattezzato iTunes Store, anche videoclip musicali, serie televisive e film completi. A chiudere il cerchio è ora arrivato AppleTV, una sorta di media center che permette di fruire dei contenuti acquistati su iTunes nel proprio salotto e che, nelle intenzioni di Apple, è destinato a diventare il centro multimediale di ogni casa.

L’iPhone – sul cui nome si preannuncia battaglia legale tra Cisco ed Apple – si pone un po’ trasversalmente su tutti i campi di competenza di Apple, aggiungendone di nuovi: utilizza Mac OS X, può funzionare come un iPod (col quale condivide il connettore standard), può essere utilizzato per visualizzare foto e film, e ovviamente è anche uno smartphone completo che permette di navigare in Internet e gestire le e-mail.

L’iPhone racchiude oltre 200 tecnologie coperte da altrettanti brevetti, e presenta un’interfaccia con un sistema di controllo innovativo: nessun tasto, nessuno stilo, tutto comandato attraverso movimenti delle dita che sfiorano lo schermo sensibile al tocco. Chi ha avuto la fortuna di provarlo conferma l’estrema reattività del sistema e l’immediatezza di utilizzo, mentre chi è preoccupato per i graffi potrà tirare un sospiro di sollievo sapendo che il vetro del display beneficia un particolare trattamento antigraffio.

La data di uscita di iPhone è ancora lontana per poter esprimere dei giudizi definitivi, ma in base alla specifiche finora note possiamo già evidenziare qualche pro e contro del nuovo gadget.

Tra i contro possiamo citare la mancanza, per chi ne sente il bisogno, dell’UMTS (mancanza che comunque sarà colmata al primo aggiornamento, probabilmente in occasione del lancio europeo), e la memoria disponibile, pari a quella di un iPod-nano, ma lontana dai 30-80 GB di iPod video. La batteria ha una buona durata (5 ore di conversazione, 16 di riproduzione musicale, non dichiarate le ore di stand-by) ma ufficialmente non è sostituibile dall’utente (anche se probabilmente, così come avviene per iPod, non mancheranno kit e tutorial per le sostituzioni fai-da-te).

Tra i pro, a parte la perfetta integrazione con iTunes (anche per chi utilizza Windows), vanno sicuramente evidenziati due elementi di rilievo: l’adozione della tecnologia multitouch e l’utilizzo di una versione ad hoc di Mac OS X.

La tecnologia multitouch permette di operare contemporaneamente con più dita sullo schermo del telefono, consentendo, per esempio, di ruotare o zoomare una fotografia prendendone due punti e muovendoli a piacere (si veda a tal proposito il video di presentazione di iPhone). Di sicuro non è una caratteristica indispensabile su un cellulare, ma ha senso considerare iPhone un semplice cellulare? Si tratta a tutti gli effetti di un oggetto che ha le potenzialità per rimpiazzare non solo gli smartphone, ma anche la maggior parte dei PDA in circolazione, e il fatto che utilizzi un sistema operativo derivato da Mac OS X non può che lasciare aperte numerose altre possibilità sotto questo aspetto, con applicazioni di ogni tipo.

Pensate inoltre a cosa si potrebbe realizzare sfruttando la tecnologia multitouch nell’utilizzo di un normale computer: l’interfaccia attuale prevede un’interazione con l’utente attraverso un solo “punto di contatto” (che sia il dito su uno schermo touch o la punta della freccia del mouse). La capacità di gestire la pressione contemporanea di più dita apre maggiori possibilità di interazione, soprattutto se si ha a che fare con dispositivi o situazioni dove non è possibile avere a disposizione tastiera e mouse. Tale caratteristica permette, ad esempio, di virtualizzare quegli strumenti musicali che richiedono accordi a più tasti; far lavorare più persone contemporaneamente sullo stesso schermo wide; spostare dati o maneggiare immagini e filmati “a due mani” un po’ come avviene nel celebre film Minority Report . Le possibilità sono molteplici, tutto sta nella fantasia degli sviluppatori e nelle idee degli utilizzatori, e gli sviluppi di questa nuova tecnologia li vedremo solo tra qualche tempo.

Ma torniamo a parlare di Apple Inc. e del MacWorld Expo. Assodato che le intenzioni di Apple sono quelle di allargare i propri interessi (come evidenziato anche dagli accordi con Google e Yahoo), molti utenti sono rimasti delusi dalla mancanza di annunci riguardanti i Macintosh, Mac OS X Leopard e i canonici aggiornamenti delle applicazioni Apple. In realtà, con due prodotti completamente nuovi di cui parlare, l’AppleTV e l’iPhone, che rilevanza poteva avere nel contesto del keynote l’annuncio, per esempio, di un Mac-mini con un processore leggermente più veloce? In ogni caso è facile immaginare che anche gli aggiornamenti hardware non tarderanno ad arrivare, e qualcuno ha già parlato del 16 gennaio come possibile data della presentazione di nuovi prodotti.

Quello che Apple sta cercando di fare, e che a mio avviso è sempre stata la chiave vincente dei suoi prodotti, è di slegare il concetto di computer da quello di semplice box hardware per concentrarsi sulle applicazioni, le funzionalità e l’utilizzo semplice di tecnologie avanzate. Lo stesso concetto è in parte applicabile anche al sistema operativo: durante tutta la manifestazione non si è mai nominato Leopard, ma è quasi certo che la versione embedded di Mac OS X presente su iPhone (che occupa circa 200 MB dei 4 o 8 GB disponibili), e forse anche su AppleTV, derivi direttamente dalla futura release di Mac OS X. Gli indizi di queste supposizioni, a parte le scontate considerazioni sulle tempistiche del rilascio, risiedono in alcune caratteristiche di Leopard che ben si adattano a quanto mostrato su iPhone, ovvero la tecnologia Core Animation , che consente di ottenere in maniera semplice dei sofisticati effetti di animazione nelle applicazioni e nell’interfaccia, e la resolution indipendency , ovvero un’interfaccia indipendente dalla risoluzione dello schermo.

Proprio l’attesa del rilascio di Leopard potrebbe essere il motivo della mancata presentazione delle nuove release degli altri software Apple, in primis della nuova versione di iLife: come rinunciare alla possibilità di sfruttare le potenzialità di Core Animation per aggiungere nuove feature ad una suite che offre già molto più rispetto ad ogni altro software della stessa categoria?

iPhone ed AppleTV contribuiranno ad aumentare ulteriormente la visibilità di Apple, esattamente com’è successo con l’iPod, e questo potrebbe far aumentare in maniera considerevole la penetrazione di mercato di Mac OS X: già ora, secondo alcune proiezioni, il 20% dei portatili venduti nel 2007 potrebbe essere marchiato Apple.

Sarà interessante, in questa situazione, scoprire quale strategia intenderà adottare Apple, e soprattutto quale strategia intenderà utilizzare con la versione embedded di Mac O SX, che oltre all’iPhone potrebbe essere utilizzato su altri dispositivi, tra cui nuove versioni di iPod. Una notizia poco gradita (ma ancora da confermare) è quella secondo la quale sull’iPhone non sarà possibile installare liberamente applicazioni scritte da terze parti, un po’ come accade già ora con i giochi per iPod, disponibili solamente attraverso iTunes Store: se così fosse le prospettive di utilizzare iPhone come PDA sarebbero limitate alle applicazioni che Apple renderà disponibili, ma in realtà potrebbe anche significare che l’intenzione di Apple è quella di “costringere” gli sviluppatori a vendere i propri applicativi attraverso iTunes, con corrispondente pagamento di una quota alle casse della neonata Apple Inc.

In ogni caso è ancora presto per tirare le somme: il 2007 apre una nuova era per Apple, e ciò che abbiamo visto in questa expo di inizio anno potrebbe essere solo l’inizio di una nuova serie di prodotti Apple che scopriremo solo nei prossimi mesi.

Domenico Galimberti
(Per contattare l’autore scrivere alla redazione )

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  • Anonimo scrive:
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  • Anonimo scrive:
    non può funzionare
    a parte il fatto che è troppo orientato ai tecnici ci sarebbero due possibilità:-non mettere moderatori col risultato che un articolo direbbe i gironi pari il contrario di quello che c'è scritto nei giorni dispari-mettere i moderatori, col risultato che rimarrebbe solo la versione che piace a lui/loro.
    • Anonimo scrive:
      Re: non può funzionare
      - Scritto da:
      a parte il fatto che è troppo orientato ai
      tecnici ci sarebbero due
      possibilità:
      -non mettere moderatori col risultato che un
      articolo direbbe i gironi pari il contrario di
      quello che c'è scritto nei giorni
      dispari
      -mettere i moderatori, col risultato che
      rimarrebbe solo la versione che piace a
      lui/loro.un po' come internet, e' un'idea che non prendera' mai piede.
      • Anonimo scrive:
        Re: non può funzionare
        - Scritto da:
        un po' come internet, e' un'idea che non
        prendera' mai
        piede.A parte la stronzata che hai scritto, hai anche delle argomentazioni?
        • Anonimo scrive:
          Re: non può funzionare

          A parte la stronzata che hai scritto, hai anche
          delle
          argomentazioni?
          ma tu ce le avevi? basta il cervello per capire e orientarsi in un mare di disinformazione. Se non hai quello e' inutile portarti il fuoco, ti ci bruceresti.
          • Anonimo scrive:
            Re: non può funzionare
            - Scritto da:
            ma tu ce le avevi?Sai leggere?
            basta il cervello per capire e
            orientarsi in un mare di disinformazione. detto da uno che non sa leggere un post di tre righe.
            Se non
            hai quello e' inutile portarti il fuoco, ti ci
            bruceresti.Altra frase fatta ricca di argomentazioni.Supponevo di avere a che fare con qualunquista, grazie per la conferma. E con questa sono sceso al tuo livello.
          • Anonimo scrive:
            Re: non può funzionare
            ...
            grazie per la conferma. E con questa sono sceso
            al tuo
            livello.hai un link per descrivere il tuo livello?forse prendi un po' troppo sul serio quel che leggi.
          • Anonimo scrive:
            Re: non può funzionare
            - Scritto da:
            hai un link per descrivere il tuo livello?
            forse prendi un po' troppo sul serio quel che
            leggi.grazie per aver cambiato argomento ed aver ancora una volta evitato di argomentare alcunchè.. con questa toglo questo thread dai preferiti.
          • logiq scrive:
            Re: non può funzionare
            a parte i vostri inutili flame, mi pare che una obiezione al primo commento sia gia' nell'articolo, quando dice: gli autori credono in una intelligenza collettiva, nel controllo dei contenuti dal basso (un po' come la wikipedia dei primi tempi).d'altra parte, se ha funzionato per wikipedia (a parte alcune modifiche che secondo me non minano piu' di tanto il discorso di fondo, vedi articoli bloccati ed edit non piu' totalmente libero) e' perche' il modello c'e', esiste e funziona
          • Anonimo scrive:
            Re: non può funzionare

            con questa toglo questo thread dai preferiti. :D :D :D :D :D :D
  • Anonimo scrive:
    naturalmente la libertà di espressione
    manca solo ai cinesiin australia non si può girare in aereo con magliette anti-bush, manifestazioni in usa di mrs Sheenan vengono sgombrate dalla polizia, vengono incarcerati per negazionismo non beceri nazistoidi antisemiti ma seri accademici che pongono problemi scomodi per la storiografia dei vincitori, si fanno cause miliardarie per diffamazione poi ritirate o perse dopo aver terrorizzato i media per censurarle, corifei di regime bollano il dissenso come apologia di reato o istigazione a delinquere, giornalisti scomodi per l'occidente muoiono nei modi più strani mentre i colleghi e rsf si girano dall'altra parte, telecamere per ogni dove con riprese gestite non si sa da chi ne' per quanto tempo, movimenti finanziari ed e-mail spiati dichiaratamente dagli esportatori di democrazia, telefonate spiate da privati legati alle telco non si sa a che titolo, con la scusa di pedofilia e terrorismo server antagonisti spiati dalla postel, ma il problema naturalmente é SOLO la cina (e tutti gli altri paesi dell'asse del male)
    • Gatto Selvaggio scrive:
      Re: naturalmente no
      È sottinteso.Purtroppo anche nell'America del primo emendamento - figuriamoci da noi - per far capire al popolame il valore della libera espressione (e conseguentemente dell'anonimato) occorre calcare la mano sui perseguitati dai veri regimi totalitari. L'occidentale medio non ammetterà mai che la persecuzione sia possibile in occidente, perché vorrebbe dire mettere in dubbio la bontà di un sistema in cui crede con tutte le sue fibre.I miei amici son gente parecchio più evoluta della media sotto molti aspetti, ma quando si viene all'anonimato non vanno oltre il paleolitico "se uno non ha niente da nascondere...". In occidente la gente è così convinta di vivere in un sistema libero da essere ottusamente cieca davanti a ogni dimostrazione del contrario.
  • Anonimo scrive:
    In che lingua ci scrivo?
    e' inutile che mi diano la possibilita' di scrivere liberamente se poi nessuno leggera' i miei scritti in una lingua destinata all'estizione.E' il solito problema, se scrivessi queste poche parole in inglese, francese, spagnolo, lingue, per me, straniere, ma allo stesso tempo facili, non potrei essere sicuro al 100% che il messaggio verra' inteso come volevo, e allo stesso modo un anglofono madrelingua nei confronti di un mondo che parla uno pseudo dialetto impoverito della sua ricchissima e complessa lingua.Serve un linguaggio facile da imparare bene in pochi mesi, non da imparare poco in molti anni, una lingua che rispetti le altre e non le fagociti, perche' poi tutti i tesori culturali custoditi dalle lingue spariranno agli occhi dei piu' e tutta l'umanita' ne sara' impoverita.Alternative esistono, vediamo di rifletterci anche in informatica, come diceva il tipo della Crusca in un articolo.
    • Anonimo scrive:
      Re: In che lingua ci scrivo?
      - Scritto da:
      e' inutile che mi diano la possibilita' di
      scrivere liberamente se poi nessuno leggera' i
      miei scritti in una lingua destinata
      all'estizione.
      E' il solito problema, se scrivessi queste poche
      parole in inglese, francese, spagnolo, lingue,
      per me, straniere, ma allo stesso tempo facili,
      non potrei essere sicuro al 100% che il messaggio
      verra' inteso come volevo, e allo stesso modo un
      anglofono madrelingua nei confronti di un mondo
      che parla uno pseudo dialetto impoverito della
      sua ricchissima e complessa
      lingua.
      Serve un linguaggio facile da imparare bene in
      pochi mesi, non da imparare poco in molti anni,
      una lingua che rispetti le altre e non le
      fagociti, perche' poi tutti i tesori culturali
      custoditi dalle lingue spariranno agli occhi dei
      piu' e tutta l'umanita' ne sara'
      impoverita.
      Alternative esistono, vediamo di rifletterci
      anche in informatica, come diceva il tipo della
      Crusca in un
      articolo.Perfetto, se hai di questi problemi usa il klingon.
      • Anonimo scrive:
        Re: In che lingua ci scrivo?
        - Scritto da:

        Perfetto, se hai di questi problemi usa il
        klingon."taH pagh taHbe'. DaH mu'tlheghvam vIqelnIS.quv'a', yabDaq San vaQ cha, pu' je SIQDI'?pagh, Seng bIQ'a'Hey SuvmeH nuHmey SuqDI','ej, Suvmo', rInmoHDI'?"
    • Anonimo scrive:
      Re: In che lingua ci scrivo?

      E' il solito problema, se scrivessi queste poche
      parole in inglese, francese, spagnolo, lingue,
      per me, straniere, ma allo stesso tempo facili,
      non potrei essere sicuro al 100% che il messaggio
      verra' inteso come volevo, Questo succede, forse in misura minore, anche usando l'italiano con gli italiani.Prova a leggere i messaggi del forum di PI e te ne renderai conto.
      Serve un linguaggio facile da imparare bene in
      pochi mesi, non da imparare poco in molti anni,
      una lingua che rispetti le altre e non le
      fagociti,Hai descritto l'Esperanto, ma non lo parla quasi nessuno...Lo ho studiato per 2 settimane e subito ero in grado di fare traduzioni simultanee. Detto questo, non credo che nessuna lingua pianificata riuscirà mai ad affermarsi.
      • Bisco scrive:
        Re: In che lingua ci scrivo?
        Davvero sei riuscito a studiarlo in 2 settimane?Hai provato pure con l'IDO, che dovrebbe essere una versione semplificata...
      • Anonimo scrive:
        Re: In che lingua ci scrivo?

        Hai descritto l'Esperanto, ma non lo parla quasi
        nessuno...
        Lo ho studiato per 2 settimane e subito ero in
        grado di fare traduzioni simultanee. Detto
        questo, non credo che nessuna lingua pianificata
        riuscirà mai ad
        affermarsi.se qualche milione di persone che la parlano, poi aggiungi quelli, molti di piu', che la ritengono una buona buona idea e la sostengono senza approfondirla, se tutti questi ti sembrano pochi ...L'Esperanto ha dalla sua una vasta cultura e comunita', e' tipo debian o ubuntu per linux, e' forte e ci si puo' fare affidamento, per questo e' quella piu' longeva e piu' studiata. Aggiungi che non puo' mutare in dialetti o semplificazioni, l'ido, per esempio, e' un'altra lingua, non una semplificazione dell'esperanto. Un'idea carina sarebbe tutelare con l'esperanto tutte le lingue mondiali, un po' quel che fa slow food con i prodotti tipici, con il sostegno che ha linux grazie alla sua comunita'.Link ad uno dei programmini per impararlo facilmente:http://www.cursodeesperanto.com.br/bazo/index.php?itdomenica scorsa su quel sito era stato attuato un defacement da parte di qualche gruppo arabo, si trovano ancora tracce nella cache di google:http://209.85.135.104/search?q=cache:zqTBMNs0r3MJ:www.cursodeesperanto.com.br/+kurso+de+esperanto&hl=it&gl=it&ct=clnk&cd=1&client=firefox-aIl farlo affermare dipende dal riconoscerlo come una buona idea oppure no.La cosa che attirato me verso l'esperanto e' che ci puoi viaggiare in tutto il mondo facendoti ospitare e potendo contare su persone carine:)
    • Bisco scrive:
      Re: In che lingua ci scrivo?
      Potresti scrivere in Eperanto o in Ido ;)
    • Anonimo scrive:
      Re: In che lingua ci scrivo?

      Alternative esistono, vediamo di rifletterci
      anche in informatica, come diceva il tipo della
      Crusca in un
      articolo.Larticolo del tipo della Crusca:http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1346503Ma questa Crusca che fa? e' un circolo ricreativo?Non voglio essere offensivo, ma in confronto a quella francese, praticamente, non esiste. Non che i francesi non abbiano delle pecche gravi, tipo nazionalismo stupido, pero' quando fanno qualcosa lo fanno abbastanza seriamente, e forse dovremmo chiedere aiuto anche a loro, e ai tedeschi, e anche a tutto il mondo, visto che anche l'inglese rischia di scomparire a favore di un dialetto per ritardati fatto di piu' o meno di 20 parole inglesi storpiate e torturate nei modi piu' incredibili.
      • Anonimo scrive:
        Re: In che lingua ci scrivo?
        il dio della crusca mi ha punito con una digitazione piena di orrori ;)
        • Anonimo scrive:
          Re: In che lingua ci scrivo?
          dato che si parla di lingua appesantiamo il forum con un bel link che fa riflettere su cio' che comporta dimenticare le lingue che hanno dato forma al nostro mondo:http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000429.htm
          • Gatto Selvaggio scrive:
            Re: In che lingua ci scrivo?

            http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000429.htmInteressantissimo, anche se non mi rivela nulla di nuovo. Secondo la teoria della continuità paleolitica di Alinei le lingue indoeuropee risalgono alle prime popolazioni che hanno abitato l'Europa, e non a una successiva invasione come sostiene la teoria classica.Se il mondo è stato popolato a partire dall'Africa non dovrebbe stupire la scoperta di parentele, fra le lingue europee e semitiche, più strette di quanto finora si pensasse.
          • Anonimo scrive:
            Re: In che lingua ci scrivo?

            Se il mondo è stato popolato a partire
            dall'Africa mi pare che anche questo sia stato messo in discussione. il fatto della decisiva cultura proveniente da quelle zone invece no.
          • Gatto Selvaggio scrive:
            Re: In che lingua ci scrivo?


            Se il mondo è stato popolato a partire

            dall'Africa
            mi pare che anche questo sia stato messo in
            discussione.Boh, io sapevo che l'uomo come specie ha avuto origine in Africa e da lì si è diffuso. Ma a dire il vero non saprei a quale stadio dell'evoluzione i progenitori dell'homo sapiens siano apparsi in altri continenti.
          • Anonimo scrive:
            Re: In che lingua ci scrivo?

            Boh, io sapevo che l'uomo come specie ha avuto
            origine in Africa e da lì si è diffuso. Ma a dire
            il vero non saprei a quale stadio dell'evoluzione
            i progenitori dell'homo sapiens siano apparsi in
            altri
            continenti.boh lo dico anch'io :D le mie nozioni scolastiche cominciano a segnare il passo sempre piu' velocemente. questo il primo link che ho trovato:http://www.silab.it/storia/?pageurl=06-le-origini-dell-uomo
    • Anonimo scrive:
      Re: In che lingua ci scrivo?

      Serve un linguaggio facile da imparare bene in
      pochi mesi, non da imparare poco in molti anni,
      una lingua che rispetti le altre e non le
      fagociti, perche' poi tutti i tesori culturali
      custoditi dalle lingue spariranno agli occhi dei
      piu' e tutta l'umanita' ne sara'
      impoverita.Innanzitutto questo presunto linguaggio facile sarebbe sterile esattamente come lo pseudialetto non avendo nessuna cultura dietro.E non si capisce come creare questa cultura globale senza imposizioni (peraltro tutto questo sta avvenedo già, con l'inglese, è un dato di fatto, il resto è come il luddismo, sbagliare bersaglio e invece di fare una lotta sindacale sfasciare le macchine).L'esperanto, che io ritengo qualcosa di simpatico ma inutile, soffre anche lui di questo problema; non ha nè cultura nè economie dietro.Qui c'è chi lo ha paragonato ad esempio a linux, ma, a parte il paragone azzardato, e il fatto che io non amerei una lingua appresa dall'alto, c'è una differenza fondamentale:la matematica e la tecnica sono universali, la letteratura no.g è sempre 9.8 m/s^2, un byte 8 bit, una poesia no.Tu potrai dire che basterebbe insegnarlo per creare una nuova cultura, e allora io dico che basta insegnare le lingue straniere.Ovvero se vuoi una lingua per comunicare per tua scelta, usa quello che vuoi, l'esperanto, il l33t-sp33k oppure, come la massa degli utenti, una versione basilare e tecnica dell'inglese.Sennò impari bene una o più lingue e ti garantisco che esprimere la profondità, le sfumature e i sentimenti non è impossibile.
      • Anonimo scrive:
        Re: In che lingua ci scrivo?

        Innanzitutto questo presunto linguaggio facile
        sarebbe sterile esattamente come lo pseudialetto
        non avendo nessuna cultura
        dietro.Innanzitutto potresti informarti un pochino prima di pontificare:http://it.wikipedia.org/wiki/Esperantobasta che leggi la data di nascita della lingua, ha compiuto 100 anni tempo fa, e' ancora viva ed ha una produzione letteraria, musicale e altro, in continua crescita, oltre alle traduzioni di classici e non di tutto il mondo.
        E non si capisce come creare questa cultura
        globale senza imposizioni (peraltro tutto questo
        sta avvenedo già, con l'inglese, è un dato di
        fatto, il resto è come il luddismo, sbagliare
        bersaglio e invece di fare una lotta sindacale
        sfasciare le
        macchine).ma quali imposizioni? studiare le lingue e' bello, essere costretti a studiare solo una lingua a discapito di tutte le altre, compresa la propria lingua madre e violenza. Con l'Esperanto hai una lingua che introduce i concetti logici insieme a quelli linguistici, parlare o scrivere in esperanto e' programare con delle parole, la creativita' dipende da te, ma le regole, semplici, ti aiutano.
        L'esperanto, che io ritengo qualcosa di simpatico
        ma inutile, soffre anche lui di questo problema;
        non ha nè cultura nè economie
        dietro.Innanzitutto ...
        Qui c'è chi lo ha paragonato ad esempio a linux,
        ma, a parte il paragone azzardato, e il fatto che
        io non amerei una lingua appresa dall'alto, c'ècioe' imposta? (la domanda e' retorica ... )
        una differenza
        fondamentale:
        la matematica e la tecnica sono universali, la
        letteratura
        no.
        g è sempre 9.8 m/s^2, un byte 8 bit, una poesia
        no.In Esperanto questa distinzione non c'e', e' una lingua, ma un byte e' sempre 8 bit, come daltronde i linguaggi di programmazione, puoi riscrivere il codice in tantissimi modi, ma un byte e' sempre 8 bit.
        Tu potrai dire che basterebbe insegnarlo per
        creare una nuova cultura, e allora io dico che
        basta insegnare le lingue
        straniere.si, ma tutte le lingue straniere, nel senso che l'inglese e' importante quanto l'italiano e il francese e le altre. Alcuni lo paragonano al Latino, certo, ma quanti sono capaci di parlare in Latino, anche volendo?
        Ovvero se vuoi una lingua per comunicare per tua
        scelta, usa quello che vuoi, l'esperanto, il
        l33t-sp33k oppure, come la massa degli utenti,
        una versione basilare e tecnica
        dell'inglese.
        Sennò impari bene una o più lingue e ti
        garantisco che esprimere la profondità, le
        sfumature e i sentimenti non è
        impossibile.insomma, se perdi due minuti ad informarti capirai che l'Esperanto ha dei vantaggi che nessuna altra lingua etnica ha, ha 16 regole fondamentali, niente eccezioni, se proprio ci tieni agli ideali si batte per la pace nel mondo cercando di ottenere una maggiore comprensione tra i popoli.Prova a fare un test linguistico per misurare il QI, tu sei fra i pochi fortunati che otterrebbero lo stesso risultato sia in inglese che in italiano? con l'esperanto questo non succederebbe, ammesso che lo si riesca a studiare per qualche mese, cominciando a qualsiasi eta'.Non c'entra niente essere a favore di quella o dell'altra, bisogna riflettere su cosa sia migliore come soluzione ad un problema che c'e' sempre stato.
        • Anonimo scrive:
          Re: In che lingua ci scrivo?

          Prova a fare un test linguistico per misurare il
          QI, tu sei fra i pochi fortunati che otterrebbero
          lo stesso risultato sia in inglese che in
          italiano? con l'esperanto questo non
          succederebbe, ammesso che lo si riesca a studiare
          per qualche mese, cominciando a qualsiasi
          eta'.lo sai che i bambini in germania sono intelligentissimi? a 5 anni parlano gia' tedesco! :|
        • Anonimo scrive:
          Re: In che lingua ci scrivo?

          Innanzitutto potresti informarti un pochino prima
          di
          pontificare:
          http://it.wikipedia.org/wiki/Esperanto
          basta che leggi la data di nascita della lingua,
          ha compiuto 100 anni tempo fa, e' ancora viva ed
          ha una produzione letteraria, musicale e altro,
          in continua crescita, oltre alle traduzioni di
          classici e non di tutto il
          mondo.
          L'autore del primo post dichiarava che l'italiano era una lingua destinata all'estinzione, e io ho continuato il suo discorso con questa idea di base (giusta o sbagliata) e quindi scusa, ma se piazzi l'italiano come lingua senza futuro perchè non ha una popolazione sufficente o non ha una cultura/economia dominante (il cinese ha la prima, l'inglese la seconda), non puoi venirmi a dire che l'esperanto ha dietro una cultura sufficiente.Intendimi, non voglio offendere nessuno, o criticare chi sa l'esperanto, solo dico che l'autore del primo post parlava di qualcosa come comunicazione con la massa.E se ritiene che l'italiano non abbia una userbase sufficiente non può certo dire che l'esperanto ce l'ha.E naturalmente la soluzione sarebbe farlo imparare a tutti (tu puoi dire che bisognerebbe che tutti decidessero di impararlo, ma io penso che sia improbabile, se pensi che in italia c'è gente che parla quasi solo il dialetto).E ovviamente farlo imparare a tutti è una "imposizione", piacevolissima magari, ma una scelta dall'alto (quanti studenti italiani rinuncerebbero all'inglese a scuola, specie agli aspetti improduttivi, tipo letteratura, se questo fosse opzionale? penso molti).Non nego che l'esperanto sia magari più facile da imparare di altre lingue, e infatti dicevo che se vuoi comunicare con qualcuno puoi usare quello che vuoi, ma se poi non ti stupire se fuori da quel gruppo non sei capito.Se vuoi la comunicazione universale devi usareuna lingua a grande diffusione e le lingue a grande diffusione si creano con la forza della unificazione (vedi fattori di sopra).Ribadisco, se dici che l'esperanto è l'ideale per comunicare tra due persone che devono trovare un mezzo comunque, ti do anche ragione.Se mi dici che l'esperanto dovrebbe essere la lingua con la quale i popoli del mondo comunicano, non nego che potrebbe essere la sc1elta tecnica migliore, dico che è improponibile, a meno di imporlo.O che ci sia un referendum planetario, un eventualità improbabile mi pare.O magari tu parli delle elites, ma le elities possono anche prendersi la briga di imparare le lingue straniere.
          • Anonimo scrive:
            Re: In che lingua ci scrivo?
            ...
            Se mi dici che l'esperanto dovrebbe essere la
            lingua con la quale i popoli del mondo
            comunicano, non nego che potrebbe essere la
            sc1elta tecnica migliore, dico che è
            improponibile, a meno di
            imporlo.Il punto e' tutelare le varie culture, se non e' una cosa interessante allora non c'e' bisogno di trovare soluzioni.come diceva la pubblicita' la vita e' fatta di priorita', c'e' chi cerca qualcosa da mangiare e chi sente come priorita' la fame nel mondo, riflettendo mi e' sembrato di capire che se tutti potessero comunicare facilmente sarebbe piu' facile risolvere tutti i problemi, sto parlando di compatibilita' o standard o vedi tu. Una lingua artificiale e semplificata e da imparare in poco tempo sarebbe una soluzione tecnicamente, umanamente, economicamente accettabile. La scuola dovrebbe, secondo me, tenere presente questi fatti e queste opinioni, ma soprattutto dovrebbe tutelare la cultura in ogni sua forma. Per me, personalmente, tutti dovrebbero studiare l'inglese da piccoli, ma visto che l'esperanto aiuta, tra le altre cose, ad imparare anche l'inglese, forse e' meglio studiarlo prima, poi se le altre nazioni vedono in questo una cosa interessante seguiranno l'esempio, altrimenti non sara' stato tempo sprecato, perche' la cultura del rispetto non fa mai male.cose piu' evidenti riguardo a questo argomento. Perche' tutti parlino l'inglese bisogna insegnarlo alle elementari e aspettare che i vecchi si facciano da parte, con l'esperanto puoi far parlare intere nazioni in pochi anni (volendo). ma anche se non fosse l'esperanto va bene qualsiasi soluzione ben ponderata, anche se allo stato attuale non ne vedo altre.
  • Anonimo scrive:
    non ditemi....
    che anche gli europei potran parlare liberamente... o...no?
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