Apple, le prime novità del 2018

Apple, lontana dagli eventi più caotici, sceglie l'iPad e il settore scolastico per iniziare il 2018 nel migliore dei modi... e i numeri potrebbero darle ragione...

Roma – Apple, ormai da molto tempo, non è solita partecipare alle consuete fiere di inizio anno dove tutti i concorrenti fanno a gara per presentare le novità che arriveranno nei mesi successivi (come il CES, il Consumer Electronic Show che si tiene ogni gennaio a Las Vegas, o il Mobile World Congress di fine febbraio Barcellona).

Questo ha fatto si che la casa della mela attirasse l’attenzione verso eventi specifici in cui era l’unica protagonista, cosa che è successa diverse volte negli anni scorsi, a partire dalla presentazione del primo iPad nel 2010 (e dei sui successori negli anni successivi, prima che tutti i nuovi lanci passassero all’evento autunnale) passando poi per iBooks (e relativo iBooks Author ), e arrivando anche al Mac Pro cilindrico .

Ci sono stati anche anni in cui Cupertino è rimasta tranquilla , lasciando che le fantasie di utenti e analisti più o meno affidabili, facessero crescere l’interesse verso i prodotti della mela… nel frattempo Apple ha avuto modo di studiare nuovi prodotti e perfezionare le sue strategie: su quest’ultimo aspetto, ultimamente ha puntato molto all’insegnamento della programmazione, con sessioni dedicate negli Apple Store e corsi specifici in alcune università, mentre sui nuovi prodotti, al di là dei perfezionamenti già visti in questi ultimi anni il MacBook Pro con Touch Bar , l’ iPhone X , la terza serie di Apple Watch , ecc…)

Senza addentrarci negli ipotetici scenari futuri in cui Apple potrebbe fare concorrenza a Netflix o realizzare sistemi di guida autonoma per le automobili, il 2018 potrebbe già essere un po’ diverso, e quello che abbiamo visto ieri durante l’evento di Chicago dedicato al settore educational, è solo un piccolo assaggio di quello che ci aspetta nei mesi a venire. L’ invito per la stampa mostrava chiaramente un disegno realizzato a mano libera, e considerando che l’evento era incentrato sul settore educational, non era difficile immaginare che Apple avrebbe presentato un nuovo iPad economico con supporto per Apple Pencil.

Ma veniamo al prodotto presentato ieri. Si tratta di un iPad da 9,7 pollici , quindi il classico formato da sempre utilizzato per l’iPad (a differenza delle due misure da 12,9 o da 10,5 pollici attualmente utilizzate per la serie pro). Al di là del contesto educational si tratta a tutti gli effetti di un prodotto che sostituisce in tutto e per tutto il modello precedente che già avevamo avuto modo di apprezzare sotto molti aspetti.

Per l’occasione, la casa della mela ha voluto puntare su quegli aspetti che più hanno contribuito alla ripresa dell’iPad (in crescita ormai da tre trimestri consecutivi) ed ha sfornato un prodotto che, ad un prezzo ancora inferiore rispetto a prima, riesce comunque ad aumentare prestazioni sacrificando altri aspetti che nella situazione attuale possono essere considerati secondari. La risoluzione del sensore touch dello schermo è stata aumentate per rendere il nuovo modello compatibile con Apple Pencil, e all’interno troviamo il processore A10 Fusion a 64 bit , che offre le stesse prestazioni del modelli Pro (per certi aspetti paragonabili a quelle di molti computer).

Cosa significa questo, e che ripercussioni avrà sulle vendite degli iPad e sul mercato dei tablet in generale? Innanzitutto significa che Apple continua a puntare in modo deciso sull’iPad, e crede che il futuro debba passare necessariamente per questa tipologia di dispositivi. Non possiamo però fare a meno di notare che il nuovo iPad 2018 rischia di mettere fuori gioco gli altri modelli : a 359 Euro per il modello 32GB e 449 Euro per la versione da 128GB, viene da chiedersi che fine farà l’iPad mini da 128GB, visto che allo stesso prezzo (10 Euro in meno, se vogliamo essere precisi) offre un display più piccolo (anche se di qualità migliore), un processore più vecchio di due generazioni, e nessuna possibilità di utilizzare Apple Pencil (anche se ci sono molte altre penne compatibili). Diverso il confronto con la serie Pro, dove è vero che partiamo da un prezzo doppio, ma siamo di fronte ad un display di tutt’altra fattura (tecnologia ProMotion e display con adattamento true tone ad ampia gamma cromatica P3), un comparto grafico ancora più prestante, una capacità doppia, e delle camere di qualità molto superiore… oltre alla compatibilità con la Smart Keyboard di Apple. Nonostante tutte le possibilità offerte dai modelli top di gamma, non credo di sbagliare se dico che il nuovo iPad 2018 sarà il modello di maggior successo nei prossimi mesi, anche se è facile immaginare che la serie Pro verrà presto aggiornata con un nuovo processore in grado di distanziare ulteriormente l’iPad da 9,7 pollici. Più difficile il pronostico per il modello mini, che al di là di alcuni piccoli aggiustamenti è di fatto lo stesso modello presentato nel settembre del 2015.

La mossa di Apple punta inoltre a rinforzare la penetrazione di Cupertino nel settore educational, offrendo un prodotto dal prezzo accessibile e in grado, grazie ad Apple Pencil, di adattarsi alle esigenze degli studenti. Non è un caso che appena prima dell’evento di Apple, anche Google abbia presentato un prodotto simile , tanto nelle specifiche quanto nel prezzo, ma ovviamente basato su Chrome OS. Evidentemente Apple non è l’unica a credere che i tablet avranno un ruolo importante nel futuro prossimo dell’educazione, ma è proprio qui che la Apple riesce a far valere la sua esperienza in un settore tanto delicato come quello scolastico. Innanzitutto il nuovo iPad sarà disponibile a prezzi ancora più bassi per gli istituti scolastici, ma la casa della mela non si limita a fornire l’hardware, e articola la sua offerta educativa con il programma Creatività per tutti , e con l’ aggiornamento della suite iWork volto a supportare nel migliore dei modi la compatibilità con Apple Pencil.

Cratività per tutti è un’offerta che si articola in diversi punti e offre agli studenti diversi strumenti per apprendere in modo semplice tutte le materie creative (disegno, musica, fotografia, ma anche la programmazione) e agli insegnanti due strumenti come Schoolwork e Classroom che servono per creare compiti, analizzare i progressi degli studenti e sfruttare la potenza delle App durante le lezioni. Classroom (che a breve sarà disponibile anche su macOS) aiuta gli insegnanti a controllare gli iPad della classe durante le lezioni, consentendo loro di aprire app, libri e siti web su tutti i dispositivi degli studenti, inviare e ricevere documenti, e visualizzare gli schermi dei dispositivi per aiutare i ragazzi a concentrarsi sull’attività svolta. Tutto questo sarà poi coadiuvato da una spazio (gratuito) di archiviazione su iCloud pari a 200GB per insegnanti e studenti (contro i 5GB degli utenti comuni).

Come prima novità Apple del 2018 ci sono i presupposti per continuare a fare bene per tutto l’anno. Chi si aspettava qualcosa di più, come un nuovo Mac mini (atteso entro la fine di quest’anno), una nuova versione dell’iPhone SE, o il caricatore wireless annunciato lo scorso anno, dovrà avere ancora un po’ di pazienza. L’ambito di questo evento si prestava a ciò che è stato annunciato, e in assenza di sorprese (sempre possibili) dovremo attendere la conferenza degli sviluppatori di inizio giugno per scoprire le successive mosse di Cupertino.

Domenico Galimberti
blog puce72

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  • Naina Sam scrive:
    informazione
    Sto facendo 91 all'ora lavorando da casa. Sono rimasto scioccato quando il mio vicino mi ha detto che stava in media 101 ma vedo come funziona adessoo. 0ra mi sento tanto libertà che sono il mio capo....Questo è ciò che faccio.....=====



    w­w­w­.­L­a­v­o­r­i­5­.­c­o­m
  • Il F......o scrive:
    Alfonsino ai mai pensato...
    che potrebbe non FREGARCENE UN BENEAMATO XXXXX!! Di Nitteflix??
  • panda rossa scrive:
    Un po' come il premio Strega
    Questi festival si stanno rivelando per quello che sono stati da sempre, non un riconoscimento all'opera e all'autore, bensi' una markettata pubblicitaria per l'editore parassita.Al premio Strega, per la partecipazione e' OBBLIGATORIO fornire 600 copie stampate del libro, tagliando fuori tutti quei capolavori degli artisti che rifiutano di piegarsi all'editore parassita e pubblicano da se' AGGRATIS in digitale.Qui lo stesso.L'editore parassita uccide l'arte e sfrutta il lavoro altrui per il proprio meschino tornaconto.
    • Pollo scrive:
      Re: Un po' come il premio Strega


      L'editore parassita uccide l'arte e sfrutta il
      lavoro altrui per il proprio meschino
      tornaconto.Molto strano che tu la pensa così, netflix vuole fare esattamente il contrario di quello che dici tu: netflix vuole partecipare al festival ma non far girare l'opera nelle sale cinematografiche. In altre parole, al di là del fatto dei premi o riconoscimenti che può vincere un'opera, per potersela guardare il pubblico dovrà fare abbonamento a netflix.Adesso si può anche disquisire se un'opera essendo fine a se stessa potrebbe anche non essere messa in nessun giro di distribuzione, però personalmente penso che la sala cinematografica è il minimo per rendere l'opera pubblica, è un po' difficile non riuscire a pensare che netflix vuole la botte piena e la moglie ubriaca cercando pubblicità e consensi attraverso il festival ma obbligando il pubblico ad abbonarsi alla loro piattaforma per potere vedere. Preferisco la scelta del festival in questo caso.
      • panda rossa scrive:
        Re: Un po' come il premio Strega
        - Scritto da: Pollo



        L'editore parassita uccide l'arte e sfrutta
        il

        lavoro altrui per il proprio meschino

        tornaconto.

        Molto strano che tu la pensa così, netflix vuole
        fare esattamente il contrario di quello che dici
        tu: netflix vuole partecipare al festival ma non
        far girare l'opera nelle sale cinematografiche.
        In altre parole, al di là del fatto dei premi o
        riconoscimenti che può vincere un'opera, per
        potersela guardare il pubblico dovrà fare
        abbonamento a
        netflix.Pure lo scrittore Tizio vorrebbe partecipare al premio Strega e poi far girare l'opera solo sugli e-book, scavalcando l'editore parassita.Proprio come Netflix vorrebbe partecipare a Cannes scavalcando il produttore cinematografico ammanicato col distributore.Tutta questa filiera di intermediari parassiti che la tecnologia dovrebbe giustamente condannare alla fame, cerca invece di sopravvivere danneggiando opere e artisti.
        Adesso si può anche disquisire se un'opera
        essendo fine a se stessa potrebbe anche non
        essere messa in nessun giro di distribuzione,
        però personalmente penso che la sala
        cinematografica è il minimo per rendere l'opera
        pubblica, è un po' difficile non riuscire a
        pensare che netflix vuole la botte piena e la
        moglie ubriaca cercando pubblicità e consensi
        attraverso il festival ma obbligando il pubblico
        ad abbonarsi alla loro piattaforma per potere
        vedere. Prima o poi uscira' in dvd o in streaming da qualche parte.I diritti scadono, mica sono eterni, per fortuna.
        Preferisco la scelta del festival in
        questo caso.Scelta che impedisce pure a me di partecipare a Cannes con i miei corti.Spiacente, ma non sono d'accordo.
        • ... scrive:
          Re: Un po' come il premio Strega

          Scelta che impedisce pure a me di partecipare a
          Cannes con i miei corti.Se la qualita dei tuoi supposti corti e' equiparabile alla competenza con la quale parli di hardware, ma meno male che le regole ti dannes ti tendono fuori: io direi a quelli di cannes di autorizzare al fuoco con pallottole di gomma appena ti avvicini, XXXXX!
          Spiacente, ma non sono d'accordo.e sai quanto ce ne frega.
          • Il F......o scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: ...

            Scelta che impedisce pure a me di partecipare a

            Cannes con i miei corti.

            Se la qualita dei tuoi supposti corti e'
            equiparabile alla competenza con la quale parli
            di hardware, ma meno male che le regole ti dannes
            ti tendono fuori: io direi a quelli di cannes di
            autorizzare al fuoco con pallottole di gomma
            appena ti avvicini,
            XXXXX!


            Spiacente, ma non sono d'accordo.
            e sai quanto ce ne frega.E se per caso lo girasse lungo? Saresti più ben disposto verso l'animale panda? Che poi hanno già di suo il bisogno di essere protetti, quei poveri panda. :) :p
        • Pollo scrive:
          Re: Un po' come il premio Strega

          Proprio come Netflix vorrebbe partecipare a
          Cannes scavalcando il produttore cinematografico
          ammanicato col
          distributore.Fai parecchia confusione.Un produttore, cioè uno che mette i soldi, c'è sempre. Questa è la definizione di produttore: https://it.wikipedia.org/wiki/Produttore_cinematograficoIn questo caso il produttore è netflix, quindi netflix non può saltare se stessa avendo lei stessa prodotto l'opera.Il distrubore invece, come suggerisce il nome, è chi si occupa di diffonderlo nei vari canali, solitamente partendo dai cinema ma non solo, qua trovi la definizione https://it.wikipedia.org/wiki/Distribuzione_cinematograficaIl distributore che tu definisci "intermediario parassita" non è mica un servizio che sei obbligato a dare a terzi, è una normalissima società di servizi alla quale i produttori si rivolgono per comodità, ad esempio perché che sei italiano ed hai fatto un film in italiano vuoi che venga trasmesso nelle sale americane e non vuoi sbatterti a fare sottotitoli, doppiaggio, locandine, sentire i cinema ecc ecc. Allora chiami una azienda e gli dici fate voi. Altrimenti fai tu.Solitamente il produttore ha interesse che l'opera venga distribuita il più possibile perché guadagna da tante più visioni ci sono, non solo a livello di "entrate" al cinema, ma anche dalla nomea che si fa l'opera, ad esempio perché vende poi anche in libri, merchandising ecc ecc.Nel caso di netflix, il distributore è lui perché si occupa di trasmetterlo nella sua piattaforma.
          Tutta questa filiera di intermediari parassiti
          che la tecnologia dovrebbe giustamente condannare
          alla fame, cerca invece di sopravvivere
          danneggiando opere e
          artisti.In realtà non è così, è proprio quando riesci a rendere famosa un'opera che ci guadagnano tutti, l'opera perché diventa popolare, gli artisti perché ne hanno una ricaduta in fama e quindi contratti successivi. La decisione di usare o meno degli esterni è una decisione che spetta al produttore. La stessa netflix trasmette quasi tutta roba non prodotta da loro ma ha accordi o direttamente con i produttori o con i distributori. Una società di servizi non è per forza una intermediaria parassita, offre un servizio e qualcuno decide di comprarlo o meno, stai sicuro che chi ha interesse a farlo li paga e pure ben volentieri. Anche il tuo fruttivendolo ti vende la roba che ha preso da un distributore, mica produce tutto lui (spesso e volentieri niente), il mercato ortofrutticolo è forse un intermediario parassita? No, offre un servizio e basta, conviene a chi vende ed a chi compra. Ma si alza il prezzo finale al consumatore dirai. Certo, ma il consumatore può fare anche le seguenti cose: piantarsi un orto e frutteto e farsi la sua roba (gli costa tempo e denaro), comprare solo roba a km 0 (deve comunque spostarsi e rinuncia alle cose non di stagione), non mangiare frutta e verdura. Ognuno fa le sue valutazioni e decide cosa gli conviene, questo non rende il mercato ortofrutticolo un intermediario parassita.

          Prima o poi uscira' in dvd o in streaming da
          qualche
          parte.
          I diritti scadono, mica sono eterni, per fortuna.Va beme, quindi stai dicendo che netflix fa un'opera, la presenta al festival, vince qualcosa e poi dobbiamo aspettare 70 anni dalla morte dell'autore/autori per vederla in streaming o nelle sale. Interessante teoria.

          Scelta che impedisce pure a me di partecipare a
          Cannes con i miei
          corti.Non lo so quali siano le condizioni per partecipare al festival di cannes, qua ti stanno chiedendo, e chiedono anche a netflix, di far girare l'opera nelle sale cinematografiche affinché tutti possano vederla, anche chi non è abbonato a netflix o non usa le tecnologia.
          Spiacente, ma non sono d'accordo.Va be', non mi pare un grosso problema. Comunque sia rimane il fatto che per vedere l'opera da una parte o dall'altra devi pagare, si sta solo disquisendo su chi prende questi soldi.
          • ... scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: Pollo

            Proprio come Netflix vorrebbe partecipare a

            Cannes scavalcando il produttore
            cinematografico

            ammanicato col

            distributore.

            Fai parecchia confusione.panda si e' fermato qui: ha visto che non sei d'accordo con lui e' ti ha catalogato autmaticamnte nella categoria "cattivi". Non ha i mezzi intellettuali per risponderti in modo pagato e sopratutto logico, anche perche, hai ragione. E con quelli che hanno ragione, panda semplicemente sbrocca. Rispondera', SS rispondera', cercando di cambiare argomento / con ironia / totalmente a sproposito.Lo conosciamo.
          • azz scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            tu sei accecato da invidia e gelosia......rilassati e guarda un po dentro a te stessociao
          • ... scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: azz
            tu sei accecato da invidia e gelosia......
            rilassati e guarda un po dentro a te stesso
            ciaoSe guardo dentro me stesso, soprattutto nella parte terminale, quella che stà prima del retto, vedo te :D
          • ... scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: azz
            tu sei accecato da invidia e gelosia......
            rilassati e guarda un po dentro a te stesso
            ciaogia' fatto e non e' c'e ci sia un gran che: quindi al posto di tentare di risovere i muei probmemi, faccio prima a sottolineare quelli degli altri. D'altronde siamo su PI proprio per qeusto, o no?
          • panda rossa scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: Pollo

            Proprio come Netflix vorrebbe partecipare a

            Cannes scavalcando il produttore
            cinematografico

            ammanicato col

            distributore.

            Fai parecchia confusione.
            Un produttore, cioè uno che mette i soldi, c'è
            sempre. Questa è la definizione di produttore:
            https://it.wikipedia.org/wiki/Produttore_cinematog

            In questo caso il produttore è netflix, quindi
            netflix non può saltare se stessa avendo lei
            stessa prodotto
            l'opera.

            Il distrubore invece, come suggerisce il nome, è
            chi si occupa di diffonderlo nei vari canali,
            solitamente partendo dai cinema ma non solo, qua
            trovi la definizione
            https://it.wikipedia.org/wiki/Distribuzione_cinema

            Il distributore che tu definisci "intermediario
            parassita" non è mica un servizio che sei
            obbligato a dare a terzi, è una normalissima
            società di servizi alla quale i produttori si
            rivolgono per comodità,Se fosse come dici tu, ci sarebbe libera concorrenza nelle sale e tutti i film potrebbero ricevere uguale trattamento.Invece chissa' perche', gli intermediari parassiti riescono ad imporre i propri film in periodi migliori a discapito di altri che invece si ritrovano relegati in date pessime, sale pessime, e periodi di uscita pessimi.C'e' chi la chiama mafia.
            ad esempio perché che sei
            italiano ed hai fatto un film in italiano vuoi
            che venga trasmesso nelle sale americane e non
            vuoi sbatterti a fare sottotitoli, doppiaggio,
            locandine, sentire i cinema ecc ecc. Allora
            chiami una azienda e gli dici fate voi.
            Altrimenti fai
            tu.

            Solitamente il produttore ha interesse che
            l'opera venga distribuita il più possibile perché
            guadagna da tante più visioni ci sono, non solo a
            livello di "entrate" al cinema, ma anche dalla
            nomea che si fa l'opera, ad esempio perché vende
            poi anche in libri, merchandising ecc
            ecc.

            Nel caso di netflix, il distributore è lui perché
            si occupa di trasmetterlo nella sua
            piattaforma.E quindi?Perche' non accettarlo a Cannes?

            Tutta questa filiera di intermediari
            parassiti

            che la tecnologia dovrebbe giustamente
            condannare

            alla fame, cerca invece di sopravvivere

            danneggiando opere e

            artisti.

            In realtà non è così, è proprio quando riesci a
            rendere famosa un'operaSe riesci a renderla famosa col marketing, allora e' molto probabile che l'opera non sia poi cosi' bella.Un'opera bella diventa famosa senza bisogno del marketing.
            che ci guadagnano tutti,
            l'opera perché diventa popolare, gli artisti
            perché ne hanno una ricaduta in fama e quindi
            contratti successivi. E quindi remake di XXXXX o sequel di XXXXX.
            La decisione di usare o
            meno degli esterni è una decisione che spetta al
            produttore. La stessa netflix trasmette quasi
            tutta roba non prodotta da loro ma ha accordi o
            direttamente con i produttori o con i
            distributori. Una società di servizi non è per
            forza una intermediaria parassita, offre un
            servizio e qualcuno decide di comprarlo o meno,
            stai sicuro che chi ha interesse a farlo li paga
            e pure ben volentieri.Ma nel momento in cui qualcuno vuole fare a meno di usare quel servizio e muoversi in proprio, ecco che spuntano barriere, ostacoli, boicottaggi, rappresaglie.
            Anche il tuo fruttivendolo ti vende la roba che
            ha preso da un distributore, mica produce tutto
            lui (spesso e volentieri niente), il mercato
            ortofrutticolo è forse un intermediario
            parassita? No, offre un servizio e basta,
            conviene a chi vende ed a chi compra.Tutto vero fino a quando ho l'alternativa di coltivare in proprio o di potermi rifornire direttamente da chi coltiva.
            Ma si alza
            il prezzo finale al consumatore dirai. Non lo dico. E' implicito. Quello che ho da dire l'ho detto una riga sopra.
            Certo, ma
            il consumatore può fare anche le seguenti cose:
            piantarsi un orto e frutteto e farsi la sua roba
            (gli costa tempo e denaro), comprare solo roba a
            km 0 (deve comunque spostarsi e rinuncia alle
            cose non di stagione), non mangiare frutta e
            verdura. L'importante e' averci queste alternative.Quando non ci sono e vieni obbligato a fornirti dall'intermediario parassita allora le cose non vanno piu' bene.
            Ognuno fa le sue valutazioni e decide
            cosa gli conviene, questo non rende il mercato
            ortofrutticolo un intermediario
            parassita.No, lo rende tale solo se non vi fossero alternative.Del resto nessun fruttivendolo ha mai urlato contro chi ha l'orto dietro casa, mentre gli strilli dei videotecari contro coloro che scaricavano alla facciazza loro, ancora si leggono in qualche backup di qualche forum non piu' frequentato da anni...



            Prima o poi uscira' in dvd o in streaming da

            qualche

            parte.

            I diritti scadono, mica sono eterni, per
            fortuna.


            Va beme, quindi stai dicendo che netflix fa
            un'opera, la presenta al festival, vince qualcosa
            e poi dobbiamo aspettare 70 anni dalla morte
            dell'autore/autori per vederla in streaming o
            nelle sale. Interessante
            teoria.No. Dove ho detto sale?Ho detto che quando scadono i diritti te la scarichi da qualche parte.Oppure ti porti avanti, la scarichi adesso e ne fruisci tranquillamente tra 70 anni, visto che c'e' il rischio che in tutto questo tempo l'opera possa malauguratamente scomparire.

            Scelta che impedisce pure a me di
            partecipare
            a

            Cannes con i miei

            corti.

            Non lo so quali siano le condizioni per
            partecipare al festival di cannes,Lo dice l'articolo: essere presenti in sala.
            qua ti stanno
            chiedendo, e chiedono anche a netflix, di far
            girare l'opera nelle sale cinematografiche
            affinché tutti possano vederla, anche chi non è
            abbonato a netflix o non usa le
            tecnologia.Se l'intento e' quello di renderla fruibile a tutti, la fai scaricare.La distribuzione in sala serve solo ad arricchire l'intermediario parassita.

            Spiacente, ma non sono d'accordo.

            Va be', non mi pare un grosso problema. Comunque
            sia rimane il fatto che per vedere l'opera da una
            parte o dall'altra devi pagare,No. Basta che paghi tu e io vengo a casa tua.
            si sta solo
            disquisendo su chi prende questi
            soldi.Si sta anche disquisendo se bisogna proprio spenderli questi soldi.
          • ... scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: panda rossa
            Oppure ti porti avanti, la scarichi adesso e ne
            fruisci tranquillamente tra 70 anni, visto che
            c'e' il rischio che in tutto questo tempo l'opera
            possa malauguratamente scomparire.(rotfl)Credo che neppure Ghedini si inventerebbe la scusa del download pirata preventivo con fruizione posticipata colto il cliente con le mani nel sacco! Toh, magari la pula si mette a talmente a ridere e ti lascia andare... p)
            No. Basta che paghi tu e io vengo a casa tua.[img]http://hannibalector.altervista.org/wp-content/uploads/2013/05/prete-arraffone.jpg[/img]
          • Pollo scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            Chiariamo: netflix può fare quello che vuole ma non può pretendere di partecipare al festival di cannes. Festival = pubblicità. No sale non pubblicità. Lo dici tu stesso che non serve il marketing per rendere popolare un'opera se di qualità. Fine della storia.
            No, lo rende tale solo se non vi fossero
            alternative.
            Del resto nessun fruttivendolo ha mai urlato
            contro chi ha l'orto dietro casa, mentre gli
            strilli dei videotecari contro coloro che
            scaricavano alla facciazza loro, ancora si
            leggono in qualche backup di qualche forum non
            piu' frequentato da
            anni...
            Chi scarica non si produceva la roba, la prendeva a gratis. Chi si fa l'orto se la produce, nessun fruttarolo grida. Ti fai i filmini = tela produci, nessun videotecaro grida. Ti scarichi la roba di straforo? i videotecari gridano (gridavano).Comunque non c'è nietne da discutere qua, stai girando tanto il discorso ma il principio tuo lo conosciamo, tu vuoi la roba aggratis senza rispetto per il lavoro degli altri.
          • pappa pronta scrive:
            Re: Un po' come il premio Strega
            - Scritto da: panda rossa
            Se fosse come dici tu, ci sarebbe libera
            concorrenza nelle sale e tutti i film potrebbero
            ricevere uguale
            trattamento.E' come dice lui, il problema è che tu non capisci perchè vivi nel "magico mondo del panda" che è diverso da quello reale.
            Invece chissa' perche', gli intermediari
            parassiti riescono ad imporre i propri film in
            periodi migliori a discapito di altri che invece
            si ritrovano relegati in date pessime, sale
            pessime, e periodi di uscita
            pessimi.In realtà non si può imporre niente. Un film è un prodotto come un altro, quando lo produci non hai nessuna garanzia di avere un ritorno, quindi tipicamente fai qualcosa che sai che ha un volume di vendita e completi facendo anche pubblicità al tuo prodotto.Questo avviene nel mondo reale.
            C'e' chi la chiama mafia.Invece quelli come te li chiamano ottusi.
            E quindi?
            Perche' non accettarlo a Cannes? Francamente credo che a te non freghi un Kats0 se viene o meno accettato a Cannes.
            Se riesci a renderla famosa col marketing, allora
            e' molto probabile che l'opera non sia poi cosi'
            bella.Non hai capito una XXXX come al solito: non si misura la qualità di qualcosa attraverso il marketing; il marketing è qualcosa che puoi fare o non fare indipendentemente dal livello qualitativo di un prodotto.Dimostri la tua solita ignoranza su qualsiasi materia dello scibile umano, oltre alla tua formidabile ottusità.
            Un'opera bella diventa famosa senza bisogno del
            marketing.Se ci sono opere belle e sconosciute contemporanee, FORSE diventeranno conosciute tra qualche secolo perchè FORSE ci sarà qualche studioso che le scoprirà e ne spiegherà il valore.Fino ad allora interrompi tutti i tuoi download e smettila di sparare minch14t3, se sei interessato alla qualità come dici.
            E quindi remake di XXXXX o sequel di XXXXX.Non hai capito un k4tz0 come sempre.
            Ma nel momento in cui qualcuno vuole fare a meno
            di usare quel servizio e muoversi in proprio,
            ecco che spuntano barriere, ostacoli,
            boicottaggi,
            rappresaglie.Nel mondo reale mettere in piedi un servizio ha dei costi. Se ti rivolgi a qualcuno che ha già una infrastruttura magari ti costa meno e arrivi prima al risultato. Questo è semplice buon senso cosa che a te manca da prima di nascere.
            Tutto vero fino a quando ho l'alternativa di
            coltivare in proprio o di potermi rifornire
            direttamente da chi
            coltiva.E' come dire che:1) i film te li fai tu --
            ok no problem fatteli tu e non rompere i c*gli*ni ma soprattutto smetti di scarricare aggratisse e di usufruire del lavoro altrui senza pagare un centesimo;2) vai al mercato a comprare film sulle bancarelle dei produttori che magari te li vendono pure al kilo --
            se li trovi no problem, comprali e non rompere i c*gli*ni a chi fa scelte diverse dalle tue.Ma questa è la realtà: tu non vuoi spendere un centesimo e godere degli investimenti e del lavoro che fanno altri, il resto sono tutte seghe mentali per dare una parvenza di giustificazione al tuo parassitismo.
            Non lo dico. E' implicito. Quello che ho da dire
            l'ho detto una riga
            sopra.Vale per qualsiasi cosa: la frutta, la carne, le produzioni industriali. Fattene una ragione o vai a vivere su un'isola deserta a mangiare banane.
            L'importante e' averci queste alternative.
            Quando non ci sono e vieni obbligato a fornirti
            dall'intermediario parassita allora le cose non
            vanno piu'
            bene.Allora vai su un'isola deserta a mangiare banane e non rompere più i c*gli*ni.
            No, lo rende tale solo se non vi fossero
            alternative.
            Del resto nessun fruttivendolo ha mai urlato
            contro chi ha l'orto dietro casa, mentre gli
            strilli dei videotecari contro coloro che
            scaricavano alla facciazza loro, ancora si
            leggono in qualche backup di qualche forum non
            piu' frequentato da
            anni...Se i filmini te li produci tu per il tuo consumo, come quelli che hanno l'orto, non strilla nessuno. Se invece l'orto non ce l'hai ma pretendi di usufruire del lavoro di chi ci si è spezzato la schiena allora quello strilla.Quindi: l'orto ce l'hai o non ce l'hai ? Se ce l'hai non rompere i c*gli*ni; tra l'altro coi cetrioli del tuo orto sei anche libero di fare quello che vuoi: mangiarli o goderne in altro modo.
            No. Dove ho detto sale?
            Ho detto che quando scadono i diritti te la
            scarichi da qualche
            parte.
            Oppure ti porti avanti, la scarichi adesso e ne
            fruisci tranquillamente tra 70 anni, visto che
            c'e' il rischio che in tutto questo tempo l'opera
            possa malauguratamente
            scomparire.Quindi siamo passati da: "avere un orto", alla fase: "con l'orto degli altri ci faccio un po' quello che mi pare". Come dicevo: tanti segoni mentali per dare una parvenza di giustificazione al tuo parassitismo.
            Se l'intento e' quello di renderla fruibile a
            tutti, la fai
            scaricare.Si, a pagamento.
            La distribuzione in sala serve solo ad arricchire
            l'intermediario
            parassita.Chi distribuisce, o i servizi di streaming sono intermediari, non sono quelli che fanno il prodotto. A te non deve XXXXXXX un k4tz* del ricarico dell'intermediario a meno che non ci sia un discorso del tipo che chi produce viene pagato poco e fa la fame, come la maggior parte dei coltivatori diretti.E ti dovrebbe XXXXXXX per un discorso di umanità e solidarietà.Invece a te quello che frega, da buon parassita, è solo non pagare, così ci rimettono tutti.....
            No. Basta che paghi tu e io vengo a casa tua.
            Si sta anche disquisendo se bisogna proprio spenderli questi soldi......e infatti conclude con queste frasi sopra che raccolgono tutta l'essenza della filosofia di vita di panda rossa.Fai così: chiedi ai tuoi paladini, oltre al reddito di cittadinanza, l'abbonamento ai servizi di streaming, alle sale cinematografiche, agli eventi musicali live come diritto inalienabile del cittadino italiota di cui tu sei un magnifico esempio.
    • fred scrive:
      Re: Un po' come il premio Strega
      Ho fatto una breve ricerca sulla natura del Festival di Cannes;da nessuna parte si fa menzione di un indirizzo specifico al cinema; il festival e' dedicato al film e alle produzioni tutte in generale, difatto si trova solo questa dicitura in proposito "previews new films of all genres, including documentaries, from all around the world.".Secondo questa definizione, il pretesto usato per escludere Netflix non mi sembra valido.
      • fred scrive:
        Re: Un po' come il premio Strega
        Ho trovato un'altra informazione curiosa:Netflix come richiestogli tento' di inserire alcuni film nel circuito cinematografico , ma desistette di fronte alle regole imposte troppo limitative (esempio: inserire una pausa eccessivamente lunga fra la disponibilita del film a cinema e in seguito in streaming).Alla luce di questo fatto, mi viene il dubbio che sia una procedura pilotata ai danni di Netflix, forse ritenuto un concorrente scomodo.
    • ... scrive:
      Re: Un po' come il premio Strega
      - Scritto da: panda rossa
      Al premio Strega, per la partecipazione e'
      OBBLIGATORIO fornire 600 copie stampate del
      libro, tagliando fuori tutti quei capolavori
      degli artisti che rifiutano di piegarsi
      all'editore parassita e pubblicano da se'
      AGGRATIS in
      digitale.Che si stampino le 600 copie e le regalino allora , nessuno glielo vieta.
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