Apple/ L'era x86 tra i se e i ma

di D. Galimberti - Perché il cambio di rotta? Gli utenti sono stati presi in giro? Conviene ancora comprare Mac basati sui PowerPC? Quale futuro per la Mela? Queste alcune delle domande a cui si può tentare di rispondere


Roma – Apple e Intel. Se n’è già parlato già molto su queste pagine, ma forse a mente fredda, a qualche giorno di distanza, e dopo aver letto centinaia di commenti di ogni tipo (commenti che spingono a fare certi ragionamenti che magari inizialmente non si è portati a fare), è possibile tirare le prime somme, nell’attesa che i nuovi “Mac-Intel Developer Kit” arrivino tra le mani dei primi sviluppatori.

Prima considerazione: Apple ha sempre decantato l’architettura PowerPC (PPC) denigrando proprio i processori Intel, spesso in maniera esplicita (ci sono diversi spot famosi in merito, anche molto divertenti). Perché questo cambio di rotta? Gli utenti Apple sono sempre stati presi in giro fino ad oggi? Oppure lo saranno da oggi in poi? A parte le facili battute che si scateneranno in proposito, analizziamo la situazione in maniera realistica.

Quando fu presentato, il primo PPC-601 aveva realmente caratteristiche e prospettive di crescita tali da risultare migliore dei corrispondenti processori x86. Tutto proseguì sui giusti binari fino all’introduzione del G4 (e quindi di Altivec), processore il cui sviluppo subì ben presto dei rallentamenti, tanto che lo stesso Jobs evitò per un certo periodo di fare i soliti test comparativi durante i keynote.

Il G5 diede nuove speranze: Jobs presentò con orgoglio il nuovo nato in casa IBM, tornando alla ribalta con nuovi benchmark e promettendo grandi sviluppi per i futuri Mac. Fino a quel momento tutto filava liscio, e la potenzialità del G5 è comprovata anche dal suo utilizzo in diversi cluster di supercomputer.

Qualcosa però si è inceppato: Motorola (co-fondatrice del consorzio PPC insieme ad Apple e IBM) getta la spugna, e IBM mostra maggiore interesse su progetti alternativi, come i processori per console (leggi Cell), dispositivi di grande potenza ma fini a se stessi e inadeguati ad equipaggiare un personal computer. Il risultato di tutto ciò è un nuovo periodo di stasi: i G5 a 3 GHz promessi per l’estate 2004 sono ancora lontani, e la versione del G5 a basso consumo per l’utilizzo nei portatili potrebbe non arrivare mai: chiunque abbia visto l’interno di un PowerMac-G5 può rendersi conto personalmente che “quel” processore difficilmente troverebbe posto in un PowerBook.

Preso atto di questa situazione, cosa dovrebbe fare Apple? Ostinarsi a rimanere col PowerPC potrebbe significare la presentazione nel 2007 di un “nuovo” PowerBook con G4 a 1,8 GHz, e un “nuovo” PowerMac G5 con 4 processori G5 a 2,8 GHz, ovvero un portatile con un processore vecchio e un desktop dal costo proibitivo che deve montare 4 processori per incrementare le proprie prestazioni. Tutto questo quando magari, sempre nel 2007, i concorrenti potrebbero presentare portatili con processori molto più potenti e desktop che con la metà dei processori (e quindi un costo minore) potrebbero fare lo stesso lavoro del PowerMac più potente.

Analizzando le prospettive di sviluppo, Apple ha semplicemente deciso che era il momento di effettuare un nuovo cambio di architettura. Non si tratta né di una presa in giro per gli utenti, né di un tradimento nei confronti del PPC, ma semplicemente una scelta tanto sofferta quanto obbligata. Apple ha offerto il PPC finché questo poteva rappresentare il meglio sul mercato, ed ora che il G5 sta iniziando a perdere colpi (in termini di sviluppo) ha deciso di orientarsi verso il produttore che sarà in grado di offrire le migliori prospettive di crescita per i prossimi 10 anni.

Forse il PPC (ripensando al periodo “buio” del G4 o ad altre situazioni) non è stato sempre il top, ma una decisione come il cambio di architettura non è una scelta che si prende in pochi minuti, e finché c’erano prospettive positive per ulteriori sviluppi non aveva senso abbandonare questa architettura. Certo, se invece di annunciare questo cambio di rotta Jobs avesse presentato il primo PowerBook G5 a 2,5 GHz, il nuovo PowerMac G5 con due processori da 3,5 GHz, e un futuro processore multi-core disponibile da gennaio 2006, probabilmente tutti sarebbero stati più contenti. Ma l’impossibilità cronica di realizzare questi prodotti deve aver convinto Jobs che era giunto il momento di compiere il grande passo, passo per il quale era rimasto pronto in tutti questi anni.

Apple ha sempre ricompilato, in gran segreto, una versione di Mac OS X già pronta per il possibile cambio di architettura. Questo le ha permesso di tenere sotto controllo la situazione in ogni momento, portando avanti le ottimizzazioni del sistema su entrambe le piattaforme, e verificandone le prestazioni di continuo, per stabilire “se” e “quando” effettuare il passaggio. Contemporaneamente ha realizzato tutti quegli strumenti indispensabili per rendere il cambio di architettura il più trasparente possibile, sia per gli sviluppatori che per gli utenti.

Ma scendiamo nei dettagli per valutare le reazioni di sviluppatori e utenti e i possibili motivi di preoccupazione. In entrambe le categorie possiamo trovare pareri favorevoli e contrari, e non poteva essere diversamente visti i possibili risvolti di questo annuncio.

Molti sviluppatori sono entusiasti, ritengono che Jobs abbia fatto la mossa giusta e sono convinti che così facendo Apple possa allargare i propri orizzonti: se così sarà, anche loro avranno da guadagnarci. Altri invece sono preoccupati per il lavoro extra che dovranno fare o perché pensano che Apple abbia fatto la mossa sbagliata.

Chi sviluppa con Xcode è decisamente avvantaggiato in quanto già ora può effettuare i primi test per generare applicazioni FAT, eseguibili sia su Mac OS X-PPC che su Mac OS X-x86. Sicuramente l’operazione non sarà indolore per tutti: la situazione più semplice è quella di un programma sviluppato in Cocoa, mentre negli altri casi il lavoro sarà più duro, soprattutto dove ci sono ottimizzazioni spinte per Altivec. In alcune situazioni però potrebbe venire in aiuto la tecnologia Core-Image introdotta in Tiger, che di fatto consente di scaricare alcuni calcoli sul processore della scheda video (tipicamente proprio quei calcoli per cui poteva essere utilizzato Altivec), rendendo il software indipendente dalla CPU utilizzata, ma consentendo comunque di ottimizzare le prestazioni; si tratta sempre di nuovo lavoro da realizzare, ma quantomeno avrà il vantaggio di andar sempre bene per entrambe le architetture.

Ovviamente stiamo dando per scontato che lo sviluppatore abbia accesso a Xcode 2.1 e magari a un developer kit per testare il suo lavoro su un Mac-Intel, cosa che potrebbe non essere vera per i piccoli sviluppatori indipendenti. Inoltre, chi utilizza Codewarrior (di fatto molto diffuso) potrebbe trovarsi in maggiore difficoltà, anche se è facile immaginare che le maggiori software house possano essere a conoscenza di questa “migrazione” già da tempo e di conseguenza siano già al lavoro affinché le loro applicazioni siano pronte in versione FAT non appena usciranno i primi Mac-Intel, ovvero nella prima metà del prossimo anno.

A parte le applicazioni Apple (o quantomeno la suite iLife) e la versione di Mathematica che Jobs ha utilizzato per la dimostrazione durante il keynote, altre applicazioni commerciali, come Cinema4D, sono già state annunciate come disponibili in versione FAT, a testimonianza di come la conversione possa essere semplice in molte situazioni.

Infine, per i casi più critici c’è sempre “Rosetta”, il traduttore dinamico di istruzioni che in base ai test effettuati durante la WWDC sembrerebbe in grado di assicurare prestazioni più che accettabili. Di sicuro “Rosetta” non rappresenta una soluzione ideale: l’ambiente classic per esempio non funzionerà mai sui Mac-Intel (ed è facile immaginare che possa essere rimosso anche da Leopard o dalla successiva release di Mac OS X) così come non funzioneranno quei programmi che richiedono esplicitamente un G4 o un G5 (sempre per via delle ottimizzazioni per Altivec). Di sicuro però sarà utile per la fase iniziale della “migrazione”, soprattutto per gli sviluppatori alle prese con i primi Developer Kit.


A questo punto entrano in gioco le preoccupazioni degli utenti, che in merito alle reazioni a questa notizia, possiamo dividere in diverse categorie.

La prima è quella degli utenti contenti della notizia, che non aspettavano altro perché ritenevano il G4 troppo vecchio e il G5 senza futuro. Tra questa categoria rientrano anche molti utenti PC-Win o Linux, che attratti da Mac OS X vedono di buon occhio il cambio di architettura sperando in un aumento di prestazioni e una riduzione dei prezzi. A tal riguardo c’è un ulteriore elemento a favore di questi ultimi: Apple ha dichiarato che non fornirà alcun supporto per una possibile installazione di Windows, ma nel contempo non farà nulla per impedirlo.

Leggendo tra le righe si potrebbe supporre che l’architettura dei Mac-Intel avrà alcune differenze sostanziali rispetto ai “normali” PC, condizione necessaria per impedire l’installazione di Mac OS X su macchine non prodotte da Apple, ma che di fatto non potrebbe precludere l’installazione di Windows sui Mac-Intel. Apple potrebbe così diventare l’unico produttore di computer in grado di far girare nativamente sia Windows che Mac OS X sulle proprie macchine. Molti degli attuali utenti Windows potrebbero quindi acquistare un Mac-Intel e provare Mac OS X senza rinunciare a tutto quello che già possiedono e conoscono su Windows (o Linux)… e non è detto che dopo aver provato Mac OS X non decidano poi di utilizzarlo come sistema principale: io stesso invece di due macchine distinte, potrei acquistare un solo Mac-Intel e utilizzare Mac OS X o Windows a seconda della necessità del momento.

Non tutti gli utenti hanno avuto reazioni positive: alcuni, dopo un’iniziale reazione negativa si sono convinti (magari con una punta di rassegnazione) che questa era l’unica soluzione possibile. Altri, in realtà pochi, sono ancora fermamente convinti che Apple stia sbagliando. In ogni caso alcune domande sorgono spontanee: cosa fare durante questo periodo di transizione? Conviene acquistare adesso delle macchine che a breve andranno fuori produzione? Converrà acquistare subito i primi Mac-Intel? E il software? Quando arriverà il software per Mac-Intel? Ci saranno aggiornamenti gratuiti? Quando smetterà di esistere il software per Mac-PPC?
Sono tutte domande lecite, anche se (a mio avviso) nascondono qualche preoccupazione di troppo.

Conviene acquistare un Mac adesso? I primi Mac-Intel arriveranno presumibilmente nella tarda primavera del prossimo anno: ancora un anno ci separa dall’uscita dei primi Mac-x86, mentre passeranno due anni e mezzo (ovvero la fine del 2007) prima che i PPC vengano eliminati da tutta la linea.
Chi in questo lasso di tempo compra una macchina con processore PPC ha la certezza di poter utilizzare tutto il software attualmente esistente e tutto quello che, d’ora in poi, verrà rilasciato FAT (oppure, ovviamente, per Mac-PPC). Non c’è motivo di credere che le software-house rilascino applicazioni solo per Mac-Intel, almeno per tutto il periodo di transizione e per qualche anno successivo: il codice PPC ce l’hanno già pronto e vendere solo per Mac-Intel significa (almeno inizialmente) rivolgersi ad un numero molto ridotto di possibili utenti.

In definitiva, sotto l’aspetto della disponibilità del software non mi sento di sconsigliare l’acquisto di un Mac-PPC in questo momento. Sotto l’aspetto delle prestazioni, i Mac attuali non sono certo diventati meno potenti di prima a causa dell’annuncio… al limite si verificherà una situazione per cui, man mano che vengono sostituiti, i nuovi Mac-Intel sono più prestanti del Mac-PPC che vanno a sostituire, ma la situazione non è certo dissimile da quello che è successo fino alla scorsa settimana: ogni volta che esce un nuovo Mac, è sempre più veloce del modello che va a sostituire, e non potrebbe essere diversamente. Forse in questo caso, essendo di fronte ad un cambio di architettura, la situazione sarà un po’ diversa: un Mac-x86 per alcuni utenti potrebbe essere comunque preferibile, ma inizialmente si dovrà pagare lo scotto di avere una minore disponibilità di software e magari un’ottimizzazione meno spinta delle applicazioni. Chi lavora professionalmente, e lo fa già adesso con macchine e software attuali, può rimandare il cambio di architettura a quando la transizione sarà completata, anche perché le macchine professionali saranno proprio le ultime ad essere “migrate” alla nuova architettura.

In definitiva, la transizione da PPC a x86 non sarà certo un passeggiata, né per Apple, né per gli sviluppatori, né per gli utenti. Personalmente ho già vissuto il passaggio da 68k a PowerPC come utente “casalingo” e se devo essere sincero, dal mio punto di vista, non ricordo grossi problemi in quel periodo. Oggi il cambio di architettura può sembrare più “pesante” dal punto di vista hardware, ma di contro il sistema operativo attuale ha tutte le carte in regola per rendere il passaggio meno brusco.

Probabilmente a breve termine Apple potrebbe subire ad un calo di vendite, calo che potrebbe essere compensato non appena escono i nuovi modelli con processore Intel: è facile immaginare che tutti quelli che hanno aspettato, correranno a comprarli, molti “curiosi” faranno la stessa cosa, e molti possibili “switcher” coglieranno quel momento per effettuare il cambio di piattaforma.

Ovviamente, come d’abitudine quando si parla di Apple, girano già alcune indiscrezioni su quali potrebbero essere i primi candidati al cambio di processore. Dando per scontato che inizialmente saranno rimpiazzati tutti i G4, uno dei primi processori Intel destinati ad entrare in un Mac potrebbe essere Yonah. Si tratta del successore del Pentium M, un chip dual-core specificatamente dedicato ai portatili ed in grado di assicurare fino a sei ore di autonomia. Oltre al doppio nucleo, Yonah utilizzerà la tecnologia Digital Media Boost, che consiste in una combinazione tra le istruzioni multimediali SSE e una nuova unità per il calcolo in virgola mobile (potremmo definire questa tecnologia il sostituto di AltiVec). Inoltre, a dare ulteriore spinta alle prestazioni ci sarà Smart Cache, un nuovo sistema che, in caso di necessità, consentirà ad uno dei due nuclei di utilizzare tutta la cache da 2 MB (cache che altrimenti viene suddivisa tra i due core in parti uguali).

Guardando l’attuale offerta di Apple, se è vero che questo processore è destinato ad equipaggiare i futuri portatili, a breve si presenterà la necessità di aggiornare anche altre macchine, tra cui il Mac mini. E’ impensabile che Apple lasci l’attuale linea inalterata fino alla completa transizione verso l’architettura x86, quindi possiamo immaginare che da qui al 2007 assisteremo in parte alla sostituzione di Mac-PPC con Mac-Intel e in parte a ulteriori aggiornamenti dei Mac-PPC, che in ogni caso restano delle macchine sempre valide e soprattutto in grado di far girare Mac OS X e il relativo software.

Per quanto mi riguarda, non vedo l’ora che venga presentato il primo Mac-Intel col quale poter effettuare i primi confronti tra più sistemi con architetture simili (Mac OS X x86, Windows e Linux), oppure dello stesso sistema (Mac OS X) su due macchine con architetture differenti (Mac-PPC e Mac-Intel).

Domenico Galimberti

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