Apple/ Musica sì, ma non solo

di D. Galimberti. Dopo le grosse novità dell'ultimo anno, Apple raccoglie ora il grande successo di iPod e iTunes, del G5 e dei suoi prodotti per il video digitale. E l'Open Source le è sempre più vicino
di D. Galimberti. Dopo le grosse novità dell'ultimo anno, Apple raccoglie ora il grande successo di iPod e iTunes, del G5 e dei suoi prodotti per il video digitale. E l'Open Source le è sempre più vicino


Roma – Nonostante il periodo di relativa calma e la mancanza di novità hardware, quello che Apple sta vivendo in questo periodo è un momento estremamente positivo.

Le maggiori soddisfazioni arrivano ancora dal binomio iPod/iTunes Music Store. L’uscita americana dell’ iPod-mini è stato un successo senza precedenti, tant’è che nelle maggiori catene di distribuzione tutti i pezzi sono andati esauriti nel primo week-end, se non addirittura nel primo giorno dell’uscita. Grazie a questo successo, l’iPod mantiene incontrastato il suo posto di dominatore del segmento dei player digitali con una quota pari al 70%.

A testimonianza della popolarità dell’iPod, è possibile citare alcune iniziative curiose, come quella del proprietario della squadra di basket americana Boston Celtics, che come premio partita ha regalato ai propri giocatori un iPod personalizzato con l’incisione di nome e numero di maglia.

Mentre si attende l’uscita dell’iPod-mini anche in Europa, prevista per il prossimo mese, dall’iTunes Music Store giunge la notizia che in questi giorni è stata superata la soglia dei 50 milioni di canzoni vendute.

L’impennata di vendite, che ha fatto seguito al rilascio della versione per Windows, è stata notevole: la media attuale è di 2,5 milioni di canzoni scaricate ogni settimana, pari a 130 milioni di pezzi all’anno. Tutto questo solo per quanto riguarda la vendita negli USA, visto che in Europa il servizio non è ancora attivo (ma lo sarà a breve).

Il successo appare scontato se si esaminano i numeri del servizio: Apple offre un catalogo di oltre mezzo milione di brani, che comprende tutte le major discografiche, centinaia di etichette indipendenti e l’esclusiva di 150 artisti.

Questo successo spiega anche l’andamento positivo del titolo azionario di Apple (AAPL), che la scorsa settimana ha toccato quota 28$, il valore più alto dal crollo borsistico del 2001. Non va inoltre dimenticato che a breve anche HP darà manforte ad Apple vendendo delle versioni di iPod rimarchiate col proprio logo e proponendo iTunes ai suoi utenti.

Ma Apple non è solo musica, anzi…


Steve Jobs ha chiaramente fatto capire in una recente intervista che l’occupazione principale dell’azienda resterà sempre e comunque quella di produrre computer e sistemi innovativi. Un altro settore dove Apple è sempre stata all’avanguardia è, ad esempio, il video digitale. Alcuni degli ultimi esempi? Il filmato iniziale che introduceva la notte degli Oscar, una sorta di parodia in cui Billy Cristal interpretava spezzoni delle varie candidature, è stato montato utilizzando PowerBook, PowerMac G5 e Final Cut. Il film record d’incassi Il Signore degli Anelli , vincitore di ben 11 oscar, si è avvalso del pluripremiato Shake, il software per la post-produzione che attualmente è di proprietà di Apple.

Sempre restando in campo cinematografico, non è certo un mistero che Steve Jobs, oltre che ad Apple, sia alla guida anche di Pixar, la casa produttrice di alcuni dei migliori film d’animazione digitale. Finora, per il rendering, la Pixar si era basata prevalentemente su cluster Linux ad architettura x86; adesso, grazie a Mac OS X e alla potenza dei G5, sembrerebbe che la Pixar stia “migrando” verso una soluzione completamente basata su sistemi Apple, il che dovrebbe portare vantaggi a tutta la comunità Macintosh.

A testimonianza della validità del sistema, a fine mese verrà presentato in Italia un lungometraggio realizzato interamente in digitale con PowerMac e FinalCut: Skarr .

A dare ulteriore fiducia ad Apple c’è poi il continuo interesse rivolto dal mondo dell’Open Source, e soprattutto dagli sviluppatori di Linux, verso Mac OS X. Non sembra del resto un caso che, secondo alcune indiscrezioni, la prossima versione del sistema operativo di Apple sarà ancor più integrato con Linux, integrazione di cui l’ambiente X11 attualmente compreso in Panther non sarebbe, dunque, che il primo passo. La scelta di basare il nuovo sistema operativo su un kernel Unix (così come lo era NeXT) si è rivelata senza ombra di dubbio una scelta vincente, e analizzando la storia del sistema operativo di Apple, si può scoprire che l’idea è molto più vecchia di quanto si possa pensare. Ma questo sarà l’argomento di uno speciale che verrà pubblicato a breve su queste pagine.

Domenico Galimberti

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16 03 2004
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