Auguri alla directory delle major

di Lamberto Assenti - E' la prima risposta utile dei discografici all'attacco del peer-to-peer. Poco per cambiare l'approccio degli utenti allo sharing libero, tanto visto l'approccio fin qui avuto dalle major


Roma – Si chiama Pro-Music.org e sulla sua home page campeggia uno slogan ad un tempo comprensibile e vagamente antipatico: “Promuovere e Proteggere la Musica Online”. Musica da proteggere perché in via di estinzione? No, in realtà quel sito è l’ultima arma dell’industria discografica nella sua guerra ad internet o, com’è più politically correct dire, allo straripante successo dei sistemi di condivisione peer-to-peer.

Per raccontarla in breve, Pro-Music.org è una directory, una raccolta di indirizzi di siti che crescerà col tempo, dedicata agli utenti che la musica in rete la vogliono legale, distribuita legalmente da servizi autorizzati, anche se a pagamento.

Ma Pro-Music è anche un sito che vuole “sensibilizzare”, propinando consigli e dritte che dovrebbero indurre gli appassionati del peering a più legali consigli. Si leggono cose come: “Lo sapevate? 600.000 persone in Europa si guadagnano lo stipendio nell’industria della musica. Il calo delle vendite musicali mette a rischio il loro posto di lavoro”.

E’ l’ennesima eco di un grido di allarme che da tempo scuote la Tower of Song e che da lì si è propagato in questi anni a suon di comunicati stampa, irati interventi pubblici o processi con cui le major vorrebbero inchiodare il peer-to-peer. C’è da affrontare, d’altra parte, il costante calo nelle vendite di CD, quelle vendite che hanno finora garantito profitti stellari alle case discografiche. Ed è stato fin qui forse troppo facile per molti nell’industria additare il peer-to-peer come causa di tutti i mali .

Pro-Music è quindi una risposta a quella che viene percepita dai discografici come un’aggressione. Cioè una risposta al mutamento in atto, quello degli strumenti e delle tecnologie di produzione, diffusione e ascolto della musica. Un’evoluzione che per la prima volta le major sembrano intenzionate ad affrontare con strumenti nuovi.
E’ poco, e di certo non basterà questo a trasformare le orde del peer-to-peer in ubbidienti masse di clienti. Ma è tanto perché, sebbene in ritardo, testimonia che c’è qualcuno nella Torre che non ha intenzione di farsi buttare di sotto senza tentare prima, con un guizzo di intelligenza, di far sopravvivere un modello di business in evidente affanno.

Auguri dunque.

Lamberto Assenti

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