Beats: i cloni cinesi non si possono sentire

Giro di affari da miliardi di dollari per produttori di cuffie contraffatte di bassa qualità, vendute online come fossero originali. La denuncia di Beats
Giro di affari da miliardi di dollari per produttori di cuffie contraffatte di bassa qualità, vendute online come fossero originali. La denuncia di Beats

Beats ha denunciato una serie di aziende cinesi accusate di contraffare le sue cuffie.

Il produttore di accessori audio, nonché sviluppatore del servizio di streaming Beats Music, contesta la violazione del suo marchio e la vendita di prodotti contraffatti . Gli accusati avrebbero inoltre dato vita a migliaia di veri e propri negozi online sviluppati per apparire come legittimi rivenditori di prodotti Beats, quando invece vendevano copie contraffatte di bassa qualità.

Secondo gli avvocati dell’azienda recentemente inglobata da Apple, i contraffattori avrebbero costituito una sofisticata rete di vendite per cercare di massimizzare il profitto e minimizzare le possibilità di essere individuate dalle autorità: spedivano i finti prodotti Beats “in piccole quantità attraverso la posta internazionale, in modo tale da non rischiare le ispezioni della dogana” e nascondevano le loro identità.

Nei loro confronti, dunque, l’accusa chiede un blocco delle importazioni, il sequestro di tutti i profitti così realizzati ( calcolati – approssimativamente – in 135 miliardi di dollari l’anno) oppure 2 milioni di dollari per ogni violazione e 100mila dollari per ogni nome a dominio in infrazione della sua proprietà intellettuale, domini di cui Beats chiede inoltre il sequestro e l’espropriazione a suo favore.

Claudio Tamburrino

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