Bitcoin fa bene ad ambiente e rinnovabili: paper BCEI - Punto-Informatico.it

BCEI: Bitcoin fa bene ad ambiente e rinnovabili

Bitcoin fa bene all'ambiente: questa l'audace affermazione contenuta in un paper che spiega perché il mining incentiverebbe l'energia rinnovabile.
Bitcoin fa bene all'ambiente: questa l'audace affermazione contenuta in un paper che spiega perché il mining incentiverebbe l'energia rinnovabile.

L’attività core nella generazione di Bitcoin e delle altre criptovalute è quella che viene definita “mining“. Un processo che prevede la risoluzione da parte del device coinvolto di un complicato algoritmo crittografico e che spesso viene messo sotto accusa per via dei consumi energetici che richiede e del conseguente impatto ambientale.

Eppure c’è chi sembra suggerire che l’estrazione di Bitcoin può essere un bene per il pianeta, incentivando l’uso di energie rinnovabili.

Ad affermare che Bitcoin possa rappresentare il motore chiave per un futuro energetico pulito e ricco è un paper redatto dalla Bitcoin Clean Energy Initiative (BCEI) che subito dopo la sua pubblicazione ha trovato il supporto di alcuni dei più noti sostenitori di Bitcoin: Jack Dorsey di Square Inc., Elon Musk di Tesla Inc. e Cathie Wood di ARK.

Nel rapporto elaborato dai ricercatori Square e Ark Invest, il mining di Bitcoin viene descritto come il complemento “ideale” ai progetti di energia rinnovabile basati sull’energia solare, l’energia eolica e le tecnologie di accumulo.

Un’affermazione che possiamo definire quanto meno audace, ma vediamo la tesi da cui è sostenuta.

Bitcoin: un bene per il pianeta?

Il paper si pone l’ambizioso obiettivo di ribaltare la credenza che la potenza di calcolo richiesta per rendere sicuro il network di Bitcoin sia distruttiva per l’ambiente e stia danneggiando il pianeta, sostenendo invece che la rete Bitcoin possa funzionare come un acquirente di energia di ultima istanza che può essere situato in qualsiasi angolo del pianeta e che incrementerebbe la redditività del settore dell’energia rinnovabile.

Square spiega che oggi, nostante solare e l’eolico siano in grado di produrre elettricità a un costo minore rispetto ai combustibili fossili, spesso si assiste ad una divergenza fra produzione e domanda:

Nei momenti in cui la società necessita di meno elettricità, l’energia a disposizione è in abbondanza. Al contrario, quando si verifica un picco della domanda non c’è abbastanza energia.

Situazione che potrebbe essere risolta tramite un ecosistema dove solare/eolico, batterie e mining di Bitcoin coesistono per formare una rete “green” che funzioni quasi esclusivamente con energia rinnovabile. L’idea è fondamentalmente che combinando il mining di Bitcoin con lo stoccaggio di energia rinnovabile e indirizzando l’elettricità in eccesso verso le mining farm si possano superare e compensare i limiti delle batterie e i problemi legati alla dissipazione energetica.

In pratica la fame di energia dei minatori di Bitcoin rappresenterebbe, secondo la tesi esposta nel rapporto, un incentivo per le utility a investire di più nelle energie rinnovabili per soddisfare tale domanda, incentivando così la transizione verso una rete elettrica più pulita e più resiliente.

Secondo BCEI basterebbe che i miner riuscissero ad acquisire appena il 20% di questa energia solare ed eolica per far triplicare la capacità di mining globale.

La convinzione dei ricercatori è inoltre che i settori di Bitcoin e dell’energia stiano convergendo e che i possessori di asset energetici di oggi diventeranno i minatori di Bitcoin di domani.

Come è facile immaginare, le affermazioni contenute nel paper hanno suscitato opinioni contrastanti. Se da una parte c’è chi le sostiene, dall’altra che chi ritiene queste tesi solo di un tentativo di giustificare l’enorme consumo energetico di Bitcoin, dipingendo un quadro fin troppo ottimistico dell’impatto positivo che questo potrebbe avere sul settore dell’energia rinnovabile.

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27 04 2021
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