Bonus Cultura 18app: truffa da 1,5 milioni di euro

Bonus Cultura 18app: truffa da 1,5 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una truffa ai danni dello Stato con la conversione in denaro del Bonus Cultura 18app di 500 euro.
La Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una truffa ai danni dello Stato con la conversione in denaro del Bonus Cultura 18app di 500 euro.

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una truffa ai danni del Ministero della Cultura per un importo superiore a 1,5 milioni di euro. Il titolare di un esercizio commerciale ha incassato il 30% della somma che alcuni giovani avrebbero dovuto utilizzare per l’acquisto di computer tramite il Bonus Cultura di 500 euro.

Il bonus non può essere convertito in denaro

Il Bonus Cultura 18app è un’iniziativa rivolta ai nati nel 2003 che permette di ricevere 500 euro per l’acquisto di biglietti per cinema, teatri, concerti, eventi culturali, musei, monumenti e parchi archeologici, musica, libri, abbonamenti a quotidiani e periodici (anche in formato digitale e su Amazon), corsi di teatro, musica e lingue straniere. Può essere richiesto fino al 31 agosto e speso entro il 28 febbraio 2023.

Sul sito ufficiale è scritto chiaramente che il bonus non può essere convertito in denaro. Questa è invece proprio la pratica illegale messa in atto dal titolare di un negozio di computer. Dopo aver pubblicizzato la truffa su Instagram, oltre 3.300 giovani hanno “speso” il bonus di 500 euro, ricevendo in cambio il 70% della somma mediante ricariche PostePay.

Il titolare dell’esercizio commerciale e sua moglie hanno validato i buoni sulla piattaforma dedicata ed emesso una fattura di pari importo per una vendita mai avvenuta. Dopo aver ricevuto il rimborso di 500 euro dal Ministero della Cultura, i truffatori hanno trattenuto per sé il 30% dell’importo.

I militari della Guardia di Finanza hanno scoperto una vera e propria organizzazione. Alla truffa hanno partecipato diverse persone, tra cui quelle che avevano il compito di “adescare” i giovani. Per non destare sospetti, il titolare del negozio aveva distribuito i proventi della truffa su vari conti correnti (anche di amici e conoscenti).

Le accuse sono di associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. È stato anche disposto il sequestro preventivo di oltre 1.500.000 euro sui beni mobili e immobili di pertinenza degli indagati. Le indagini proseguiranno per individuare i giovani coinvolti nella truffa.

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Fonte: GdF
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Pubblicato il 27 mag 2022
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