Ogni pochi secondi, un esercito di bot controlla la disponibilità dei moduli RAM (in particolare quelli DDR5) per comprarli non appena messi in vendita dagli store online. Un accaparramento senza distinzioni che aggredisce gli store dell’ambito consumer così come i fornitori B2B. È l’ennesima conseguenza di una crisi che sta mettendo in ginocchio il settore.
Crisi della RAM: ecco perché non riesci a comprarla
A scoprirlo sono stati i ricercatori di DataDome, realtà specializzata nel proteggere i siti e le piattaforme da attacchi, scraping e altre azioni simili. Gli automatismi in questione sono in grado di generare oltre 50.000 richieste ogni ora, impiegando tecniche avanzate per non essere intercettati e per camuffarsi, cercando di passare inosservati ai filtri di protezione. Lo fanno ad esempio con il cache busting per accedere sempre alla versione più aggiornata della pagina, attraverso timer calibrati con estrema precisione per non destare sospetti oppure simulando il comportamento di un utente reale seguendo il ciclo giorno-notte (grafico qui sotto). Nel mirino sono finiti anche componenti come socket DIMM e connettori CAMM2.

Il motivo, com’è noto, è da ricercare nell’acquisto della RAM da parte dei giganti dell’AI alle prese con l’allestimento di nuovi data center. Si stima che possano arrivare a bruciare il 70% circa delle unità in commercio quest’anno, con la crisi destinata a proseguire almeno per il prossimo biennio, a meno che non scoppi la bolla dell’intelligenza artificiale.
È per questo motivo che i PC sono destinati a costare sempre di più, con rincari previsti anche per altri segmenti di mercato come quelli di smartphone, tablet e console videoludiche.
Tornando ai bot impegnati per svuotare gli scaffali online della RAM, hanno ovviamente come obiettivo quello di rivenderla poi a prezzi maggiori, al momento più opportuno. Sono di fatto dei bagarini che non hanno altro scopo se non la mera speculazione.