Breccia Yahoo, tempesta di class action

Sono già due le denunce che ambiscono a diventare punto di riferimento per migliaia di utenti statunitensi colpiti dalla breccia del colosso in viola
Sono già due le denunce che ambiscono a diventare punto di riferimento per migliaia di utenti statunitensi colpiti dalla breccia del colosso in viola

Si sono aperte le danze delle class action che chiedono giustizia e invocano risarcimenti per la megabreccia che ha coinvolto Yahoo, vittima nel 2014 di una violazione comunicata al mondo solo nei giorni scorsi.

I primi ad agire contro il portalone statunitense sono due utenti californiani, Jennifer J. Myers e Paul Dugas. A pochissime ore dalla comunicazione di Yahoo, hanno reclutato degli avvocati e depositato la loro accusa presso il tribunale di San Diego, aperta all’adesione di altre vittime. Tempi brevissimi per la reazione, che stridono con “il lungo periodo di tempo che Yahoo ha impiegato per rilevare la violazione dei dati”, come recita la denuncia: uno degli utenti dichiara di avere rilevato delle operazioni sospette sul conto collegato alla propria carta di credito, l’altro è convinto del fatto che terzi abbiano preso visione dei suoi conti e delle sua posizione fiscale. Entrambi riconducono queste attività alla compromissione subita da Yahoo , che ha portato alla luce i nomi e i dettagli anagrafici, gli indirizzi email, i numeri di telefono, gli hash delle password e le domande di sicurezza con relativi dettagli personali collegati a 500 milioni di account.

I due utenti denunciano la violazione delle leggi californiane a tutela dei consumatori per il fatto che Yahoo abbia ingenerato un falso senso di sicurezza per spingere gli utenti ad accordargli fiducia, senza però offrire alcuna garanzia nella pratica. La violazione della privacy degli utenti è la base per un altro capo di accusa, e la negligenza di Yahoo nell’approntare misure di sicurezza e nell’informare tempestivamente i propri utenti della violazione costituisce il cuore della denuncia.

Yahoo avrebbe mancato di “approntare e implementare dei protocolli di base per la sicurezza dei dati, contrariamente alle proprie garanzie e le informazioni persinali dei suoi utenti sono ora nelle mani di criminali e/o di nemici degli Stati Uniti”, anche a parere di Ronald Schwartz, cittadino di New York che, assistito dai propri avvocati, ha depositato una seconda richiesta per avviare una class action presso il tribunale californiano di San Jose.

Per il momento le accuse sono state semplicemente formulate e non si è ancora fatto accenno all’entità delle richieste di risarcimento, che saranno probabilmente cospicue, per il potenziale gran numero di adesioni e per foraggiare, come di consueto, l’operato degli avvocati impegnati a sostenere i casi.

Gaia Bottà

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26 09 2016
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