Brexit, c'è lo zampino di Mosca?

Sul voto che ha segnato il destino del prossimo futuro di UE e Regno Unito si annidano i sospetti dell'influenza di hacker stranieri. Nessuna prova certa, solo sospetti raccolti da un rapporto parlamentare

Roma – Secondo alcuni sospetti , hacker legati al governo russo o cinese avrebbero attaccato i siti istituzionali britannici nei giorni precedenti al voto sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea, al fine influenzarne l’andamento.

Il problema dell’influenza, sotto forma di comunicazione sui social network, diffusione di fake news o di veri e propri attacchi informatici ai sistemi atti alla registrazione degli aventi diritto e al controllo dei voti, è particolarmente di attualità: è dalla fine dello scorso novembre , poco dopo l’esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che le teorie del complotto e le fantasie di osservatori e scrittori di thriller tecnologici hanno assunto connotati terribilmente reali.

Persino la CIA ha abbracciato tali tesi e spinto il presidente uscente Obama ad emettere un ordine esecutivo contro cyber criminali, probabilmente russi , che avrebbero pesantemente condizionato l’esito della votazione favorendo il partito repubblicano con atti di sabotaggio ai danni dei democratici (in primis con la pubblicazione di email riservate della candidata Clinton). Anche l’Italia sembra essere finita nel mirino di hacker stranieri, in particolare l’account email del Premier Gentiloni, all’epoca dei fatti Ministro degli Affari Esteri.

Secondo quanto riferisce ora un rapporto del comitato parlamentare Commons public administration and constitutional affairs committee (PACAC) vi sono parecchie preoccupazioni che possibili interferenze straniere possano aver influenzato il voto dello scorso anno che ha sancito la cosiddetta Brexit .

Pur non individuando direttamente i responsabili, il comitato ha puntato il dito contro Russia e Cina che non sono nuovi a “metodologie di cyberattacco basate sulla comprensione e lo sfruttamento della psicologia di massa”. Ovvero sulla comunicazione da social network.

L’episodio dove si annidano i maggiori sospetti sono il crash che ha coinvolto il sito “register to vote” lo scorso 7 Giugno, proprio alla vigilia della chiusura del periodo concesso per registrarsi al voto: anche se il Governo ha ufficialmente parlato di un problema causato dagli eccessivi contatti conseguenti a una trasmissione televisiva particolarmente accesa che ha spinto gli ultimi indecisi al voto, i parlamentari hanno deciso di approfondire le loro indagini sulla questione, che in ogni caso non ha ancora portato alcuna prova certa né di un possibile attacco né dell’esclusione di un possibile DDoS.

Restano , insomma, i dubbi legati soprattutto alla natura delle campagne elettorali, alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie di manipolare i votanti in Paesi stranieri e alla spregiudicatezza con cui Mosca e Pechino hanno dimostrato in passato di saper collaborare con i propri hacker.

Claudio Tamburrino

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