Bruxelles: ok all'intercettazione di massa

Barroso accoglie le istanze dei britannici. Entro settembre sarà discussa la direttiva sulla data retention. Poi i diversi paesi europei potranno recepire la normativa. E Roma dovrà adeguarsi


Roma – Non c’è alcuna ragione per la quale il governo di un paese europeo oggi debba prendersi una responsabilità diretta nel varare leggi di restrizione delle libertà personali come quelle sulla data retention . Ci sta infatti pensando l’Europa.

Nei giorni caldi del cosiddetto pacchetto Pisanu sulla sicurezza , che avrebbe dovuto essere imperniato anche sulla conservazione dei dati di traffico telefonico ed internet, la Commissione Europea ha infatti annunciato una proposta di direttiva che mette al centro proprio la data retention.

Se il governo Berlusconi ha fatto sapere nelle scorse ore che il pacchetto Pisanu per ora è rinviato , ci ha pensato proprio la Commissione ad annunciare una bozza di normativa ritagliata sulle richieste del ministro degli Interni britannico Charles Clarke: la normativa imporrà ad operatori e provider di tutta Europa, dopo il recepimento dei diversi governi, la registrazione da uno a tre anni dei log degli accessi internet, dei mittenti e dei destinatari delle email o delle telefonate, della localizzazione di chi chiama da un cellulare e via dicendo. Poiché per la stessa Europa la data retention equivale all’intercettazione, la Commissione sta spingendosi in un territorio ufficialmente inesplorato, quello appunto dell’ intercettazione di massa in nome della Sicurezza.

Secondo il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, “è ovvio che la data retention è uno strumento cruciale nella lotta al terrorismo: i terroristi devono comunicare tra di loro e nel farlo lasciano tracce”. Secondo Barroso è necessario occuparsi anche del problema privacy e dei costi per l’industria che questo provvedimento potrà avere. “È nostra intenzione – ha dichiarato – fornire idee costruttive per garantire che i progressi svolti nel campo della data retention diano forma ad uno strumento equilibrato, basato su solide fondamentale legali”.

La speranza della Commissione è di riuscire a far partire l’iter della direttiva entro settembre: una volta approvata questa dovrà essere recepita e sarà in quella fase che i governi dei singoli paesi dovranno decidere l’estensione della data retention sia per i dati telefonici che per quelli internet. Su questo fronte, dunque, c’è chi si aspetta che il Governo di Roma per ora eviti di occuparsi di data retention, limitandosi poi a recepire rapidamente la direttiva europea non appena sarà varata formalmente.

Sull’iniziativa di Clarke, che sta ispirando tutta Europa, infine, Bruce Schneier , mente di Crypto-gram , segnala un irresistibile filmatino flash , un sagace commento animato alle idee del dinamico ministro degli Interni britannico.

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  • Anonimo scrive:
    Il problema e' il WLL
    Mi fa piacere che almeno la' si muova qualcosa ma teniamo presente che la vera vexata quaestio e' quella del WLL che in Italia e' ancora praticamente fermoALLEGRIA!!!
  • Anonimo scrive:
    Approfondire no?
    Guardate che operare a 2,4 GHz non ha mai obbligato nessun apparecchio 802.11g a funzionare a 11 Mbps (al limite 11) ma hanno continuato a funzionare a 54 Mbps!
    • Anonimo scrive:
      Re: Approfondire no?
      54 Mbps pieni, sempre? Maro', tu si 'nu furtunato...La teoria è una cosa, la pratica è un'altra.Comunque dicono "garantiti", non possibili.Nelle nostra lan abbiamo dispositivi wi-fi (access point + schede pc), con tecnologia 801.11g, ma raramente passiamo sopra i 20 Mbps e nella routine andiamo a 10 Mbps, talvolta anche meno: vuoi per le distanze (basta qualche metro di troppo), vuoi perché non sono tutti della stessa casa produttrice, ma sta di fatto che sono stati configurati e riconfigurati e così danno il massimo.Ci sono sempre un po' di attenuazioni di troppo... come per l'ADSL.
    • Anonimo scrive:
      Re: Approfondire no?
      - Scritto da: Anonimo
      Guardate che operare a 2,4 GHz non ha mai
      obbligato nessun apparecchio 802.11g a funzionare
      a 11 Mbps (al limite 11) ma hanno continuato a
      funzionare a 54 Mbps!Non so se chiarirò le idee a qualcuno, ma intanto premetto che quanto detto dall'articolo è sostanzialmente corretto.Lasciamo perdere lo standard 802.11a (e quindi l'802.11h, che è uguale ma ha controlli più rigorosi per le emissioni, che devono rimanere nei limiti di legge, e che è quello che viaggia sui 5 Ghz).Col protocollo 802.11b la velocità di trasferimento arriva a 11 Mbit/s sfruttando la banda di frequenza dei 2,4 GHz, che è però ricca di interferenze. Il riferimento al forno a microonde non è affatto casuale, quando lo si accende, nelle vicinanze di una lan wi-fi domestica la connessione può cadere.Il protocollo 802.11g, evoluzione del precedente, opera sulla medesima banda e "permette" di arrivare a 54/55 Mbps, ma per le interferenze di cui sopra tale traguardo è potenziale, senz'altro reale, ma non raramente difficile da raggiungere (per fattori vari: distanza, attenuazioni, orografia, ostacoli come pareti o attrezzature...) e, per questo motivo, è un dato standard, comune e realistico attribuire ai protocolli che viaggiano sui 2,4 Ghz una velocità "garantita" che verosimilmente si attesta sui 10/11 Mbps.FS
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