Buca il bancomat e scappa

Le password e le procedure per la manutenzione finiscono online. Chiunque può truccare un certo dispenser di denaro. Ci rimette un commerciante negli USA, ma non è la prima volta. Sarà l'ultima?

Roma – Per il momento pare l’abbia fatta franca lo sconosciuto che, lo scorso mese, è entrato in un minimarket a Derry (Pennsylvania) e ha ripulito per due giorni di fila il bancomat presente nel negozio. Aiutato da una complice, è riuscito a portare a casa un bottino da 1.540 dollari in due sole visite.

A raccontare la vicenda è lo stesso proprietario del negozio, Vince Mastrorocco: “Sono venuti, hanno colpito il primo giorno – un uomo e una donna – e mi hanno ripulito ha detto a Wired : “Poi sono tornati il giorno dopo e mi hanno ripulito di nuovo”. Nonostante sia trascorso quasi un mese dall’accaduto, la polizia sembra brancoli ancora nel buio. Una rapina bella e buona, compiuta però senza bisogno di minacce o armi: lo sconosciuto signore, in pantaloncini e sandali, si è avvicinato al bancomat e si è limitato a riprogrammarlo per convincerlo ad erogare biglietti da 20 in luogo di quelli da un dollaro.

La macchina vittima del crack è piuttosto “famosa” online: si tratta di un Triton 9100 , il cui manuale di manutenzione è disponibile online e contiene le password di default per l’amministrazione in chiaro, stampate tra gli altri dati e le istruzioni per l’uso. Non sarebbe neppure la prima volta che capita qualcosa del genere, visto che già l’anno scorso qualcosa di simile era accaduto in Virginia , in una pompa di benzina equipaggiata con un Tranax 1500 – l’altro apparecchio che si contende la leadership di mercato col Triton . Anche per questo è in circolazione il manuale di manutenzione, che descrive tutti i passi necessari a porlo in “modalità operatore” e riprogrammarlo secondo le proprie “esigenze”.

Il problema, come accaduto nel caso della Pennsylvania, è dettato dal fatto che queste apparecchiature vengano poste negli esercizi commerciali e gestite dai proprietari che non sono esattamente degli esperti di elettronica e informatica. “Non sono un tecnico – ammette Mastrorocco – io taglio la carne e vendo verdure. È questo il mio lavoro. Non so niente di Bancomat , mi limito a metterci i soldi dentro e le persone li prelevano”. Il Triton 9100 dispone di due password amministrative: una di primo livello, necessaria per le piccole configurazioni e le operazioni giornaliere, ed una più pericolosa, chiamata master passcode , necessaria per modificare parametri importanti come appunto l’erogazione delle banconote.

Mastrorocco aveva cambiato la prima una volta, quando aveva ricevuto la macchina tre anni fa: ma la Cardtronics , l’azienda che si occupa della gestione di questi apparecchi, non aveva mai fatto menzione della necessità di cambiare anche la parola chiave principale. Neppure quando il commerciante si era rivolto a loro per un problema, la cui soluzione richiedeva quel codice per portare a termine l’operazione: al malfattore è bastato quindi digitare la stringa “123456” per avere accesso al pannello di configurazione : in pochi secondi ha compiuto il suo hack e si è portato a casa il bottino in banconote di piccolo taglio.

Stavolta però Mastrorocco pare avere imparato. Ora la sua master passcode è cambiata già due volte dal furto: “Sono paranoico. Forse la cambierò di nuovo stasera”. Il bancomat, che ha compiuto quarant’anni da pochi giorni , deve cominciare a pensare ad un suo successore .

Luca Annunziata

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  • Akiro scrive:
    7. Wi-Fi (802.11 1997)
    mi sembra che l'italia sia leggermente indietro con l'uso di questa tecnologia...
  • aaaanonimo scrive:
    e il p2p
    Classifica molto ipocrita visto che itnues è un puntino rispetto al p2p che legale o illegale che sia è uno dei maggiori motori della larga banda.
  • porcacchia scrive:
    in italia l'ecommerce non c'e mai stata
    Parliamoci chiaro: in italia arrivo' solo la bolla speculativa ovvero la crisi.I soldi dei bei tempi dell'ecommerce negli states ce li siamo sempre sognati e poi alla fine invece l'unica cosa che ci e' arrivata e' stata la crisi dopo-bolla speculativa e chi l'ha vissuta come me se la ricorda bene purtroppo!Il problema non e' l'ecommerce e l'IT italiano che fa acqua da tutte le parti.Manca molte volte serieta' sia chi eroga servizi e-commerce e chi eroga servizi a quelli che erogano servizi e-commerce.Non sempre cosi' pero' molte volte avviene.Il motivo e' da ricercarsi come sempre in unico serio problema in italia:Chi gestisce il personale e i servizi nella IT.E guardate che e' un problema assai serio.In italia non potremmo mai avere una amazon, perche' se non sei ammanicato nemmeno il mercatino delle pulci on line metti su.Il nostro e' un paese clientelare al peggio, ovvero clientelista. Non esiste supporto alle aziende IT, sconti di tasse sulle aziende che fanno IT per davvero, che offrono servizi per davvero,Ci sono solo un mucchio di aziendine 4 dipendenti di servizi outsourcing che tirano avanti con le parentele e con le amicizie pigliando subappalti perche' quello e' amico mio.Il modo tutto italiano di tirare a campare.Parliamo di sviluppo: ma quale sviluppo vedendo come sono gestiti i settori strategici IT italiani pensi allo zimbabwe!saluti
    • Matteo scrive:
      Re: in italia l'ecommerce non c'e mai stata
      Non si può non quotare tutto. I paesi in via di sviluppo dell'ex-URRS sono molto più avanti di noi.Sapete che in Lettonia (o Estonia non ricordo bene) l'accesso a Internet è sancito dalla Costituzione come diritto del cittadino? E qui da noi bisogna pregare (e pagare caro) per averlo...bah.
  • lowres scrive:
    Articolo totalmente inutile
    Spiace dirlo, forse l'estate arriva anche per PI e per riempire si pubblicano articoli inutili pieni di chiacchiere a vuoto. La stessa classifica è una buffonata, buona giusto per trollare.
  • Dirk Pitt scrive:
    Classifica inutile
    E' come dire che l'automobile esiste perchè in antichità hanno inventato la ruota e più recentemente è stata creata la benzina.Una classifica decisamente inutile.Buontemponi.
    • Madeleine scrive:
      Re: Classifica inutile
      - Scritto da: Dirk Pitt
      E' come dire che l'automobile esiste perchè in
      antichità hanno inventato la ruota e più
      recentemente è stata creata la
      benzina.

      Una classifica decisamente inutile.

      Buontemponi.Ma non sono d'accordo sai secondo me è utile per rendersi conto di cosa è usato e cosa no.
      • Dirk Pitt scrive:
        Re: Classifica inutile
        A questo punto allora manca uno dei fondamenti che hanno decretato la fortuna dell'ecommerce (negli USA): i prezzi vantaggiosi e sovente più bassi di parecchio rispetto alla tradizionale distribuzione.
    • Matteo scrive:
      Re: Classifica inutile
      - Scritto da: Dirk Pitt
      E' come dire che l'automobile esiste perchè in
      antichità hanno inventato la ruota e più
      recentemente è stata creata la
      benzina.

      Una classifica decisamente inutile.

      Buontemponi.Decisamente inutile no, stilata male però si. Analizzare gli effetti partendo dalle cause è giusto, si possono capire tante cose. In fin dei conti si sta parlando di cose che in principio erano idee senza una benchè minima previsione dell'impatto che avrebbero avuto, come sempre!Che la classifica sia stilata male è ovvio. Manca assolutamente il P2P, senza il quale internet non avrebbe mai e poi mai avuto tanta diffusione. RIM non c'entra assolutamente nulla. JAVA NON E' NEANCHE NOMINATO!!!
  • Dirk Pitt scrive:
    PHP
    A questo punto inserisci asp e tutti gli altri linguaggi...Già di per se questa specie di classifica è una stupidagine.
    • fulmine scrive:
      Re: PHP
      - Scritto da: Dirk Pitt
      A questo punto inserisci asp e tutti gli altri
      linguaggi...Ma PHP è stato il "capostipite", è lui che ha dato la spinta all'eCommerce.
      Già di per se questa specie di classifica è una
      stupidagine.La classifica piace solo a chi la redige ;)
    • TDFS scrive:
      Re: PHP
      Stiamo dimenticando i linguaggi di programmazione usati per scrivere i browser, i sistemi operativi per far girar i browser, i protocolli per le connessioni sicure e tutto il resto.Che classifica insulsa :)
  • fulmine scrive:
    PHP
    Perché non inserire anche PHP come "evento che sconvolse l'eCommerce" ?Non è propriamente un prodotto, pero' è stato uno dei primi linguaggi a sfruttare CGI e dare il via all'eCommerce vero e proprio ...
  • Phabio76 scrive:
    Che centra il Blackberry?
    I meriti di RIM proprio non li capisco (quelli legati all'e-commerce, intendo...)Si stesse parlando della diffusione della posta elettronica, l'introduzione del servizio push rappresenta una bella svolta ma per il resto, bhò. Tra l'altro i dispositivi RIM non hanno neanche il wifi, il traffico internet è incluso nell'abbonamento e il browser non eccelle...Se si intende riconoscere l'importanza di tecnologie mobileperchè non premiare Palm?
    • aaaanonimo scrive:
      Re: Che centra il Blackberry?
      sopratutto che centra visto che la funzionalità push è benchè geniale è unasata pochissimo fuori dagli states e non si può certo definire "una rivoluzione"
      • Max Santiago scrive:
        Re: Che centra il Blackberry?
        A dire il vero qua in UK e' molto diffuso il blackberry... praticamente il 90% della gente che conosco ne ha uno.Con questo non sto dicendo che ne vorrei uno, perche' sono praticamente tutti dipendenti dall'email, non passano 5 secondi senza controllare il blackberry... e considerato il volume di posta che ricevo ogni giorno (100-200 emails escluso lo spam), passerei la giornata con la gamba che vibra ogni volta che ricevo na mail...Max
  • picchiatello scrive:
    L'Italia
    Purtroppo nel nostro paese persistono problemi "atavici" che non ci faranno nemmeno pensare di avvicinarci a paesi "evoluti", non dico che il commercio in internet sia la panacea ma almeno in altre nazione e' bello poter scegliere.Nel nostro paese:1) presenza di ditte "dubbie" che senza alcuna risorsa promettono sconti favolosi e poi non riescono ad avere a magazzino neanche un decimo della merce venduta non restituendo i soldiai clienti "gabbati".2) spedizionieri con costi elevati che fanno diventare il commercio on-line piu' costoso di quello generico e con tali e tanti problemi per il ricevimento che farebbero pensare piu al tardo medioevo che al 2007.3) scarsi investimenti dei competitor nostrani, tanto che si trovano merci piu' "nuove" e piu' a buon mercato sia negli USA che nell'estremo oriente ( dazi doganali compresi).
    • Dirk Pitt scrive:
      Re: L'Italia
      Diciamolo chiaro e tondo, sperando che PI non lo censuri (in teoria non dovrebbe, nomi illustri su PI ce ne sono a fiumi), tutto quanto hai detto porta di questi tempi il nome di Mallteam.Tornando all'ecommerce "italiano", nel nostro paese si conta ancora una grossa quantità di:- ignoranza informatica generalizzata;- diffidenza nel cedere i numeri di carta di credito sul web (mentre però si affida la propria carta al cameriere di un ristorante che con semplicità è libera di prendersi nota dei numeri...);- voglia di "toccare con mano" ciò che si acquista.E le conseguenze sono servizi quasi mai accettabili, le promesse di consegna a 24 o al masismo 48 ore vengono sovente non mantenute.Posseggo un sito ecommerce negli USA e posso garantire che se dovessi consegnare la merce ordinata (e pagata con consegna il giorno successivo) in ritardo, le conseguenze sarebbero:- pubblicità negativa e perdita di clientela;- richiesta di sconti, oppure merce non accettata (return), con conseguente obbligo di rimborso.Ma qui siamo in Italia..-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 16 luglio 2007 11.32-----------------------------------------------------------
      • picchiatello scrive:
        Re: L'Italia
        - Scritto da: Dirk Pitt
        Diciamolo chiaro e tondo, sperando che PI non lo
        censuri (in teoria non dovrebbe, nomi illustri su
        PI ce ne sono a fiumi), tutto quanto hai detto
        porta di questi tempi il nome di
        Mallteam.
        Ma nono solo , potrei citare anche il caso IBS per i libri, un catalogo da fare invidia ma poi per fare un ordine di libri "particolari" tecnici devi aspettare che lo acquistino loro stessi dagli editori e quindi perdita di tempo, per carità tutto e' indicato nel sito con i tempi di consegna ma cio' non ha senso me li vado a fermare in libreria con il bello di fare quattro chiacchiere con la libraia.....Il + veloce + semplice e - costoso mi sembra che sia una utopia.

        Posseggo un sito ecommerce negli USA e posso
        garantire che se dovessi consegnare la merce
        ordinata (e pagata con consegna il giorno
        successivo) in ritardo, le conseguenze
        sarebbero:[OT] Ai miei tempi , qualche anno fa, l'area di Chicago per le consegne era un turno al lotto....e' ancora cosi' ?
        Ma qui siamo in Italia..
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