Cablogrammi/ Fon, il P2P del WiFi

Dal blog di Massimo Russo un'interessante introduzione ad una tecnologia che potrebbe far perdere il sonno alle grandi società delle telecomunicazioni. Ecco di cosa si tratta
Dal blog di Massimo Russo un'interessante introduzione ad una tecnologia che potrebbe far perdere il sonno alle grandi società delle telecomunicazioni. Ecco di cosa si tratta


Roma – Prendete il peer-to-peer ( p2p ), la filosofia che consente di condividere file, banda e capacità di calcolo tra gli utenti senza passare attraverso un server centrale; aggiungetegli il wifi , la tecnologia che permette di accedere alla rete senza cavi, attraverso un sistema di radiotrasmissione con cui sono equipaggiati ormai quasi tutti i pc portatili, e avrete Fon .

Fon è un movimento nato da poco dalla testa di un cacciatore di venture capital argentino, Martin Varsavsky , e si sta diffondendo a macchia d’olio (anche se ancora non è sbarcato in Italia). Ho conosciuto Martin a Monaco la settimana scorsa e devo dire che mi ha davvero impressionato, e non solo perché tra le sue start up ce ne sono alcune che hanno fatto strada, come Viatel , Jazztel e Ya.com . Giusto per inquadrare il personaggio: “Ho deciso di fare l’imprenditore”, dice di sé Martin, “perché non riuscivo a trovare un lavoro dipendente, visto che a tutti i colloqui di assunzione, quando mi domandavano Come si vede tra 5 anni? , rispondevo: Sarò come minimo il suo capo “.

Bene, Fon si propone di tracciare una mappa globale di persone pronte a mettere a disposizione il loro router wifi e dunque la propria banda all’accesso di altri utenti. Aderendo al movimento, si ha diritto a utilizzare la connettività degli altri componenti della comunità.

Se si ha lo spirito opensource ci si può iscrivere come Linus (e l’assonanza con Torvalds è evidente), il solo profilo già attivato. In questo caso non si ricava nulla dall’accesso degli altri Foneros alla propria rete e – secondo reciprocità – si ha diritto ad accedere gratis al sistema di condivisione e dunque a sfruttare quando necessario la banda degli altri senza pagare.

Se invece ci si sente imprenditori si può aderire come Bill (do you remember mr. Bill_fon_1Gates?) e allora si viene pagati da chi accede alla propria banda.

Infine, anche se non si è soci di Fon si può visualizzare la mappa degli hot spots di connettività disponibili e accedervi come Alien , pagando 5 euro al giorno.

Il movimento è partito da poco, ma si sta diffondendo a macchia d’olio in Argentina, Usa, Spagna e Francia. Non tutte le parti di Fon sono ancora funzionanti (ad esempio il sistema di tariffazione sarà disponibile tra breve e l’unico profilo attivo al momento è quello dei Linus). Per aderire è sufficiente scaricare un software per il proprio router (ora è disponibile solo il codice per Linksys, ma anche qui ci saranno novità a breve) e iscriversi.

Credo che la potenzialità di Fon sia dirompente . E che in prospettiva il movimento avrà un impatto non solo sull’accesso alla rete. Pensate ad esempio a una città coperta da punti di accesso wifi Fon : con un telefonino wifi (tipo quello descritto qui ) si disporrebbe di un cellulare in grado di chiamare con tecnologia voip (voice over Ip) ovunque a una frazione dei costi attuali. Se fossi in Tim, Vodafone, Wind o Tre, comincerei a preoccuparmi.

da Cablogrammi, il blog di Massimo Russo

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01 02 2006
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