Calo di popolarità? Colpa di Google

L'insolita accusa di un portale online statunitense, KinderStart.com, che denuncia Google. I legali: Il motore di ricerca ha abbassato il page-rank del nostro sito senza motivo, non hanno trasparenza. E chiedono i danni
L'insolita accusa di un portale online statunitense, KinderStart.com, che denuncia Google. I legali: Il motore di ricerca ha abbassato il page-rank del nostro sito senza motivo, non hanno trasparenza. E chiedono i danni


San Francisco (USA) – Gli avvocati di KinderStart.com , un portale dedicato ai prodotti per l’infanzia, hanno denunciato Google e pretendono un cospicuo risarcimento danni : “La nostra pagina principale ha perso il 70% delle visite per colpa di una decisione arbitraria e poco trasparente da parte di Google”.

KinderStart sostiene infatti che il motore californiano avrebbe abbassato il page-rank del sito aziendale, utilizzato da Google come criterio per calcolare la visibilità di una pagina web. Sebbene parziale e certamente poco efficace nel descrivere la qualità di un sito web, questo “indice” viene pubblicizzato da Google in vari modi, ad esempio con la sua Toolbar. Secondo i legali del sito americano questo genera una suggestione errata sull’effettiva popolarità del sito stesso.

I problemi legali di BigG continuano a crescere con un ritmo ormai incessante. Secondo i rappresentanti di KinderStart, “Google usa strategie che intaccano la competitività” e “punisce le aziende senza alcun preavviso o spiegazione”. Oltre al risarcimento danni, il portale specializzato in servizi ai più piccoli pretende che Google rilasci tutti i segreti nascosti dietro il page-ranking e mira al cuore dell’azienda californiana. “Il nostro sito genera circa dieci milioni di visite al mese”, fanno sapere i legali di KinderStart, “e malgrado questi dati, dall’inizio di marzo siamo stati declassati ingiustamente e senza alcuna spiegazione ufficiale”.

“Vogliamo sapere tutti i dettagli, tutti i motivi che portano Google al declassamento di un sito web”, si apprende da un lancio Reuters . Nel testo della denuncia è contenuto addirittura un riferimento al “diritto alla libertà d’espressione di KinderStart”, che nell’interpretazione dell’accusa “è un diritto costituzionale violato da Google” in quanto il motore “non permette agli utenti di accedere alle pagine del nostro portale”. Google ha comunque dimostrato nel caso BMW di declassare e punire soprattutto i siti che utilizzano sistemi di promozione “non tradizionali” ed abusivi. Definire un calo di pagerank come un impedimento al raggiungimento di un sito è visto da molti come una forzatura.

Google come noto non ha mai rivelato i veri meccanismi celati dietro l’intero processo di page-ranking : è uno dei segreti cruciali e strategici della gigantesca multinazionale. Un mistero gelosamente custodito, dimostratosi immune da qualsiasi lamentela, denuncia o provvedimento giuridico – come nel 2003, quando Google vinse il caso Search King .

Gregory Yu, responsabile degli avvocati di KinderStart, è preoccupatissimo: “Il mondo è ormai tenuto sotto scacco da Google”, incalza, “e laddove questo è sicuramente positivo, per molte aziende significa dover affrontare problemi non preventivati”.

Il caso KinderStart getta l’attenzione sulla centralità dei motori di ricerca e del loro ruolo nei meccanismi della new economy . “Google è diventato fondamentale per Internet”, conclude Yu, “ma è necessario che abbracci al più presto una politica aziendale di maggiore trasparenza”.

Tommaso Lombardi

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19 03 2006
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