Canone, UE boccia AGCOM

Gli annunciati aumenti dell'affitto dell'ultimo miglio sono da rivedere al ribasso. Calabrò minimizza. Ma ora i listini andranno rivisti, anche per guardare alla fibra
Gli annunciati aumenti dell'affitto dell'ultimo miglio sono da rivedere al ribasso. Calabrò minimizza. Ma ora i listini andranno rivisti, anche per guardare alla fibra

Con un comunicato ufficiale la Commissione europea ha rese note le sue eccezioni sugli annunciati aumenti del canone di unbundling, bitstream e wholesale line rental (WLR) predisposti da Agcom per il mercato italiano.

Nonostante alcune notizie dessero per fatto il via libera di Bruxelles, il commissario europeo alle telecomunicazioni e all’agenda digitale Neelie Kroes aveva prontamente smentito .

Con il comunicato si è poi chiarita la questione: per l’Europa va bene la metodologia di costo utilizzata, quella definita BU-LRIC (approccio bottom-up per la valutazione dei costi incrementali di lungo periodo), che riflette i costi sostenuti da un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione in un mercato competitivo. Tuttavia l’Europa non si trova d’accordo su come AGCOM ha calcolato i costi di manutenzione e di commercializzazione in quanto, spiega la Commissione, “il regolatore non sembra aver utilizzato i dati di una società efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione”. Insomma, va bene l’operazione effettuata (sui cui metodi, peraltro, nessuno aveva eccepito), ma i numeri inseriti sono da rivedere.

In ballo vi è l’affitto del così detto “ultimo miglio”, l’affitto che gli operatori alternativi pagano a Telecom per utilizzare la rete: secondo l’ultimo programma Agcom vi sarebbe dovuto essere un aumento delle tariffe di più del 10 per cento annuo, per un aumento totale del 24 per cento in due anni. Cifra non in linea, dice la UE, con il metodo teoricamente utilizzato.

La dichiarazione di Neelie Kroes, d’altronde, è chiara: “Invito AGCOM a riesaminare il calcolo dei prezzi di accesso di Telecom Italia, applicando in modo coerente il proprio modello per determinare i costi commerciali e di manutenzione”. Nel bocciare il risultato, peraltro, ha confermato e citato direttamente le lamentale espresse dagli operatori alternativi , per cui la posizione della Commissione appare ora una vittoria. Secondo questi le cifre erano esagerate e si trattava peraltro di un approccio antieconomico perché disincentiva gli investimenti in fibra, aumentando per l’operatore principale la redditività del rame. Oltre ad essi anche ECTA, l’Associazione europea delle telecomunicazioni, aveva espresso le proprie preoccupazioni, ritenendo che un tale gonfiamento di tariffe nel mercato italiano delle comunicazioni avrebbe potuto avere pericolose conseguenze anche sugli altri paesi membri.

Inoltre, dal momento che il previsto aumento dei prezzi è subordinato, teoricamente, al soddisfacimento da parte di Telecom Italia di determinati requisiti di qualità fissati dalla stessa AGCOM , l’autorità europea invita a illustrare con precisione le richieste presentate a Telecom Italia in modo da garantire la certezza regolamentare a tutti gli operatori di mercato.

Ora AGCOM dovrà rivedere i suoi calcoli: è dunque più che probabile che ciò porti ad una revisione degli aumenti al ribasso. Tuttavia il presidente Corrado Calabrò ha minimizzato il giudizio europeo : “L’interlocuzione con la Commissione europea è stata ampia, approfondita e soddisfacente. Ha apprezzato il nostro modello e fornito utili indicazioni per il suo ulteriore affinamento. È importante che la Commissione abbia colto la novità di un meccanismo ad incentivi che condiziona i futuri aggiustamenti, meccanismo che, come anch’io ho illustrato avantieri al Senato, va meglio messo a punto”.

Più netto Altroconsumo, che si era rivolto già proprio al commissario europeo per cercare di fermare gli aumenti ritenuti iniqui: dal suo blog Marco Pierani parla ora di sonora bocciatura e di “un gran giorno”. Accolte dalla Commissione europea, infatti, le sue critiche che vedevano l’aumento dipendere non dal modello di calcolo, ma da dei costi di manutenzione irrealistici. Errato, in particolare, sottolinea, il tasso di guastabilità utilizzato pari al 22,5 per cento, quando la stessa Telecom Italia avrebbe recentemente dichiarato un tasso di guasto del 12 per cento , così come il fatto che tale tasso dovrebbe diminuire in un’ottica di valorizzazione della rete e di massimizzazione dell’efficienza.

Claudio Tamburrino

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