Cassazione: il dissequestro della Baia va rivisto

La Suprema Corte ha annullato il dissequestro della Baia. L'industria della musica auspica che i provider italiani tornino subito a filtrare
La Suprema Corte ha annullato il dissequestro della Baia. L'industria della musica auspica che i provider italiani tornino subito a filtrare

La terza sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Begamo: l’ordinanza con cui il Tribunale del riesame di Bergamo ha stabilito che gli ISP italiani dovessero smettere di dirottare il traffico degli utenti italiani intenzionati ad approdare a The Pirate Bay è stata annullata con rinvio in queste ore.

Era il 10 agosto del 2008 quando il GIP di Bergamo aveva imposto ai provider italiani di far calare dei filtri DNS che rendessero la Baia meno accessibile ai cittadini della rete del Belpaese. Le motivazioni, emerse dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, facevano riferimento al ruolo di The Pirate Bay nell’ambito del panorama dello sharing in rete. Pur essendo un semplice motore di ricerca per file torrent, pur non ospitando alcun file che violasse il diritto d’autore, si era stabilito che la Baia dovesse essere isolata dalla Rete italiana. I dirottamenti del traffico degli utenti che si affidavano ai DNS standard dai provider italiani erano durati un mese e mezzo, giorni durante i quali i nocchieri della Baia erano ricorsi in appello nel tentativo di annullare il blocco.

Un filtraggio annullato il 24 settembre dal Tribunale del Riesame di Bergamo. Pur non esprimendosi direttamente riguardo alla posizione della Baia di fronte alla legge italiana, i giudici avevano chiarito che il sequestro preventivo in ambito penale non si sarebbe potuto disporre se non nei casi esplicitamente previsti dalla legge, o si sarebbe dovuto procedere all’inibizione dell’accesso con modalità diverse, quali quelle imbracciate nel contrasto alla pedopornografia online e nel contenimento della proliferazione dei siti dedicati al gambling illegale .

Nel frattempo, il tormentato processo svedese , il fuoco di fila dell’industria dei contenuti in numerosi paesi del mondo , la richiesta di risarcimento milionaria presentata dall’industria italiana della musica, il travagliato processo di conversione a un business legale . Non è dato sapere per ora quali siano le ragioni in base a cui la Cassazione ha revocato il provvedimento di dissequestro, le motivazioni verranno depositate nei prossimi giorni.

L’industria discografica italiana, con le parole del presidente di FIMI Enzo Mazza, plaude alla decisione della Cassazione, che potrebbe preludere ad un nuovo ordine di filtraggio da parte del tribunale di Bergamo: “Pirate Bay ha potuto operare impunemente per quasi un anno dopo la decisione del riesame che aveva annullato il sequestro ordinato dal GIP di Bergamo con gravi danni per la musica italiana – sottolinea Mazza – e oggi ci troviamo di fronte alla possibilità di ottenere nuovamente il blocco del sito in Italia, così com’era avvenuto nell’agosto del 2008 a tutela della produzione italiana dei contenuti”. Gli avvocati della Baia Campanelli, Gallus e Micozzi, hanno però prospettato che The Pirate Bay rimarrà per ora accessibile: “il procedimento in corso a Bergamo – ricordano – è ancora lungo”.

Gaia Bottà

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30 09 2009
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