Categoria IT, la ricerca dell'Uno

di Giuseppe Cubasia - Tassisti, controllori di volo, autotrasportatori sono categorie forti. Nessun governo si sogna di mettersi di traverso alle loro richieste, in una parola hanno in mano il paese. E i lavoratori IT?
di Giuseppe Cubasia - Tassisti, controllori di volo, autotrasportatori sono categorie forti. Nessun governo si sogna di mettersi di traverso alle loro richieste, in una parola hanno in mano il paese. E i lavoratori IT?

È passato un altro anno e siamo ancora qui a parlare di come sarebbe bello e soprattutto gratificante essere riconosciuti come appartenenti ad una categoria a sé, quella categoria a cui sentiamo orgogliosamente di appartenere e in cui ci auto-riconosciamo poiché possediamo quella particolare attitudine che ci rende se non speciali almeno particolarmente dotati.

Ma continuare a parlarne, come detto giustamente da qualcuno, non è sufficiente, lamentarsi serve ancora meno; alla fine è duro ammetterlo, ma il loro messaggio, anche se espresso brutalmente è corretto: si è per quello che si sa farsi valere.
Ed in questo possiamo dire che altre categorie hanno ben compreso questo concetto: tassisti, controllori di volo, autisti del trasporto pubblico, autotrasportatori sono categorie forti. Nessun governo (italiano) sano di mente si sogna neanche lontanamente di mettersi di traverso alle loro richieste, in una parola essi hanno in mano il paese.

La loro forza è l’unione; agiscono come se fossero uno e quando si mobilitano per far sentire la loro forza provocano un disagio diffuso nella popolazione ed un’immediata assenza di servizi base per l’intero paese; sono i “Borg” della nazione, ogni resistenza è inutile! In effetti quanto tempo può resistere un paese dove l’80% del trasporto è su ruote: tempo 2/3 giorni e le riserve alimentari e di benzina si esauriscono costringendo i vari ministri ad implorare il ritorno dei rappresentanti al tavolo delle trattative.

Da una parte non si può che constatare che siamo un paese davvero poco preparato verso questi avvenimenti che ciclicamente accadono e che ormai fatalmente accettiamo, dall’altra parte però guardiamo ammirati queste categorie che riescono ad ottenere la riqualificazione del loro lavoro rispetto al costo della vita.

Perché noi no?
Eppure anche l’IT governa servizi essenziali per il paese, senza l’IT non si potrebbe vivere nel nostro mondo tecnologico dove tutto cambia cosi velocemente.
Potete immaginare anche un solo giorno senza transazioni bancarie, senza assistenza tecnica, senza network, senza fonia? Solo immaginare questo basterebbe per convincere qualsiasi controparte a “contrattare” migliori condizioni.

Eppure questo sappiamo che non accade e difficilmente accadrà mai.
La ragione è nella premessa iniziale: mentre le altre categorie sono unite, condividono gli stessi obiettivi, l’IT è diviso.

A mio avviso esistono almeno due “IT”.

Un IT che tutto sommato sta bene. Ha abbastanza anzianità da godere dei privilegi di un contratto a tempo indeterminato ed è al servizio di grande aziende, ed un IT “povero” fatta da una pletora di consulenti a progetto, a tempo determinato, o al minimo sindacale, che lavora spesso per aziende medio piccole con un solo uomo alla guida.

Anche sul piano dei liberi professionisti è la stessa cosa. Vi sono professionisti che riescono ad avere dei lavori interessanti e moltissimi altri che risultano professionisti al fisco, pur avendo un unico cliente. È il famoso fenomeno del popolo delle partite IVA, venutosi a creare per aggirare la legge sull’obbligo d’impiego a tempo indeterminato.

È chiaro che qui si tratta d’interessi contrapposti.
I primi non hanno di che protestare (troppo), i secondi non si possono permettere di protestare. Per i primi un sindacato è inutile, per i secondi il sindacato è sconosciuto, correggo, sono loro che sono sconosciuti al sindacato, ammesso che davvero serva un sindacato.
Ammesso anche che poi i secondi avanzassero pretese, in modo unito, organizzato e compatto, occorrerebbe la forza economica per potere sostenere i loro diritti in tutte le sedi.
Una forza economica che un’ immaginaria “Rappresentanza IT” potrebbe ricavare realizzando un solo prodotto (o servizio) di discreto successo.

Come in tutti i progetti che si rispettino, occorrerebbe avere un’idea chiara sugli obiettivi a breve ed a lungo termine, uno storyboard sulle azioni più efficaci da realizzare, lo skill ed in fine il budget per realizzarle.

Non c’è che dire, è proprio un obiettivo ambizioso, arduo almeno quanto l’impresa dei mille, e che come tale costa fatica e sangue ed è quindi normale che ci si limiti a parlarne, però è innegabile che sarebbe entusiasmante riuscire a cambiare un po’ le cose.

Concludo ricordando che se milioni di persone saranno a casa a godersi le feste, vedranno in televisione certo personale statunitense di Yahoo che abbandona il proprio posto di lavoro, che dall’oggi al domani ha dovuto lasciare, e infila tutto in una scatola di cartone. Senza preavviso, senza contropartite, senza bisogno di una buona ragione. Cose statunitensi perché qui, proprio qui, in Italia, qualcuno in passato ha agito per cambiare le cose.

Buone Feste a tutti.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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22 12 2008
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