Categoria IT, parte II

di Giuseppe Cubasia - La nascita di un nuovo comparto non piacerebbe né ai sindacati né agli imprenditori. Per non parlare dei politici che temono che da qualcosa di nuovo nasca qualcosa di incontrollabile
di Giuseppe Cubasia - La nascita di un nuovo comparto non piacerebbe né ai sindacati né agli imprenditori. Per non parlare dei politici che temono che da qualcosa di nuovo nasca qualcosa di incontrollabile

Dopo l’interesse suscitato dal primo articolo, ho cominciato a pormi delle domande su come e cosa sarebbe possibile realizzare. L’obiettivo che mi sono posto è avere un maggiore riconoscimento del lavoro IT all’interno dell’azienda con la creazione di un nuovo CCNL, più adatto a quelle che sono le caratteristiche di un professionista dell’informazione.

Prima di proseguire faccio una piccola premessa per ricordare che i CCNL sono siglati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative all’interno del comparto in cui si applica il CCNL stesso. Solo alle rappresentanze sindacali firmatarie di un CCNL si applicano tutti i diritti, norme e regole descritte nel contratto, e solo ai loro dirigenti sono riconosciuti i diritti spettanti ai rappresentanti dei lavoratori. Ricordo inoltre che il datore di lavoro non è tenuto a negoziare nulla con sigle sindacali che non abbiano firmato il CCNL. Di conseguenza, anche ipotizzando che il 100% dei dipendenti di un’impresa fosse iscritto ad un sindacato che non ha firmato l’accordo, la proprietà potrebbe esimersi dal negoziare con tale sindacato. Maggiori informazioni possono essere reperite a questo indirizzo.

Stando così le cose, ed applicandosi al personale IT molti contratti, è subito chiaro che anche se oggi il 100% di coloro che lavorano in un dipartimento aziendale IT si iscrivesse alla medesima sigla sindacale, chiamiamola per facilità SIND-IT 2.0, tale sigla, essendo i suoi iscritti divisi in N differenti comparti, sarebbe sempre comunque minoritaria rispetto ai sindacati maggiori, e non avrebbe mai nessuna possibilità di partecipare per nessun comparto a nessuna trattativa a nessun livello essa sia. Per ottenere il proprio scopo SIND-IT 2.0 deve da prima definire l’ambito di applicazione del contratto, cioè il comparto, e quindi, successivamente, in forza del numero dei suoi iscritti, può presentarsi come legittima e legale rappresentante dei propri iscritti e di tutti i lavoratori del comparto.

Il riconoscimento dell’attività dell’ICT come attività intellettuale può essere il primo passo per poter distinguere questo lavoro dagli altri e quindi per poter creare un ambito in cui applicare un futuro contratto. Senza ambito definito è chiaro che non può esistere contratto. La nascita di un nuovo comparto può avvenire solo a livello politico e personalmente credo che incontrerebbe grossi ostacoli sia da parte delle attuali organizzazioni sindacali, che dovrebbero andare a reperire nuovi iscritti nel nuovo comparto e creare una nuova dirigenza; sia dalle associazioni degli imprenditori che dovrebbero contrattare un nuovo contratto, quasi sicuramente più oneroso; sia dai politici che poco amano i cambiamenti e che temono che da qualcosa di nuovo nasca qualcosa di incontrollabile.

Anche se sindacato e politica (ovvero partito inteso come mezzo per esercitare la propria rappresentanza) hanno diversi obiettivi, è chiaro che SIND-IT 2.0 dovrà per forza appoggiarsi ad una Lobby parlamentare per poter portare avanti gli interessi dei suoi iscritti, cosi come è sottinteso che a questa Lobby dovrà portare in dote il proprio sostegno. E quanto dovrà essere il suo sostegno? È difficile stimarlo, ovvio che più è forte il sostegno, inteso come numero d’iscritti, meglio è.

Affinché SIND-IT 2.0 possa siglare da sola il CCNL occorra che abbia il 51% d’iscritti rispetto al totale degli iscritti a tutte le organizzazioni sindacali. Se stimiamo come iscritti al sindacato solo il 20% del totale del comparto IT (stimato in circa un milione di addetti) con appena 100.000 iscritti potrebbe firmare il contratto da sola, ma dubito che con un numero cosi esiguo possa ottenere un forte sostegno parlamentare.

Cosa diversa sarebbe se il numero dei suoi iscritti come succede per le grandi organizzazioni sindacali raggiungesse il milione. Un milione di persone votanti, (senza contare le loro famiglie) secondo questi dati , corrisponde ad un partito con il 3% alla Camera, quindi avrebbe diritto ad una ventina almeno di deputati ed a circa 5 senatori. Con un tale sostegno è probabile che SIND-IT 2.0 abbia almeno una lobby ( e forse anche più di una) che possa sostenere la sua causa.

Rischio di ripetermi, ma “ognuno vale per quanto sa farsi valere”, ed al momento SIND-IT 2.0 vale esattamente zero, come il numero dei suoi iscritti.

La ricerca dell’UNO passa attraverso le azioni dei singoli e se è certo vero che azioni estreme come quelle attuate nel comparto trasporti non ci appartengono, forse altri tipi di azioni, più leggere, anonime e maggiormente efficaci come l’apposizione di una firma sotto il simbolo che ci rappresenta conducono a risultati determinanti ed alla fine maggiormente appaganti.

A pensarci bene, l’iscrizione ad un sindacato virtuale non è dissimile dall’iscriversi ad un gruppo su Facebook, ma ti può cambiare la vita.

Ma come si crea un sindacato “virtuale”, che obblighi ha e, soprattutto, che valenza potrebbe avere ?

È impossibile riassumere nel poco spazio rimasto la risposta a queste domande, ma mi riprometto di farlo nelle prossime settimane e se nel frattempo qualcuno avesse un nome migliore di SIND-IT 2.0 può suggerirlo qui.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

I precedenti interventi di G.C. sono disponibili a questo indirizzo

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15 01 2009
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