Cellulari, nessun pericolo i più piccoli

Secondo uno degli ultimi studi volti a indagare la correlazione tra telefoni mobile e tumori al cervello, non è possibile rilevare una relazione diretta. Il campione coinvolto coinvolge bambini e adolescenti

Roma – Dopo il recente studio presentato su American Journal of Epidemiology , un’altra ricerca mette in discussione la correlazione tra tumori al cervello e uso del telefonino.

Il team di ricerca, coordinato da Martin Roosli dello Swiss Tropical and Public Health Institute di Basilea, ha preso in considerazione un campione composto da mille soggetti giovani , di età compresa tra i 7 e i 19 anni , residenti in Norvegia, Danimarca, Svezia e Svizzera, 352 dei quali affetti da tumore al cervello, mentre i restanti 646 sani e considerati come gruppo di controllo. La scelta del focus si basa sull’ipotesi per la quale i bambini e gli adolescenti siano più vulnerabili all’esposizione nei confronti delle onde elettromagnetiche.

I risultati della ricerca, come è possibile leggere nell’ abstract della pubblicazione, segnalano “l’assenza di una relazione esposizione-risposta sia in termini di quantità nell’uso del telefono cellulare sia nella localizzazione del tumore al cervello”: una conclusione che determina l’assenza di un’associazione causale tra le due variabili. È emerso, infatti, che gli utenti regolari dei telefoni cellulari non sono statisticamente più soggetti alla diagnosi di tumore al cervello rispetto a coloro che non utilizzano i telefonini. Inoltre, i bambini che hanno iniziato a usare il cellulare almeno cinque anni prima delle rilevazioni non sono predisposti a un rischio superiore rispetto ai loro coetanei che non si accompagnano al telefono mobile.

“Se l’uso dei telefoni cellulari fosse un fattore di rischio, ci si aspetterebbe che i pazienti malati di cancro ne facciano un uso maggiore”, spiega il Professor Martin Roosli. La ricerca diretta da quest’ultimo, che tra i finanziatori include alcune organizzazioni ( Swiss Research Foundation on Mobile Communication ) collegate agli operatori mobili svizzeri, segue dunque la linea tracciata dall’ultimo studio dell’OMS, che invita alla prudenza e a continuare la ricerca.

Cristina Sciannamblo

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