Cerf: giù le mani dalla rete

Lo scienziato torna a parlare di net-neutrality. La soluzione auspicata è l'infrastruttura condivisa. E poi, con tutto quel video online...
Lo scienziato torna a parlare di net-neutrality. La soluzione auspicata è l'infrastruttura condivisa. E poi, con tutto quel video online...

Non ha dubbi Vint Cerf , padre del protocollo TCP/IP e tra gli ideatori delle specifiche di Arpanet: la soluzione per una rete neutrale e con acceso garantito a tutti è la separazione tra infrastruttura e servizi . Proprio come accade nel Regno Unito, proprio come in molti auspicano possa accadere presto anche in Italia.

Vint Cerf A margine del suo intervento durante il Personal Democracy Forum svoltosi a New York, Cerf torna a parlare della sua visione del futuro della Rete, sia in qualità di evangelist per Internet di Google, sia come personaggio di spicco in grado di tracciare il destino del web : “Non sono convinto che la deregolamentazione sia la giusta soluzione – ha spiegato ai microfoni di BetaNews – Credo invece che una regolamentazione che imponga alle TELCO di condividere la loro infrastruttura, proprio come accaduto con British Telecom nel Regno Unito, potrebbe rivelarsi una soluzione migliore”.

In ballo, secondo Cerf, c’è l’accesso stesso ad Internet, che va reso più democratico e più pervasivo che mai per garantire a tutti l’acceso, ma soprattutto per costituire un volano per l’economia . In questa direzione navigano i progetti come Internet For Everyone , di cui è un fervente sostenitore, e in questo senso andrebbe la sua proposta di regolamentazione. Secondo lo scienziato, inoltre, non c’è spazio per soluzioni come il QoS , vale a dire i servizi in grado di modellare il traffico in base alle esigenze dei provider, resi famosi dalla vicenda Comcast .

“QoS non è in grado di garantire quei supposti benefici che i suoi sostenitori suggeriscono – chiarisce Cerf – Perché i servizi di prioritizzazione abbiano un reale impatto sul flusso di traffico di Internet, dovrebbero essere attivi su tutto il tragitto: dal fornitore dei contenuti, attraverso le reti di backbone e infine per l’utente finale”. Nessun provider è oggi in grado di garantire questo tipo di controllo, se non stringendo complessi accordi con tutti gli altri provider coinvolti: una impresa non certo semplice.

British Telecom, ricorda poi Cerf, non prevede di stringere alcun patto di questo tipo con chicchessia, e non intende applicare questo tipo di strumenti di regolazione della qualità del servizio sulle sue reti. Una posizione che Cerf esprime a titolo personale e anche a nome di Google, che evidentemente guarda con particolare attenzione alla prospettiva di una Internet a due velocità destinata a diverse categorie di utenti.

Cerf resta dunque sulle sue posizioni storiche riguardo la net-neutrality, che in passato ha già esposto anche dinanzi alle autorità statunitensi. Ma poi torna anche su un altro punto di vista più recente , quello che riguarda la fruizione dei contenuti multimediali attraverso Internet : in particolare i video, che sempre più vanno affermandosi come strumento di comunicazione anche online, potrebbero presto veder mutare il modo in cui gli utenti accedono al servizio.

Niente più streaming, ma download : l’aumento della velocità di accesso presto potrebbe consentire di scaricare ore di filmati in pochi secondi, e dunque il consumatore potrebbe presto preferire un file da riversare sul proprio lettore multimediale personale – portatile o casalingo – dal quale poter accedere in ogni momento al materiale da lui precedentemente selezionato.

Su Internet, inoltre, ci potrebbe anche essere spazio per il broadcasting dei filmati, proprio come accade con la TV tradizionale: un modo “efficiente ed efficace” per trasferire le informazioni da un singolo fornitore ad una moltitudine di riceventi. Un mezzo cioè per alleggerire il carico della Rete, già messo a dura prova dalla sua crescita e dal ritardo con cui il protocollo IPv6 viene introdotto.

Infine, Cerf suggerisce che anche il paradigma della pubblicità sia destinato a mutare. Con i video che si fanno sempre più interattivi, grazie a tecnologie sempre più sofisticate, l’advertising potrebbe non essere più uno strumento calato dall’alto senza distinzione del consumatore che ci si trova davanti. Saranno invece, predice lo scienziato, gli stessi utenti finali a decidere quali pubblicità visualizzare: qualcosa che Google è già in parte in grado di fare oggi sul web, e che qualcuno dunque farà molto presto anche altrove.

Luca Annunziata

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25 06 2008
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