I chatbot AI peggiorano le malattie mentali, l'ennesima conferma

I chatbot AI peggiorano le malattie mentali, l'ennesima conferma

I chatbot come ChatGPT rafforzano i deliri e aggravano depressione, autolesionismo e disturbi alimentari nei pazienti vulnerabili.
I chatbot AI peggiorano le malattie mentali, l'ennesima conferma
I chatbot come ChatGPT rafforzano i deliri e aggravano depressione, autolesionismo e disturbi alimentari nei pazienti vulnerabili.

Un team di psichiatri dell’Università di Aarhus, in Danimarca, ha analizzato le cartelle cliniche di circa 54.000 pazienti danesi con diagnosi di malattia mentale. Hanno identificato ben 181 casi in cui le note cliniche menzionavano l’uso dell’intelligenza artificiale. E guarda caso, l’uso dei chatbot, soprattutto quello intensivo e prolungato, era associato a un peggioramento dei sintomi in decine di pazienti.

Usare i chatbot peggiora deliri e depressione: lo studio che lancia l’allarme

Lo studio, pubblicato sulla rivista Acta Psychiatrica Scandinavica, ha rilevato che lo schema era particolarmente evidente nei pazienti inclini a deliri o episodi maniacali. I ricercatori hanno concluso che i rischi dell’uso dei chatbot possono essere gravi o persino fatali per alcune persone.

Direi che ormai sappiamo abbastanza per affermare che l’uso dei chatbot AI è rischioso se si ha una malattia mentale grave, ha dichiarato il dottor Søren Dinesen Østergaard, lo psichiatra che ha guidato la ricerca, lo stesso che già nel 2023 aveva previsto che i chatbot dal comportamento umano come ChatGPT potessero rafforzare deliri e allucinazioni nelle persone predisposte alla psicosi.

Il problema dell’AI che dà sempre ragione

Il problema di fondo è strutturale. I chatbot hanno una tendenza intrinseca a validare le convinzioni dell’utente, a dargli ragione, a non contraddirlo, a seguire il filo del discorso ovunque porti. Nella vita quotidiana è un difetto fastidioso. Per una persona in crisi psichiatrica è potenzialmente catastrofico. Contribuisce al consolidamento di deliri di grandezza o paranoia.

I chatbot inoltre, sono associati anche all’aggravamento dell’ideazione suicidaria e dell’autolesionismo, di disturbi alimentari, depressione e sintomi ossessivo-compulsivi.

I casi positivi (e perché non bastano)

I ricercatori hanno identificato anche 32 casi in cui l’uso dei chatbot come forma di terapia o compagnia sembrava avere effetti “costruttivi”, alleviando la solitudine o fornendo ai pazienti qualcosa che percepivano come una versione utile della psicoterapia. Ma gli autori dello studio sottolineano che l’uso dell’AI come sostituto di terapeuti umani è un territorio completamente privo di regolamentazione. Trentadue casi positivi su 181 non sono una giustificazione per lasciare tutto com’è.

Le conseguenze nel mondo reale

Le spirali deliranti legate all’uso prolungato dei chatbot non restano confinate allo schermo. Come documentato da diverse inchieste giornalistiche, le conseguenze tangibili includono divorzi, perdita del lavoro, dissesti finanziari, autolesionismo, stalking, ricoveri ospedalieri, incarcerazione e morte. E colpiscono sia persone con storie cliniche di malattie mentali gravi sia individui senza alcun precedente.

Il New York Times ha recentemente intervistato decine di professionisti della salute mentale che hanno confermato di vedere sempre più pazienti con deliri legati all’AI nella loro pratica clinica. OpenAI sta affrontando più di dieci di cause legali relative alla sicurezza degli utenti e ai possibili impatti psicologici dell’uso prolungato di ChatGPT.

Temo che il problema sia più diffuso di quanto la maggior parte delle persone pensi,” ha detto Østergaard. “Nel nostro studio stiamo vedendo solo la punta dell’iceberg, perché abbiamo potuto identificare soltanto i casi descritti nelle cartelle cliniche elettroniche. Ce ne sono probabilmente molti di più che non sono stati rilevati.

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Pubblicato il
2 mar 2026
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