“Chernobyl 1986, disastro, abbandono, rinascita” è la nuova mostra che, fino al 20 settembre 2026 a Milano, racconta gli effetti del disastro nucleare su ambiente, animali e uomini. A ospitarla è il Milan Civic Museum of Natural History. L’iniziativa ha l’obiettivo di coniugare l’analisi scientifica dei fatti e delle conseguenze alla divulgazione e si incentra sugli effetti a lungo termine di questo evento che ha scritto la storia.
La mostra mette in luce le dinamiche che governano la radioecology , concentrandosi sulla complessa relazione tra radiazioni, mutazioni genetiche e l’inaspettato ritorno di numerose specie animali che ora popolano la zona di esclusione, priva di presenza umana.
“L’esposizione esplora uno scenario di immenso interesse ecologico, invitando i visitatori a riflettere su un ipotetico futuro post-apocalittico. Il tragico evento che ha sconvolto il mondo, originatosi dal reattore numero 4 della centrale, ha trasformato l’area circostante in un vasto laboratorio a cielo aperto“, si legge sul sito della Museum Subscription Association.
Gli effetti ambientali del disastro di Chernobyl
La nuova mostra “Chernobyl 1986, disastro, abbandono, rinascita“, già attiva dal 24 giugno 2026, esplora gli effetti ambientali di questo disastro nucleare che ha già compiuto 40 anni. Il tossicologo Bonisoli Alquati ha spiegato che quello che è successo allora è fondamentale per comprendere le nuove tecnologie nucleari e i rischi sottostudiati.
Gli effetti ambientali delle tecnologie nucleari, anche e soprattutto quelle di nuova concezione, sono assolutamente sottostudiati. Comprendere i meccanismi che derivano dalle radiazioni ionizzanti a basso tasso di esposizione è importante per capire quali sono i rischi ad esse associati. Vista la mancanza di studi scientifici sui possibili danni ambientali che potrebbero provocare questi nuovi reattori, in questo momento qualsiasi decisione su un loro eventuale impiego è prematura.
Tornado a Chernobyl, Alquati ha commentato: “Ci sono organismi che sono riusciti a sopravvivere bene, soprattutto considerati alcuni trend demografici, ma molte specie continuano a subire danni a livello genetico e cellulare dovuti alla radiazioni. Abbiamo catturato migliaia di esemplari per studiarne la morfologia, il fenotipo e svolgere analisi genetiche e citologiche, documentando malformazioni a becco, penne (sia su conformazione, sia su colorazione) e zampe, oltre che tumori a becco, ali, addome e apparato riproduttivo. La base genetica rimane da investigare in futuro, ma l’ipotesi è che ci fossero delle mutazioni alla base di queste caratteristiche aberranti“.