Chi è il robot più open-source?

DARwin-OP contro Nao. I companion artificiali si sfidano a colpi di offerte promozionali e personalizzazione estrema

Roma – Camminare, parlare o afferrare un oggetto, non basta più. L’evoluzione dei robot “da compagnia” deve passare attraverso una programmazione totale, che includa l’espansione del software dedicato all’intelligenza artificiale e anche le modifica delle sue parti meccaniche. È l’alba di una nuova specie di robot che si prepara a vivere senza coda e senza cordone ombelicale.

Proprio per questo, il DARwin (Dynamic Anthropomorphic Robot With Intelligence) presentato nel 2004 sta per cambiare pelle. La nuova versione , sempre sviluppata da RoMeLa e Virginia Tech, in collaborazione con una serie di università USA, si presenta come una vera e propria piattaforma modificabile. Può essere nutrito con diversi tipi di software (C++, Python, LabVIEW, MATLAB ecc) caricabili sulla memoria flash da 4GB, ed è assemblato con un design modulare open source.

Anche se i ricambi del DARwin-OP possono essere acquistati dallo shop ufficiale, un utente munito di stampante 3D potrà riparare il robot con le sue stesse mani e plasmare nuovi pezzi via CAD. Il manuale per la fabbricazione e l’assemblaggio sarà disponibile online, gratuitamente.

Con i suoi 8mila dollari di prezzo di listino, il DARwin-OP costa sensibilmente meno del suo principale concorrente, il NAO da 12mila dollari prodotto dalla Aldebaran Robotics . Ma il cugino francese ha appena rilanciato con una ghiotta offerta, riservata agli sviluppatori. Gli appassionati di robotica che vorranno iscriversi al nuovo programma di sviluppo NAO potranno portarsi a casa dev-kit e robot per circa 5.000 dollari. La promozione è però limitata a 200 partecipanti.

Roberto Pulito

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