Chiude la e-bank omosessuale

La Gay and Lesbian Internet Bank era nata nel momento d'oro della new economy puntando su un mercato di nicchia che, però, non l' ha premiata


Pensacola (USA) – Era nata nel momento più brillante della cosiddetta nuova economia e il suo varo aveva alzato non poca polvere, attorniandola fin da subito di una importante pubblicità da parte dei media. Eppure la “Gay and Lesbian Internet Bank” non ce l’ ha fatta e deve chiudere.

La prima e unica banca internet dedicata al mondo omosessuale, e che contava di lucrare su questa caratterizzazione, ha infatti annunciato che entro tre mesi dovrà chiudere le proprie operazioni. In effetti, negli Stati Uniti questa banca è l’unica istituzione finanziaria del suo genere ma il mercato di nicchia a cui si rivolge a quanto pare è troppo ristretto per superare un periodo di congiuntura economica difficilissimo.

Il CEO, chairwoman e fondatrice della G&L Bank , Kay Griffith, ha spiegato ai reporter che nelle scorse ore sono state inviate lettere di preannuncio della chiusura a tutti i titolari di depositi presso la banca, depositi che Griffith ha spiegato “non sono a rischio”. La stessa Griffith si è detta pronta ad agevolare le operazioni di “abbandono” della banca da parte dei correntisti.

A quanto pare in 18 mesi, dal suo lancio nel settembre 1999, l’istituto di credito era riuscito a raccogliere 100 milioni di dollari in depositi, il 25 per cento dei quali da parte di aziende. Ma non è riuscita, stando a Griffith, a investire in attività produttive in modo sufficiente da garantirsi la sopravvivenza.

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  • Anonimo scrive:
    Certi brevetti non possono esistere
    Il "force feedback" è diventato un sistema troppo "generalizzato" per essere brevettato. Questo fatto mi ricorda un pò la vicenda del brevetto sui link richiesto dalla BBC. Non si può brevettare tutto, è assurdo. Se ciò accadesse, si verificherebbe un monopolio anche più grande di quello imposto da Microsoft negli ultimi anni. E monopolio vuol dire speculazione. Il mondo potrà progredire in questo modo?
  • Anonimo scrive:
    Beh ma allora...
    ... le royalties andrebbero a chi ha inventato il vibratore.
  • Anonimo scrive:
    Non hanno inventato un bel nulla...
    ...visto che sistemi di sensibilità artificiale (praticamente la stessa cosa dei joystick force-feedback) sono utilizzati da decenni sugli aerei dotati di dispositivi di guida "fly by wire".Quindi non rompano le scatole con brevetti assurdi.Semmai le royalty potrebbe chiederle Boeing o qualche altra industria aeronautica !!!
    • Anonimo scrive:
      Re: Non hanno inventato un bel nulla...
      Non andare così in alto. Oggetti vibranti per scopi ludici sono anche i vibratori. Quindi anche aziende che producono vibratori potrebbero inc..., pardon, pretendere royalies.
      • Anonimo scrive:
        Re: Non hanno inventato un bel nulla...
        Non si stà chiedendo il pagamento delle roiality per la vibrazione ma per la tecnologia che permette di far vibrare in modo sincrono all'esperienza di gioco. Quindi la immersion potrebbe averne il diritto visto visto che nessuno ha brevettato questa tecnologia. Come vi sembra se vi inventate un motore ad aria però la mercedes che costruisce le macchine lo vende? Ve la prendete in saccoccia perchè non vendereste nulla non avendo il capitale, stessa cosa di immersion. Io gli dò ragione
        • Anonimo scrive:
          Re: Non hanno inventato un bel nulla...
          - Scritto da: Un_Rompi_Scatole
          Non si stà chiedendo il pagamento delle
          roiality per la vibrazione ma per la
          tecnologia che permette di far vibrare in
          modo sincrono all'esperienza di gioco.Visto che siamo pignoli ci riprovo....Device di questo tipo sono già utilizzati da anni oltre che sugli aerei fly by wire anche sui simulatori di volo professionali.
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