Google è intervenuta sulla questione relativa al modello AI da 4 GB scaricato automaticamente da Chrome, finita al centro dell’attenzione negli ultimi giorni. Lo ha fatto per chiarire che non è una novità (avviene da tempo) e che è possibile rimuoverlo facilmente. Vediamo qual è la spiegazione fornita e per quale motivo non mi convince.
Google sul modello AI da 4 GB di Chrome
Anzitutto, il gruppo di Mountain View sottolinea che avviene da un paio d’anni, per supportare l’esecuzione in locale di alcune funzionalità relative all’intelligenza artificiale. Inoltre, il file viene eliminato in automatico se lo spazio su disco diminuisce.
Dal 2024 offriamo Gemini Nano per Chrome come un modello leggero, installato direttamente sul dispositivo. Fornisce importanti funzionalità di sicurezza, come il rilevamento delle frodi e le API per sviluppatori, senza inviare i dati al cloud. Sebbene richieda un po’ di spazio locale sul desktop per funzionare, il modello si disinstalla automaticamente se le risorse del dispositivo sono insufficienti.
Poi, Google chiarisce che di recente ha implementato in Chrome una nuova impostazione utile per rimuoverlo, rimandando alle pagine del supporto ufficiale per saperne di più.
A febbraio abbiamo iniziato a implementare la possibilità per gli utenti di disattivare e rimuovere facilmente il modello direttamente dalle impostazioni di Chrome. Una volta disabilitato, il modello non verrà più scaricato né aggiornato.

In questo caso, qualcosa non torna. Dal controllo eseguito sul mio PC risulta che il modello AI è stato scaricato (per qualche ragione riporta l’1 gennaio 1980 come data dell’ultima modifica), come mostra lo screenshot qui sopra. Tra le Impostazioni, però, alla voce Sistema (chrome://settings/system) non compare alcuna opzione per rimuoverlo. Il browser è aggiornato alla versione 148 appena distribuita.

Ecco cosa succederà. Il clamore suscitato dalla scoperta spingerà Google a fare maggiore chiarezza sulla questione, implementando una funzionalità più accessibile per gestire il download e l’archiviazione dei modelli AI in locale attraverso Chrome. Rimane il fatto che, da quanto emerso, da due anni il browser occupa 4 GB di memoria interna all’insaputa dell’utente, senza comunicarlo in modo chiaro. Non il massimo della trasparenza.